Libero: “Beppe Grillo allo spiedo”: prime pagine e rassegna stampa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Maggio 2013 8:32 | Ultimo aggiornamento: 21 Maggio 2013 9:03

Il Corriere della Sera: “È un caso la legge anti Grillo”. Basso merito, zero ambizioni. Editoriale di Giuseppe De Rita:

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“C’è stato un tempo felice in cui tutto il corpo sociale viveva di impulsi politici. Dalla fine della guerra fino al crollo della Prima Repubblica la vita di tutti era segnata dal primato della politica: dal primato delle grandi ideologie dell’epoca (comunismo, liberismo, corporativismo, dottrina cattolica); dal primato della dialettica fra i sistemi geopolitici (mondo occidentale, mondo arretrato, Paesi cosiddetti non allineati); dal primato anche quotidiano di scontri sociali e mobilitazioni di classe. Tutto era politica.
Ma, al di là della forte ruvidezza conflittuale di quegli anni, la politica non ci dispiaceva, perché ci trasmetteva un messaggio comune: crescete, andate avanti, salite la scala sociale, diventate altro da quello che siete. Ci spingevano a tale dinamica coloro che esaltavano le lotte operaie come coloro che coltivavano l’ampliamento del ceto medio; coloro che speravano nella potenza politica dei braccianti come coloro che trasformavano i braccianti in coltivatori diretti, cioè in piccoli imprenditori; coloro che spingevano per dare spazio a più ampie generazioni studentesche come coloro che coltivavano le alte professionalità industriali; coloro che predicavano il politeismo dei consumi come coloro che richiamavano alla sobrietà dei comportamenti. Gli obiettivi e i conflitti della politica erano tanti, ma l’anima era unica: «Crescete e salite i gradini della scala sociale». Ed era verosimilmente per questo incitamento alla mobilità che la politica piaceva.”

Puntata sui soldi guadagnati dal blog Gabanelli nel mirino dopo le quirinarie. Articolo di Angela Frenda:

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“Milena Gabanelli manda su tutte le furie i cinquestelle. Militanti, infiltrati o simpatizzanti del M5S attaccano la conduttrice di «Report» per la puntata dell’altro ieri. Gabanelli, prima nelle quirinarie (le primarie online dei cinquestelle per l’indicazione del loro candidato alla presidenza della Repubblica), ha infatti posto loro due domande, forse inattese: «Che fine fanno i proventi del blog di Beppe Grillo» e «quanto guadagna la Casaleggio associati dalla pubblicità sul sito». Poi un invito: «Con tre milioni di disoccupati smettetela di parlare di scontrini», riferendosi alle polemiche interne sulla diaria. Tanto è bastato per aprire un acceso dibattito sul sito del leader M5S. Nei commenti ci sono infatti numerose domande di chiarimento e non poche offese a Gabanelli. I due aggettivi più usati? «Ingrata» e «traditrice», ma c’è anche chi chiede di rispondere alle domande. «L’unica risposta da dare alla Gabanelli è che la linea politica M5S non la decide sicuramente lei…», ha scritto Michele da Rimini. «La Gabanelli è stata richiamata all’ordine dal padrone PD-L», aggiunge Rosario R.”

Quei regali involontari. La nota politica di Massimo Franco:

“E se anche l’intenzione non è quella di boicottare Grillo, il disegno di legge di Luigi Zanda e Anna Finocchiaro sta avendo un unico risultato: mostrare un Partito democratico spaventato dalla fioritura di gruppi politici che erodono anche il suo elettorato; e tentato di combatterli con una risposta più burocratica che politica. L’idea ha il demerito di essere percepita come un gesto insieme di debolezza e di prepotenza. Non è chiaro, infatti, il motivo che giustifica proprio adesso una norma per l’attuazione di un articolo della Carta fondamentale lasciato in sonno per oltre sessant’anni. La risposta del Pd è piccata. «L’interpretazione» secondo la quale l’iniziativa serve a «bloccare e andare contro i movimenti è una forzatura deformante», replica il partito in una nota ufficiale.
Di più, nasconderebbe «un’operazione di disinformazione». Il vero obiettivo, si fa presente, sarebbe quello di introdurre meccanismi che garantiscano partecipazione e trasparenza. E si addita il proprio modello di scelta dei gruppi dirigenti. Ma l’impressione è che la risposta non basterà a togliere a Grillo un’occasione ghiotta di polemica con una forza politica alla quale conta di sottrarre altri consensi. E non solo perché con le sue crepe il Pd appare un modello a dir poco controverso. Il problema è la pretesa, discutibile in sé, di obbligare i movimenti a registrarsi per partecipare al voto e ottenere finanziamenti. «Il Movimento 5 Stelle non è un partito, non intende diventarlo e non può essere costretto a farlo», scrive Grillo sul suo blog.

