Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Vita dei Giuliani Amati/2”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Gennaio 2015 8:12 | Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio 2015 8:12
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "Vita dei Giuliani Amati/2"

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Vita dei Giuliani Amati/2”

ROMA – “Nella Torino dei primi anni 80 il professorino Giuliano Amato – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano – che Giampaolo Pansa ed Eugenio Scalfari chiamano il Dottor Sottile per l’affilatezza delle sue tesi giuridiche e del suo fisico da roditore, può permettersi di fare l’intellettuale socialista”.

L’articolo di Marco Travaglio: Tanto, a occuparsi delle prosaiche cose di questo mondo, comprese le faccende di vil danaro, provvedono per lui i capatàz della sinistra del Psi subalpino. Il Cartòfago. Li abbiamo già visti all’opera nella raccolta dei finanziamenti da un miliardo di lire per fargli conquistare nel 1983 il suo primo seggio da deputato. Uno è Francesco Coda-Zabet, profumiere e ras delle tessere, che si vanta spesso di riuscire, volendo, a “far eleggere una pompa di benzina”. È detto “il cartofago”, per l’abilità con cui a un congresso riuscì a mangiarsi la lista dei candidati di opposizione per levarseli di torno. L’altro è l’assessore ai Trasporti Giuseppe Rolando, che di lì a poco finisce in carcere per le mazzette sui “semafori intelligenti”: la Guardia di Finanza gli trova addosso un pacco di assegni scoperti e, intercettandogli il telefono, ascolta più di un accenno ai rapporti fra lui, Coda e Amato. Anche Coda-Zabet finisce dentro nel 1987 (verrà poi assolto), per un giro di tangenti sugli appalti ospedalieri (…) Il Cavaliere potrebbe seguitare a trasmettere i programmi (tutti registrati su appositi nastri, le famose “pizze”) a orari scaglionati sulle sue varie emittenti locali consorziate nei network Canale 5, Rete 4 e Italia 1. Invece decide di oscurarle del tutto, per poter dare la colpa ai giudici “comunisti” e chiamare il popolo dei Puffi e delle telenovelas alla rivolta contro l’illiberale tentativo di applicare una legge dello Stato (nella fattispecie: una sentenza della Corte costituzionale). Il presidente del Consiglio Craxi, in quel momento in visita ufficiale a Londra, annulla l’appuntamento con Margaret Thatcher e torna precipitosamente a Roma per varare in tutta fretta un apposito decreto legge (il “decreto Berlusconi”) per risolvere politicamente la questione, vanificando il provvedimento della magistratura. E legalizzando ex post l’illegalità. E anticipando di tre giorni la convocazione del Consiglio dei ministri (che si riunisce di sabato) in seduta straordinaria: mai vista tanta urgenza, nemmeno per l’alluvione del Polesine e i terremoti in Belice, Friuli e Irpinia. L’estensore della legge vergogna pro B. – la prima di una lunga serie – è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giuliano Amato.