Pensioni: “Chi ha iniziato a 14 anni dovrà attendere 49 anni di anzianità?”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Maggio 2015 14:29 | Ultimo aggiornamento: 8 Maggio 2015 14:35
Pensioni: "Chi ha iniziato a 14 anni dovrà attendere 49 anni di anzianità?"

Pensioni: “Chi ha iniziato a 14 anni dovrà attendere 49 anni di anzianità?”

ROMA – Si fa un gran parlare, giustamente, di pensioni: sembra tuttavia che ci si sia dimenticati di quei lavoratori che hanno iniziato a lavorare prestissimo, i cosiddetti “precoci” per i quali la scelta di non finire le scuole non si può dire serenamente fosse del tutto volontaria e si ritrovano, spesso dopo occupazioni faticose e usuranti, a dover affrontare prospettive lunghe di uscita del lavoro. Ipotizzata da più parti a partire dai 62 anni, ma con inevitabili e proporzionate riduzioni del l’assegno. Ne discute sull’Eco di Bergamo il segretario generale della Uilm della città, Angelo Nozza.

«La recente sentenza della Corte Costituzionale in merito alle mancate rivalutazioni delle pensioni rischia di far andare in secondo piano i drammi vissuti da chi non ha ancora avuto la fortuna di poter accedere al vitalizio pubblico e non potrà farlo a breve termine – aggiunge Nozza -. Ricordiamo che, per quanto riguarda i lavoratori precoci, parliamo di persone che dal 2011 sono state inserite nel calcolo pensionistico basato sul criterio contributivo e che, nei fatti, rischiano di poter andare in pensione solo con 47, 48 se non 49 anni di anzianità sulle spalle».

Il segretario dell’organizzazione di categoria dei metalmeccanici della Uil rimarca «la difficoltà di orientarsi in un dibattito affrontato, finora, più per titoli che per sostanza mentre è dimostrato nei fatti che, ormai, ogni legge può essere impugnata con fondamento, anche se tardivamente».

E aggiunge: «Come Uilm poniamo una questione seria, che colpisce da vicino il nostro territorio. Siamo consapevoli di essere, per qualcuno, “periferia dell’impero” ma, nonostante questo, crediamo che la questione non possa essere scavalcata con superficialità come, purtroppo, sembra stia accadendo». (L’Eco di Bergamo)