Piano del lavoro, si parte dai contratti a termine. Scrive Lorenzo Salvia:

“Le imprese che premono per la semplificazione dei contratti a termine, irrigiditi dalla riforma Fornero. I sindacati che chiedono di ridurre le tasse non solo sulle aziende che assumono ma anche su lavoratori e pensionati. Ridotte all’osso saranno queste le posizioni che il ministro del Lavoro Enrico Giovannini si troverà domani dall’altra parte del tavolo nell’inconto fissato con le parti sociali per discutere il pacchetto di misure allo studio su occupazione e welfare. Resta l’ipotesi di dividere in due l’intervento con un decreto legge da fare subito per rendere più flessibili i contatti a termine con misure a costo zero. E in un secondo momento il resto delle misure, dalle pensioni alla staffetta generazionale, da approfondire nel confronto con imprese e sindacati e in attesa della decisione di Bruxelles sull’utilizzo dei fondi europei e sullo scorporo degli investimenti dal calcolo del deficit.
In attesa delle decisioni del governo, sull’economia italiana continuano a piovere numeri pesanti: l’Ires, l’istituto di ricerche della Cgil, dice che le persone in difficoltà sfiorano i 9 milioni: più di 4 milioni e mezzo tra disoccupati, cassa integrati e scoraggiati (cioè quelli che un lavoro nemmeno lo cercano più), altri 4 milioni e rotti tra precari e lavoratori con un part time non scelto ma subìto.
L’Istat registra a marzo un altro calo del fatturato dell’industria, il quindicesimo di fila con un crollo nell’ultimo anno arrivato al 7,6%.”

La prima pagina de La Repubblica: “Renzi: legge elettorale e poi voto.”

La Stampa: “Regole del voto, lite Pd-Grillo.” L’autogol che aiuta l’antipolitica. Editoriale di Michele Brambilla:

“Abbiamo più volte sottolineato – e continueremo a farlo – gli eccessi dell’antipolitica, i suoi qualunquismi e i suoi moralismi, il suo giacobinismo fanatico e il suo furor cieco, la facile demagogia e la tragicomica ossessione del complotto. Ma c’è qualcosa che nonostante tutto continua a dare, a questa antipolitica rabbiosa e urlante, fiato e ragion d’esistere: ed è la politica.”

Balo e Buu. Il Buongiorno di Massimo Gramellini:

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“Vorrei la pelle nera per potermi concedere il lusso di ripetere le parole pronunciate ieri a Torino dalla ministra Kyenge, che con equilibrio encomiabile ha scollegato i fischi a Balotelli dalla questione ben più seria del razzismo. Persino un buonista politicamente corretto come me desidererebbe ogni tanto che il centravanti della Nazionale fosse biondo con gli occhi azzurri per poterlo mandare senza sensi di colpa a quel paese. (Anche se, e non bisogna mai dimenticarlo, a un biondo con gli occhi azzurri nessuno indirizzerebbe certi buu). Capisco il trauma della sua infanzia e le ferite sottili dell’adolescenza, quando la famiglia adottiva gli organizzava feste con gli amichetti e lui spariva in camera sua a sfasciare giocattoli, traboccante di rabbia esibizionista nei confronti di un mondo che lo considerava diverso.”

La prima pagina de Il Fatto Quotidiano: “Idea Pd: altro che Caimano. Ineleggibili i Cinque Stelle.” L’epifania. Editoriale di Marco Travaglio:

“Domani la giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera deve votare pro o contro l’immunità-impunità per B. in quattro processi, uno penale e tre civili, nati da altrettante denunce presentate da persone da lui infangate nella scorsa legislatura, quand’era ancora deputato. E la prossima settimana si riunirà finalmente la giunta per le elezioni del Senato per decidere sulla eleggibilità o meno di decine di neosenatori sui quali gravano diversi profili di incompatibilità, fra cui B., titolare con Mediaset delle concessioni televisive pubbliche e dunque ineleggibile in base alla legge 361 / 1957. In tutte le votazioni il Pd è decisivo: alla Camera, perché con Sel ha la maggioranza assoluta grazie al premio-Porcellum; al Senato, perché è il gruppo più rappresentato e, pur non arrivando alla maggioranza, può ampiamente superarla con i 5 Stelle, che han già annunciato il loro voto per l’ineleggibilità di B. Dunque, entro una decina di giorni, se il Pd farà ciò che si aspettano i suoi elettori”.

Il Giornale: “Giù le mani dall’Iva”. Lo scacco al Quirinale è la fine della giustizia. Editoriale di Vittorio Macioce:

È scacco al re. Non è decisivo. Non è matto. Non è un finale di partita. È pe­rò il segno di un attacco, preciso, pa­ziente, che punta a rendere l’uomo che è tornato ad occupare la casella del Quiri­nale più fragile. Tutto porta di nuovo a Paler­mo, ventre oscuro di questa battaglia politica. È la trattativa Stato-mafia. Sono le ombre del ’92. È la Procura di Palermo che sposta i suoi pezzi e apre un passaggio che porta a Napolita­no. È la rivincita della partita sulle intercetta­zioni, quelle che il capo dello Stato nella versio­ne 1.0 aveva vinto, con una sentenza della Cor­te Costituzionale: vanno distrutte (e chissà se ce n’è ancora memoria,magari ad Aosta).Si ri­comincia. La Procura chiama Napolitano co­me testimone. Lo vogliono a Palermo. In aula. Dentro il processo. Si può fare? La questione è tutta qui. Non è mai successo. Nessun presi­dente della repubblica ha mai messo piede in tribunale. Non è solo una questione di forma, di rispetto o di protocollo. È per non delegitti­mare quel ruolo, per non svilirlo. Un capo del­lo Stato in tribunale, perfino come testimone, perde spessore,diventa vuoto”.