Maurizio Belpietro su Libero: “Questa sinistra è solo chiacchiere e tasse a casaccio”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Ottobre 2013 - 13:54 OLTRE 6 MESI FA
Maurizio Belpietro su Libero: "Questa sinistra è solo chiacchiere e tasse a casaccio"

Maurizio Belpietro su Libero: “Questa sinistra è solo chiacchiere e tasse a casaccio”

ROMA – Solo chiacchiere, solo chiacchiere e tasse, secondo Maurizio Belpietro questa sinistra è “solo chiacchiere e tasse a casaccio” e intanto “la spesa pubblica è sempre aumentata, passando da 582 a 810 miliardi. Come si fa a non capire che non servono altre tasse o rapine ai danni dei pensionati, ma che bisogna darci un taglio”.

Ecco l’editoriale:

I politici di sinistra si riempiono spesso la bocca con il popolo, ma la realtà dimostra che ne parlano tanto perché il popolo non lo hanno mai incontrato. Lo provano gli incidenti in cui sono incorsi alcuni suoi dirigenti in questi giorni. Il primo è quello noto, della reintroduzione dell’Imu. In nome del popolo che soffre un gruppo di parlamentari ha suggerito di far pagare la prima rata della tassa sugli alloggi a chi possedesse una prima casa con rendita catastale superiore a 750 euro. Per rendere popolare l’imposta gli onorevoli hanno spiegato che la misura avrebbe colpito le abitazioni di lusso. Peccato che a una attenta verifica degli effetti provocati dal provvedimento si è scoperto che l’Imu avrebbe colpito una casa su quattro, ovvero una platea molto vasta di contribuenti. Difficile pensare che tutti questi fossero proprietari di dimore di lusso, soprattutto nel momento in cui si è accertato che la nuova imposta avrebbe colpito anche i monolocali. Altra prova della distanza fra i rappresentanti del popolo e il popolo che dovrebbero rappresentare. Da qualche tempo nel Pd si vogliono trovare i soldi per ridurre il cuneo fiscale a scapito dei pensionati. Il primo a lanciare l’idea è stato Matteo Renzi, ma a ruota è arrivato anche il ministro del Lavoro Enrico Giovannini. Nel mirino ci sono le cosiddette pensioni d’oro, che a detta dei signori in questione sarebbero centinaia di migliaia. Peccato che ad un’attenta verifica presso l’Inps si sia verificato che di vitalizi davvero luccicanti come lingotti in Italia ce ne siano solo 509 sono frutto di privilegi concessi dalla pubblica amministrazione e dunque pagati dai contribuenti e non dai contributi previdenziali. Tuttavia anche espropriandole per intero, con 509 pensioni non si va molto lontano: al massimo si risparmia qualche milione o poco più. Per far cassa si dovrebbe metter mano alle altre pensioni, quelle sei volte superiori al minimo erogato dall’ente previdenziale. Allora si arriva alla quota di mezzo milione di assegni, cioè la platea indicata da Renzi e Giovannini, ma non si tratta di pensioni d’oro, bensì di pensioni dignitose: tremila euro lorde, ovvero duemila nette. È sui percettori di un vitalizio non da fame che la sinistra intende fare la sua battaglia in nome del popolo? Vuole cioè ridurre anche questi 500 mila pensionati come tutti gli altri? Cioè al minimo e dunque in bolletta? Bene saperlo, ma almeno si accertino prima, così eviteranno di bloccare aumenti già bloccati e di mettere a bilancio risparmi che non esistono. Non è tutto.

Spesso a sinistra promettono di restituire un po’ di denaro a chi non ne ha. Si tratta di imporre un po’ di equità, sentenziano i tribuni del popolo. E allora ecco favoleggiare di spese miliardarie per ridurre il cuneo fiscale, ridistribuendo la ricchezza. Peccato che quando si fanno i conti di ciò che progettano, si scopre che invece di aiutare i ceti meno abbienti, i progressisti vogliono far loro l’elemosina. I quattro miliardi che per esempio adesso si vorrebbero spendere per alleggerire il peso del fisco sulla busta paga si ridurrebbero nel migliore dei casi a 120 euro l’anno, circa 10 euro al mese. Cifra iperbolica che non solo non cambierebbe la vita a nessuno, ma che rischierebbe di essere mangiata dagli aumenti dell’Iva e delle varie accise. Insomma, la manovrina che dovrebbe rilanciare i consumi, per chi ha un reddito basso si tradurrebbe in una manovra molto simile al gesto dell’ombrello. Certo, ogni volta che c’è da varare uno di questi interventi, sia che si tratti dell’Imu, del blocco delle pensioni o del taglio del cuneo fiscale, la sinistra è bravissima a usare le parole: case di lusso, pensioni d’oro, aiuti a favore dei più deboli. Fantastici giochi di prestigio, che però non cambiano la sostanza e cioè servono a prendere gli italiani per i fondelli. E da questo punto di vista il provvedimento che voleva varare ieri il governo non era da meno: per far quadrare i conti pubblici, l’esecutivo guidato da Letta si era inventato l’anticipo dell’Ires e dell’Irap. Dal 101 per cento che già i contribuenti avrebbero dovuto versare primadella fine dell’anno si passava a 103. Altro che anticipo: qui non eravamo più neppure al saldo, ma all’anticipo dell’anticipo. Ancora non è finito il 2013, che il Fisco già vuole le tasse che avremmo dovuto onorare nel 2014. E quando avrà dilapidato gli 890 milioni dell’anno prossimo, pretenderà il versamento delle tasse del 2015? Per fortuna Alfano e i ministri del Pdl si sono opposti, seppure a prezzo di una stangata sui comuni virtuosi. Resta il fatto che, come un tossico in crisi di astinenza, lo Stato (in particolare a trazione sinistra) vuole sempre di più e non sente ragioni. Soprattutto non comprende che deve disintossicarsi.

Nelle pagine interne pubblichiamo le tabelle del debito pubblico dal 2001 ad oggi. Come potrete vedere la spesa pubblica è sempre aumentata, passando da 582 a 810 miliardi. Come si fa a non capire che non servono altre tasse o rapine ai danni dei pensionati, ma che bisogna darci un taglio? L’unica spiegazione è appunto che a sinistra il popolo, quello che lavora e paga le tasse, non lo hanno mai incontrato. Ps. Alfano e i suoi si sono autonominati sentinelle anti-tasse e ieri hanno svolto il loro compito. Se c’è una ragione per tener in vita l’esecutivo delle larghe intese è proprio la difesa dell’Italia che produce contro la banda tassotti. Altrimenti, meglio procedere all’eu – tanasia del governo.