Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “La Supercàmpola”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Settembre 2015 8:35 | Ultimo aggiornamento: 3 Settembre 2015 8:35
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "La Supercàmpola"

Antonio Campo Dall’Orto (LaPresse)

ROMA – “La Supercàmpola” è il titolo dell’editoriale a firma di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano di giovedì 3 settembre.

Ci eravamo appena riavuti dalla luttuosa costernazione per l’ennesimo – e per fortuna ultimo – rovescio di Johnny Riotta col suo memorabile 47 35 Parallelo Italia, ed ecco l’occhio cadere sulla “prima intervista da direttore generale della Rai” di Antonio Campo Dall’Orto. Il fatto che sia stata rilasciata a Claudio Cerasa, direttore del Foglio, non è casuale: nel titolo si scopre che CDO vuole “superare la dittatura degli ascolti” e, già che c’è, ha cominciato superando quella delle tirature. L’incipit è da standing ovation: “Avete presente Arrigo Sacchi?”. In 466 righe di intervista questa è l’unica frase di senso compiuto. Il resto è un tragicomico, ancorché encomiabile, sforzo di Cerasa di tradurre in italiano le supercazzole di CDO, il quale a sua volta cela mette tutta per capire qualcosa di quel che sta dicendo, purtroppo invano.

Il traduttore purtroppo è ancora in ferie. Ma dicevamo di Sacchi. CDO lo usa per fargli dire che “una squadra che funziona è quella che mette insieme talento e organizzazione, ma senza organizzazione il talento rischia di non essere determinante”. Perbacco. “Ecco, vorrei partire da qui: dallo schema di gioco, dalla missione: dei nomi, dei talenti, che pure saranno decisivi, ci occuperemo più avanti”. Massì, tanto c’è tempo. “Prima di tutto il metodo senza il quale non si può capire come dovrà essere la formazione, l’undici titolare scelto dall’allenatore”. Tutto chiaro? Mica tanto, infatti CDO precisa: “Mi spiego meglio”. Solo che poi non lo fa: “Quando parlo di discontinuità per la Rai parlo di un concetto semplice”. È una parola: “Per non essere troppo astratto le faccio un esempio concreto”. Daje: “Vede quello schermo? Bene. La Rai, oggi, tende a identificare la sua missione solamente con quello schermo”, come se l’“unica finalità” fosse “andare in onda su quello schermo”. In effetti, trattandosi di un gruppo televisivo, lo scopo parrebbe proprio quello. Invece no, errore: “Dobbiamo trasformare la Rai da broadcastam e dia company”, con “un grande progetto di digitalizzazione culturale per permetterle di diventare un riferimento rispetto ai comportamenti e ai linguaggi contemporanei”.

Ah ecco. “Provo a spiegarmi ancora meglio”. Ancora? Ma no, dai, è tutto così chiaro! Niente, CDO si spiega ancora meglio: “Io vorrei rovesciare il ragionamento, focalizzando ancor più l’attenzione al ruolo di editore pubblico che genera contenuto rilevante per poi valutare al meglio tutte le opportunità distributive”. Corbezzoli: un libro stam-pato (…)