Marco Travaglio. Meredith Kercher, 5 domande: se nella stanza del delitto c’erano solo…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 marzo 2015 9:24 | Ultimo aggiornamento: 29 marzo 2015 9:24
Marco Travaglio. Meredith Kercher, 5 domande: se nella stanza del delitto c'erano solo...

Meredith Kercher. Marco Travaglio: perché Amanda Knox accusò il nero sbagliato del delitto? Se era innocente…

ROMA – Chi ha ucciso Meredith Kercher, si chiede Marco Travaglio sul Fatto di domenica 29 marzo 2015, se:

1. nella camera di Meredith Kercher c’erano tracce solo di Rudy Guede, di Amanda Knox (il suo Dna sul coltello) e di Raffaele Sollecito (il suo Dna sul gancetto)?

2. il processo a Rudy Guede ha accertato che il suo ingresso nell’alloggio fu “favorito da Amanda” Knox?

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3.  Amanda Knox, quando nessuno ancora sapeva nulla dell’esistenza di Rudy, descrisse l’omicidio attribuendolo a Patrick Lumumba, il “nero sbagliato” (“ricordo confusamente che Patrick ha ucciso Meredith”), e fu perciò condannata definitivamente a 3 anni per calunnia? Se lei non era lì, che ne sapeva del delitto e dell’assassino? E, se lei non c’entra, perché calunniare un innocente?

4. nessun giudice ha mai pensato che Rudy Guede, nero della costa d’avorio e non bianco come gli altri due imputati, in carcere condannato a 16 anni perché colpevole di “concorso in omicidio commesso da altri”, fosse solo soletto sulla scena del delitto?

5. Meredith Kercher non si è uccisa con le sue mani?

L’assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito in Cassazione, scrive Marco Travaglio,

“ha innescato commenti demenziali sul delitto di Meredith Kercher: pare quasi che, 8 anni fa a Perugia, la studentessa inglese si sia suicidata. O che l’unico condannato (a 16 anni con lo sconto del rito abbreviato), il giovane ivoriano Rudy Guede, tuttora detenuto perché colpevole di “concorso in omicidio commesso da altri”, fosse solo soletto sulla scena del delitto”.

Interrogandosi sulle motivazioni della sentenza, Marco Travaglio si sente certo di quello che i giudici della Corte di Cassazione

“non potranno scrivere: che Amanda e Raffaele non c’entrino nulla con quel caso, o che gli inquirenti abbiano preso un abbaglio con un duplice scambio di persona, mettendo in carcere due estranei e tenendoceli per 4 anni. Probabilmente si limiteranno a dire che le prove ritenute sufficienti dalla Corte d’Assise di Perugia (2 giudici togati e 6 popolari) che li condannò, dalla Corte di Cassazione (5 togati) che annullò la loro assoluzione in appello e dalla Corte d’Assise d’appello di Firenze (2 togati e 6 popolari) che li ricondannò,sono per loro insufficienti.

Siccome per convenzione l’ultimo verdetto è quello buono, la verità processuale si ferma qui. Il che non vuol dire che questa (fondata sulle prove certe e legittimamente raccolte) collimi con la verità dei fatti (che di solito è molto più vasta, ma spesso indimostrabile), né che le sentenze precedenti siano sbagliate.
Ciascuno poi, se conosce le carte, è libero di pensare che Meredith Kercher l’abbiano uccisa Amanda Knox, Raffaele Sollecito  e Rudy Guede (come dicono ben 35 giudici in 6 sentenze: primo grado, secondo appello e prima Cassazione sui due ex fidanzatini, più le tre emesse su Guede dal gup, dalla Corte d’assise d’appello e dalla Cassazione), oppure Rudy con altri due Mister X (come pare desumersi dai due soli verdetti favorevoli, scritti da 13 giudici: il primo appello e la seconda Cassazione).

