“L’Italia è un campo profughi”, Filippo Facci su Libero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 settembre 2014 8:48 | Ultimo aggiornamento: 22 settembre 2014 8:53
L'Italia è un campo profughi

La prima pagina di Libero

ROMA – “L’Italia è un campo profughi” titola Libero in un articolo a firma di Filippo Facci, che continua: “La caotica gestione della incessante massa di arrivi sta riempiendo di tensione e violenza le strade delle nostre città, dove i delinquenti si mescolano ai rifugiati. E Milano, tra tendopoli e Stazione centrale assediata, sembra Lampedusa”.

Nelle città italiane non è in aumento il numero complessivo dei reati e degli omicidi: ma è in aumento, paradossalmente, la violenza, la tensione, il degrado, i crimini degli stranieri, soprattutto la percezione del pericolo per le strade del centro e delle periferie. Prima ancora di dividersi sulle politiche di accoglienza da seguire – locali o nazionali o europee – andrebbe ammesso perlomeno questo: che la situazione si è fatta veramente critica, problematica, preoccupante, mettetela come volete, resta il fatto che questa percezione è già ben nota a tanti cittadini ma sembra meno compresa dalla classe dirigente che dovrebbe occuparsene. Quello che Libero propone in queste pagine non è un censimento dei profughi siriani in Italia (veri, presunti e falsi) e nemmeno un listino degli omicidi o della cronaca nera che avvolge il Paese: sono esempi di un marasma in cui si rischia di non cogliere più le dovute differenze, e la vera intolleranza rischia di cominciare da qui. I due albanesi trucidati a Milano, durante una sparatoria che ha terrorizzato un intero quartiere in un’atmosfera da Far West, rischiano di sovrapporsi al pakistano che l’altra notte è stato ammazzato a Torpignattara, a Roma.

Le immagini dei bambini siriani che dormono per terra alla Stazione Centrale (e che qualcuno ha osato fotografare, il problema sembra questo) rischiano di fare tutt’uno con la concentrazione di profughi eritrei che un chilometro più in là, a Porta Venezia, aumentano a botte di 80/90 al giorno. Milano, a forza di tendopoli, sta diventando un campeggio al pari di tanti altri snodi del Paese che fungono da punti di passaggio per i migranti, i quali vengono ospitati e poi smistati in altri centri di accoglienza o se ne partono verso altri paesi europei (alcuni per davvero, altri lo dicono e basta) in un clima di eterna provvisorietà in cui i falsi profughi e i veri criminali hanno gioco facile. Famiglie con bambini in fuga da guerre e persecuzioni si mischiano a professionisti della malvivenza che si dicono profughi da vent’anni, a seconda delle guerre che sono in corso per il mondo. L’abbiamo scritto: in Veneto arrivano a colpi di 300-500 al giorno, solo mercoledì ne sono sbarcati 900 a Reggio Calabria, diretti a Nord, il Palasharp di Milano è ormai un palazzetto-accoglienza, al parco di Bresso ne passano un centinaio a notte, le strutture non bastano mai, e in Veneto, che per molti è solo terra di passaggio ma per altri è un improbabile bengodi, i nuovi arrivi di immigrati o profughi sono nell’ordine delle 150mila unità. Tanti amministratori locali, peraltro, non hanno nessuna voglia di requisire immobili per ospitare disperati e quindi sopperire alle mancanze di chi ha voluto l’operazione Mare Nostrum. La prospettiva di terrificanti campi-profughi, insomma, è dietro l’angolo.

Ci sono poliziotti e loro sindacati che già manifestano contro «questure trasformate in Cie per l’identificazione dei profughi» senza contare che al Brennero, dove si accodano i tanti diretti nei paesi del Nord, non mancano respingimenti come quelli che l’Austria riserva anche a siriani e eritrei e irakeni: tutti rispediti in Italia dopo una breve assistenza. «Milano come Lampedusa» era il titolo di un dossier preparato nel luglio scorso da Pierfrancesco Majorino, assessore al Welfare inutilmente fumantino che voleva polemizzare con la Regione e col ministro dell’Interno, tutta gente di diversa casacca politica. Forse Majorino pensava che quella titolazione, «Milano come Lampedusa», non gli sarebbe ritornata addosso, e che le vergogne di Milano, indipendentemente dalle colpe, non si sarebbero riflesse anche su chi la amministra (…)