Paolo Gentiloni: “Dalla Russia alla Libia, ora l’interesse nazionale”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Dicembre 2014 8:23 | Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2014 8:23
Paolo Gentiloni

Paolo Gentiloni

ROMA – “Dalla Russia alla Libia ora bisogna pensare all’interesse nazionale”: queste le parole del ministero degli Esteri, Paolo Gentiloni, intervistato dal Messaggero. Ai tempi della guerra in Libia, nel 2011, “lo abbiamo tenuto presente in modo insufficiente, anche per via delle circostanze interne l’Italia ha avuto un ruolo secondario”.

I cardini della nostra politica estera? «Atlantismo, europeismo, apertura a scambi e commercio, disponibilità a missioni di pace e per i diritti umani. Ma oggi non c’è più il bipolarismo né l’illusione degli anni ‘90 di un mondo omologato. C’è una grande instabilità, noi ne siamo al centro perché ci troviamo in mezzo al Mediterraneo. In questo nuovo contesto dobbiamo recuperare senza vergognarcene un concetto semplicissimo: l’interesse nazionale. Siamo europei e alleati degli americani, ma abbiamo un nostro occhio sulla geopolitica».

Un esempio? «Vogliamo una grande coesione dello schieramento atlantico, e più Europa, in un giusto equilibrio con l’interesse nazionale. La politica estera non è un lusso per grandi potenze. Un Paese come l’Italia che ha 8mila chilometri di coste non può chiudersi. Siamo anche una delle 6-7 maggiori economie d’esportazione. Ci troviamo nel mezzo di una turbolenza o tempesta grave: da una parte ci sono le relazioni col nostro più grande vicino a Est, Mosca, dall’altra la fascia mediterranea nord-africana e mediorientale attraversata da uno sconvolgimento che mette in questione i confini fissati un secolo fa».
Sull’Ucraina quale posizione terrà al vertice Nato? «Siamo stati sempre coerenti coi nostri alleati in sede Nato e Ue, abbiamo giudicato inaccettabile la violazione della sovranità ucraina, applichiamo le sanzioni alla Russia con assoluta trasparenza, eppure siamo convinti che siano un male necessario e non c’illudiamo che bastino a risolvere i problemi. Mosca rispetti la sovranità dell’Ucraina e Kiev proceda nelle riforme. Tutti noi europei sforziamoci di trovare una soluzione politica. A Basilea incontrerò il ministro degli Esteri russo, Lavrov, gli dirò che il nostro atteggiamento è determinante nel definire quello della Nato e della Ue, come lo è stato assieme ad altri Paesi europei al Consiglio Ue di metà novembre. L’approccio ideologico per cui siamo di fronte a una nuova guerra fredda non porta da nessuna parte. Paesi come Italia e Germania possono contribuire a tenere aperto il dialogo, se la Russia accetterà di rispettare i protocolli di Minsk» (…)
E in Libia? «La Libia ci interessa più da vicino e coinvolge i nostri interessi nazionali da tutti i punti di vista: economico, politico, della sicurezza, migratorio… La priorità dell’Italia è impedirne la divisione permanente e ottenere il massimo coinvolgimento della comunità internazionale per la sua stabilità. Sono appena tornato da Abu Dhabi, abbiamo avuto a Roma il presidente egiziano Al Sisi, il premier Matteo Renzi va in Algeria, la prossima settimana sarò in Marocco. L’Italia è pronta a fare la sua parte in Libia anche con interventi di peace-keeping per i quali occorre però un processo di pace guidato dall’Onu e in Libia non siamo ancora in quella fase. Serve un governo provvisorio, un percorso istituzionale verso un nuovo assetto che tenga assieme i moderati delle diverse parti in conflitto. Solo a quel punto sarà ipotizzabile una presenza di monitoraggio o peacekeeping».
Il Califfato è già in Libia. «La divisione della Libia e la sua instabilità hanno creato le condizioni perché a nord sul Mediterraneo, a Derna, e a sud nell’area del Fezzan al confine col Mali, ci siano concentrazioni di milizie e forze estremiste anche terroristiche. L’unico antidoto a questa penetrazione e infiltrazione è ricostruire una entità statuale che possa, magari con l’aiuto anche di forze dell’Onu, assicurare una graduale ripresa del controllo sul terreno».
A proposito di antidoti, è possibile che Daesh mandi kamikaze in Africa, li faccia infettare e li spedisca in Europa? L’Italia ha confini permeabili… «Non sono esperto di malattie infettive, ma quello che mi viene detto è che i tempi di latenza e manifestazione di questo morbo sono poco compatibili con queste terribili vie delle migrazioni che durano a lungo e si sviluppano per settimane in condizioni tragiche. Comunque, per quanto si debba sempre tenere alta la guardia, va scoraggiata l’idea che qualcuno potrebbe alimentare, che dietro al migrante ci possa essere l’appestato. Un grande Paese come il nostro deve saper gestire l’immigrazione in base a principi di civiltà e umanità, e non seminare false paure» (…)