Padova, c’è una discarica dietro la Casa dei rifugiati

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 Dicembre 2015 13:01 | Ultimo aggiornamento: 7 Dicembre 2015 13:01
Padova, c'è una discarica dietro la Casa dei rifugiati

Padova, c’è una discarica dietro la Casa dei rifugiati

PADOVA – In via Ugo Bassi a Padova c’è una mini discarica abusiva: abiti, televisori, forni a microonde e copertoni auto che vengono sistematicamente abbandonati di fianco ai cassonetti. Lo hanno segnalato diversi residenti e negozianti della zona che puntano tutti il dito contro la vicina Casa dei Diritti Don Gallo, in via Tommaseo. Un palazzo signorile abbandonato e occupato due anni orsono dall’associazione Razzismo Stop per far posto ai rifugiati.

Sivia Quaranta del Mattino di Padova ha raccolto le lamentele di alcuni residenti che chiedono di restare anonimi “per non avere problemi”. Non ce l’hanno con i profughi, non sono razzisti, ma il loro stile di vita sta gettando degrado in un quartiere che è anche a due passi dall’Università:

“Non che presi singolarmente siano cattive persone, anzi”, spiega un commerciante di zona “li salutiamo sempre, alcuni ragazzi hanno trovato un lavoretto. E sappiamo bene che molti hanno alle spalle delle storie drammatiche. Ma la situazione in generale è dannosa per il quartiere: la villa che occupano non è una casa, era una struttura fatta per ospitare uffici, dove non si può vivere. Ora è solo un colabrodo: hanno buttato via le porte, usano il giardino come una toilette ed una cabina esterna come doccia. Non fa bene neanche a loro: c’è una sporcizia terribile, d’estate emana un puzzo di urina insopportabile. E l’area confina con delle strutture universitarie, qui ci abitano studentesse sole che hanno paura ad uscire la sera. Non che abbiano mai fatto del male a nessuno, ma si sa com’è: spariscono tante biciclette, o pezzi di biciclette, e lì dentro è pieno. Alcuni sono di etnie diverse e litigano fra loro, anche di sera, alzano la voce. Oppure non litigano, ma il loro modo di comunicare è più rumoroso del nostro”.

Il vero problema, però, è la sporcizia: “Qui abbiamo trovato di tutto” continua l’esercente “condizionatori, forni, televisioni, reti di materassi, cibo. E poi vestiti, tantissimi: la Caritas glieli regala, così, spesso, invece di lavare quelli che hanno si cambiano, e buttano via quelli che avevano addosso. Ma buttano via anche tante cose nuove, e questo è il vero problema: quando il cassonetto si riempie di scarpe e vestiti, arrivano i nomadi a far la spesa. Questa è la cosa peggiore per chi vive o lavora qui: vediamo ogni giorno gente che fruga o che entra letteralmente dentro i bidoni. È un’immagine che crea degrado”.

Sul problema della sporcizia, i residenti del quartiere sono tutti d’accordo. Basta avvicinarsi per due chiacchiere, i particolari non mancano: “Io ho smesso di gettare qui l’immondizia, è sempre pieno” spiega una signora “e poi ci sono i topi. So che alcuni l’hanno segnalato sia ai carabinieri sia all’Aps, ma puliscono una volta e poi tutto torna come prima. La giornata peggiore è la domenica, la situazione è sotto gli occhi di tutti”.