Matteo Richetti (Pd): “Pochi gli 80 €? Sindacati rinuncino alle loro trattenute”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 luglio 2014 12:30 | Ultimo aggiornamento: 4 luglio 2014 12:30
Matteo Richetti (Pd): "Pochi gli 80 €? Sindacati rinuncino alle loro trattenute"

Matteo Richetti (LaPresse)

ROMA – Quando il deputato Pd Matteo Richetti sale su L’Abitacolo, la trasmissione della web tv di Libero, si inizia scherzando. Viene naturale scherzare: Richetti è uno dei pochi politici ad avere una sincerità e un’immediatezza che trasmettono simpatia. Doti rare, eppure mastica anche politica. In questo viaggio-intervista parla anche di temi che urticano la sinistra. E sfida i sindacati a cedere un po’ di presa raddoppiando gli 80 euro fin qui dati. Come? Rinunciando ai loro prelievi sindacali, e ai contributi alla miriade di enti bilaterali sulle cui poltrone comodamente siedono.

L’intervista di Franco Bechis su Libero:

Richetti, lei è il solo renziano a non avere ottenuto una poltrona, lo sa?

(ride) «Diciamo che il rapporto con Renzi è nato, oltre che su una amicizia, su una intesa politica vera, fin dalla preparazione delle prime Leopolde. Anche per questo non mi pesa la mancanza di ruolo. Sono deputato, lavoro in commissione affari costituzionali, seguo le riforme. Forse sono anche una delle persone più chiamate a raccontare al Paese l’esperienza di quello che stiamo facendo. Il mio ruolo è questo, e ci sto bene dentro. Perché dovrei lamentarmi?».

Perché in politica si fa così. Chiunque altro nei panni suoi oggi porterebbe il broncio a Renzi, no?

«Spesso avviene questo. Si misura il percorso personale in termini di ruolo ricevuto. Non è il mio punto di vista. Io sono sinceramente a fianco di Matteo, anche se questo lavoro non si sostanzia con un incarico formale né al partito né al governo.Riesco a dare una mano lo stesso…».

A fare cosa? Renzi è uno straordinario parolaio, ma quanto al fare…

(ride di nuovo) «Ma no, non è così. E dico di più: Matteo non è cambiato proprio, è lo stesso di sempre. Ho visto Romano Prodi ed Enrico Letta andare a palazzo Chigi e li ho visti cambiare molto una volta entrati a palazzo. Perfino in termini di approccio e di linguaggio. Ma non è vero che Renzi sia inconcludente. Anche in Europa. Lì ha detto che non accetteremo più minacce del tipo: “o fate questa cosa, o vi mandiamo la Troika…”».

Sempre parole sono…

«No, mettere i bisogni reali della gente davanti alla ragioneria è molto concreto. Un comune può fare un investimento? Quell’investimento produce lavoro per un’impresa? Quell’impresa produce occupazione? Allora quell’investimento va fatto. È molto concreto…».

Si può anche dire all’Europa. Ma tanto non ti ascoltano.

«Non possono dirci a lungo tu non puoi fare. La fiducia o si concretizza in qualcosa, o si perde. Se deprimono la possibile fiducia italiana, sono guai per l’Europa».

Questo lo chiediamo all’Europa, ma Renzi che fa?

«Ha fatto: il decreto sugli 80 euro. La riforma del lavoro, quella della pubblica amministrazione. In modo molto pragmatico. Noi qualunque opportunità ci sia di non lasciare la gente con le mani in mano, la dobbiamo prendere. Cerchiamo di fare fare insieme una scommessa a lavoratori e imprese. E capisco che siano concetti un po’ lontani per la sinistra tradizionale, che non comprende…».

Non comprendo nemmeno io. Guardi che la situazione nonè così idilliaca. Le imprese chiedono di abbattere il costo del lavoro non per assumere, ma per evitare di licenziarne tanti…

«Vero, lo vedo bene nel distretto della ceramica di Modena dove vivo. Le imprese hanno magazzini a cielo aperto pieni, e non si pongono nemmeno il problema di assumere qualcuno… ».

Appunto…

«Ed è con questo realismo però che si è scelta la filosofia degli 80 euro in busta paga. Serviva a mettere un po’ di fiducia e sicurezza in circolo, la possibilità di avere un po’ di prospettiva sul futuro. Magari a pensare a rifare il bagno, o il rivestimento che non hai fatto in questi anni… ».

Solo che invece gli 80 euro non li spendono. Sono troppo pochi per rifare il bagno, e servono da parte perché non si sa che ci aspetta…

«Infatti bisognerebbe raddoppiarli. Non il governo. Sarebbe importante lo facessero sindacati e in parte pure Confindustria. Ma sapete quanto della paga di un lavoratore è assorbita da bilateralità, concertazione, prelievi sindacali, enti di formazione? Quelli sono soldi che non vanno allo Stato né al lavoratore. Vanno tutti ad enti dove siedono sindacati e qualche rappresentante di Confindustria. Con i loro soldi si possono dare 150 euro invece che 80, e magari pagare la vacanza o la macchina».