Se una sezione di Cassazione dice che Amanda e Raffaele sono gli assassini e un’altra che le prove non bastano a dichiararli tali, non è che una è più Cassazione dell’altra: semplicemente hanno valutato diversamente gli indizi, come sempre avviene nei processi indiziari, cioè privi della prova schiacciante, la cosiddetta “pistola fumante”. Il risultato finale lo conosciamo e ne dobbiamo prendere atto: Guede condannato, Sollecito e Knox assolti. Ma siamo liberissimi di pensare, volendo, che si tratti di un errore giudiziario (lo è anche l’assoluzione di un colpevole, non solo la condanna di un innocente). Oppure che sia un verdetto giusto (non si condanna se non “oltre ogni ragionevole dubbio”).

Ma solo perché l’insufficienza di prove dipende dalla scarsa bravura degli inquirenti nel trovarle, o dall’abilità degli assolti a nasconderle e a tappare la bocca ai complici e ai testimoni. Questo è l’atteggiamento corretto e laico che si dovrebbe tenere alla fine di un processo indiziario.

Diversi indizi facevano ritenere gli imputati colpevoli, altri facevano dubitare che lo fossero: il classico bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, rimesso alla discrezionalità dei giudici. La stragrande maggioranza di essi ha deciso per il mezzo pieno, la minoranza per quello vuoto, che ha prevalso solo perché ha convinto gli ultimi. Con l’“aiuto”, va detto, delle incredibili pressioni americane (chissà se il povero Guede sarebbe dentro a espiare la pena da solo per un delitto commesso con altri, se anziché un nero ivoriano fosse anche lui un bianco targato Usa).

Chi poi sostiene che Amanda Knox e Raffaele Sollecito non andavano neppure processati non sa quel che dice. Le indagini della Scientifica e le ultime perizie sul coltello e sul gancetto del reggiseno della vittima, il memoriale scritto da Amanda e poi rimangiato, le mezze parole di Guede “chiamavano” la Knox e Sollecito sulla scena del delitto.

Altrimenti perché Amanda, nel primo interrogatorio senza difensore, quando nessuno ancora sapeva nulla dell’esistenza di Rudy, descrisse l’omicidio attribuendolo a Patrick Lumumba, il “nero sbagliato” (“ricordo confusamente che Patrick ha ucciso Meredith”), e fu perciò condannata definitivamente a 3 anni per calunnia? Se lei non era lì, che ne sapeva del delitto e dell’assassino? E, se lei non c’entra, perché calunniare un innocente?

Perché Raffaele mentì sull’alibi della fidanzata (“quella sera Amanda dormì a casa mia”), subito sbugiardato da vari testi?

E chi sono i complici di Rudy, visto che nella stanza di Meredith Kercher c’erano tracce solo di Rudy Guede, di Amanda Knox (il suo Dna sul coltello) e di Raffaele Sollecito (il suo Dna sul gancetto) e che il processo a Rudy Guede ha accertato che il suo ingresso nell’alloggio fu “favorito da Amanda”?

Gli indizi, anche scientifici, che han tenuto in carcere i due non li ha valutati solo la Procura: li hanno confermati un Gup, 9 giudici di tre diversi Riesami e 5 di Cassazione. Se la Procura avesse messo in cassaforte la confessione di Amanda Knox, scovando un avvocato d’ufficio la notte in cui sapeva tutto e accusava Patrick prima di chiudersi a riccio, anziché continuare a sentirla senza difensore e rendere così inutilizzabile quel verbale, forse oggi racconteremmo un’altra storia. Idem se Rudy Guede avesse parlato chiaro.

Quindi, per favore, si prenda atto dell’assoluzione. Ma nessun processo alla giustizia italiana, tanto meno dagli Usa: lì, dopo la prima condanna, buttano la chiave. Noi invece facciamo i processi in nome del popolo italiano con tanto di giuria popolare, poi li rifacciamo in nome di un altro popolo italiano, e ci concediamo pure il lusso di due verdetti (contrastanti) di Cassazione. Quindi, anziché vaneggiare di ingiustizie da risarcire, è il caso di frenare le isterie – come peraltro fanno saggiamente gli avvocati difensori – e accontentarsi. Qui gli unici da risarcire sono la buonanima di Meredith Kercher e la sua povera famiglia”.