La Ragioneria frena Madia: i prepensionamenti costano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Aprile 2014 8:47 | Ultimo aggiornamento: 3 Aprile 2014 8:47
Madia

Madia

ROMA – “Il prepensionamento di dipendenti pubblici, da sostituire con nuovi assunti, avrebbe un costo perché lo Stato dovrebbe pagare una pensione, uno stipendio, gli effetti del prepensionamento e la buonuscita”, è la ragioneria a frenare il ministro della Pubblica Amministrazione Madia.

L’articolo del Sole 24 Ore:

Nello stesso giorno in cui il ministro Maria Anna Madia illustrava alla Camera la sua ipotesi di “staffetta generazionale” nella Pa, inserita nelle linee programmatiche del Governo in materia di pubblico impiego, l’ispettore generale per la spesa sociale della Ragioneria, Francesco Massicci, in un’audizione davanti alla Commissione di vigilanza sugli enti previdenziali ha chiarito, sia pure indirettamente, che l’operazione avrebbe un costo. Se si manda via una figura «diventata obsoleta, che non si deve rimpiazzare», il costo «è neutrale», è stato il ragionamento di Massicci, perché lo stipendio si trasforma in pensione. «Ma la condizione viene meno se viene mandata via una figura che dev’essere sostituita». Una riflessione da non interpretare come risposta diretta al progetto Madia, anche perché c’è un gruppo di lavoro aperto sul dossier cui partecipano, oltre al ministero della Pa, quello del Lavoro, l’Inps e la stessa Ragioneria generale dello Stato. «Non faremo nulla senza di loro o contro di loro» ha detto il ministro precisando che l’ipotesi di un turn over «tre a uno è solo un esempio che ho fatto per far capire le persone».
Il problema che si vuole affrontare è quello dell svecchiamento del pubblico impiego perché, ha aggiunto Madia, «abbiamo troppe alte qualifiche anziane e dobbiamo riaprire il turn over, facendo entrare meno persone con qualifiche diverse». Si vedrà.
Ieri intanto l’Istat ha diffuso il consueto report sulle pensioni . Anche nel 2012 la spesa previdenziale misurata dall’Istituto di statistica, che comprende tutte le prestazioni Inps, le rendite Inail e le pensioni pagate dalla casse privatizzate, è risultata in aumento. Il gradino è dell’1,8% rispetto all’anno precedente, e la sua incidenza sul Pil è cresciuta di 0,45 punti percentuali (dal 16,83% del 2011 al 17,28% del 2012). In termini finanziari l’aggregato, leggermente sovrastimato rispetto ai numeri del bilancio Inps, è di 270,7 miliardi e non incorpora, se non in minima parte, i primi effetti della riforma Fornero del novembre-dicembre 2011. Effetti che invece dovrebbero iniziare ad emergere dalla Relazione Inps sull’anno 2013, che verrà presentata dal commissario straordinario, Vittorio Conti, il 10 luglio. Nel 2012 l’importo medio annuo degli assegni è stato pari a 11.482 euro, 253 euro in più rispetto al 2011 (+2,3%), da qui l’aumento della spesa complessiva nonostante la diminuzione dei trattamenti in pagamento (-0,5%).
Guardando alla distribuzione dei redditi tra pensionati si ritrova la consueta piramide con la larga base di quattro pensionati su dieci che incassa meno di mille euro al mese (sette milioni di titolari). Il 33,9% delle pensioni è di importo mensile inferiore a 500 euro (l’11,2% sulla spesa ) e una quota analoga (33,3%) raggruppa le prestazioni con importo tra i 500 e i mille euro. Al crescere degli importi crolla il numero degli assegni: si passa dal 22,4% dei trattamenti di importo compreso tra 1.000 e 2.000 euro, al 2,9% di quelli che superano i 3mila euro mensili (il 13,4% della spesa complessiva).