Migranti, “la vera alternativa”. Luca Ricolfi, Sole 24 Ore

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Settembre 2015 14:28 | Ultimo aggiornamento: 28 Settembre 2015 14:28
Migranti, "la vera alternativa". Luca Ricolfi, Sole 24 Ore

Migranti, “la vera alternativa”. Luca Ricolfi, Sole 24 Ore

ROMA – Fautore di un approccio pragmatico al tema epocale delle migrazioni verso l’Europa, Luca Ricolfi sul Sole 24 Ore scomoda l’insegnamento di Max Weber per illustrare l’alternativa che abbiamo di fronte. Etica dei principi, cioè fare quello che appare giusto o umano a prescindere dalle conseguenze, in concorrenza con l’etica della responsabilità, valutare cioè le conseguenze prima di giudicare ciò che è giusto.

Nel momento in cui tutti giudicano impraticabile prima che disumano respingere senza se e senza ma, Ricolfi elenca le possibili conseguenze dell’accoglimento, ciò che si può fare e ciò che non si può. Un catalogo ragionato degli effetti cui possono condurre scelte vincolanti e cruciali.

Prima conseguenza. Andando a prendere i migranti fin davanti alle coste della Libia si alimenta l’idea che basti fare poche miglia su un barcone e disporre di un telefono satellitare per essere salvati e traghettati in Italia dalla nostra generosa Marina Militare. Una simile idea moltiplica i tentativi, offre ottime opportunità di guadagno agli scafisti, ma inevitabilmente aumenta anche i morti, perché la probabilità che qualcosa vada storto non è mai trascurabile. In parte, è come il dilemma dei sequestri: se non tratti con i rapitori, metti a repentaglio la vita del sequestrato, ma se non tratti mai i sequestri finiscono, o si riducono drasticamente. È tragico e terribile, ma alle volte salvare una vita oggi significa condannarne altre in futuro.

Seconda conseguenza. L’accoglienza senza filtri in nome dei sacrosanti diritti dei richiedenti asilo fa sì che, in quel canale, si inseriscano centinaia di migliaia di migranti economici, che tali diritti non posseggono. Nessuno conosce le cifre esatte, ma gli ordini di grandezza sono i seguenti: negli ultimi tre anni, a fronte di oltre 300mila sbarchi, le richieste di asilo sono state meno della metà; su 100 richieste esaminate, solo 10 terminano con la concessione dello status di rifugiato; le altre 90 o terminano con un diniego, o terminano con il riconoscimento di altre forme di protezione (cosiddette “sussidiaria” e “umanitaria”). In breve, si può dire che la maggior parte delle persone sbarcate in Italia o non presentano alcuna domanda di asilo, o la presentano e non risultano avere diritto ad alcun tipo di protezione. Stando ai dati ufficiali, si può stimare che, su 100 sbarcati, coloro che presentano domanda di asilo e ottengono lo status di rifugiato sono circa il 6%.

Terza conseguenza. Non avendo l’Italia, in tutti questi anni, allestito alcun serio piano di accoglienza, quel che invariabilmente accade è che, dopo un primo momento di commozione e solidarietà (enfaticamente sottolineato dai media), noi immettiamo i migranti nel tritacarne burocratico-amministrativo-poliziesco del nostro kafkiano paese. Sballottati di qua e di là, donne e uomini sbarcati sulle nostre coste spesso finiscono per diventare un business lucroso per le cooperative cui vengono affidati, nonché fonti di tensione con gli abitanti dei comuni cui vengono coattivamente assegnati. I timori delle popolazioni locali possono anche essere esagerati, ma non si può dimenticare che il tasso di criminalità degli stranieri è 6 volte quello degli italiani, e quello degli stranieri irregolari 34 (trentaquattro) volte.
Si potrà obiettare, naturalmente, che a fronte di simili effetti collaterali della politica di accoglienza vi sono tutta una serie di altre conseguenze, questa volta positive, che l’immigrazione porta con sé. Ma il punto è proprio questo: forse sarebbe ora che dal piano dei principi astratti si passasse alla valutazione delle conseguenze. Mettendo sul piatto della bilancia tutto: il dovere di aiutare coloro che rischiano la vita nel loro Paese, ma anche il diritto di chi li accoglie di non veder stravolta la propria. (Luca Ricolfi, Il Sole 24 Ore).