Rassegna stampa. Province, lo scandalo dei rimborsi. Precari, miraggio mille euro

Pubblicato il 1 ottobre 2012 8:51 | Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2012 8:51
La prima pagina de Il Corriere della Sera 1-10-12

Il Corriere della Sera 1-10-12

La mina statali sui conti Inps. Il Corriere della Sera: “La cassa dei dipendenti pubblici porta il deficit a 9 miliardi”. L’ombrello e la scialuppa. Editoriale di Pierluigi Battista:

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“Ora è esplicito che l’arcipelago neocentrista, il nuovo partito di Montezemolo, quello di Casini, quello di Fini più altri e variegati frammenti della galassia moderata andranno alle elezioni con un candidato che non si candida: Mario Monti. Non si sa come la prenderà l’attuale presidente del Consiglio. Si sa però che la prenderanno bene le istituzioni europee, i mercati, gli investitori, gli alleati dell’Italia, i partigiani dell’euro timorosi che con le elezioni vada smarrito il rigore e il recupero di credibilità internazionale incarnato dalla figura di Monti, nonostante incertezze ed errori nell’azione di governo. Si allontana il rischio che con il «ritorno della politica» l’Italia sprofondi nuovamente nelle cattive abitudini della spesa spensierata e del consenso pagato con i debiti. Ma, paradossalmente, è proprio la nascita di un «partito» pro Monti a nascondere un’insidia per l’attuale presidente del Consiglio e per i sostenitori di un «Monti bis».
Il rischio maggiore è che il governo tecnico, diventando la bandiera di una parte, smarrisca quel connotato ecumenico che ne fa l’espressione di una grande coalizione cementata dal senso di responsabilità per l’Italia che non si è ancora liberata dallo spettro del collasso; lasciando peraltro, come doveroso in una democrazia, la parola al voto degli italiani”.

Il grande centro e l’incognita della riforma elettorale. Articolo di Roberto Zuccolini:

“Certo, se tutti quelli che dichiarano di essere «moderati» facessero un partito sarebbe forse il più grande del Paese. Perché a definirsi tale non è solo chi milita in formazioni che, dal ’94 in poi, non sono più riuscite ad incassare percentuali a due cifre, come l’Udc. Ci sono infatti non pochi esponenti del Pd e del Pdl che assicurano di esserlo. E personalità della società civile che considerano ormai da archiviare il bipolarismo della cosiddetta seconda Repubblica per puntare su un Centro capace di battersi con la destra e la sinistra”.

Il Viminale: Lazio al voto entro novanta giorni. Scrive Ernesto Menicucci:

Per approfondire: Regione Lazio: 16 milioni l’anno per 220 vitalizi. Il diritto scatta a 50 anni

“Il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri rompe gli indugi: «Alla Regione Lazio — dice — si voti il prima possibile». Addio election day, dunque. Sette mesi di agonia, fino alle politiche e comunali di marzo 2013, sarebbero un’enormità. La Cancellieri accelera: «Abbiamo fatto — spiega il ministro — degli approfondimenti tecnici con gli esperti del ministero e dell’avvocatura dello Stato. Ci sono conflitti tra le norme nazionali e lo statuto della Regione, c’è il precedente delle scorse elezioni. Ma l’indicazione è quella di rispettare il termine dei 90 giorni». Limite entro il quale vanno indette le elezioni e che decorre dalle dimissioni ufficiali di Renata Polverini, diventate operative il 28 settembre, dopo il caso Fiorito, con il decreto di scioglimento del consiglio regionale fatto dal presidente Mario Abbruzzese”.

Caso Piemonte, mossa di Cota: indagine interna sui rimborsi. Articolo di Marco Imarisio:

Per approfondire: Regioni, il governo prova a tagliare: 600 le poltrone da sforbiciare

“Prima che sia troppo tardi. Roberto Cota sa che una volta alzato il coperchio, dalla pentola può uscire di tutto. Se il Piemonte non è mai stato innocente, come tutti sapevano e dicevano da anni, meglio prenderne atto senza aspettare le carte, e le comunicazioni dei pubblici ministeri, che ci metteranno mesi a incrociare scontrini e bonifici con l’attività dei consiglieri regionali. 
Il governatore ha già chiesto ai gruppi che sorreggono la sua maggioranza gli stessi documenti che la Procura ha acquisito o chiesto di acquisire. Una specie di indagine interna che potrebbe portare alla pubblicazione delle carte più compromettenti. Sono in tanti a correre il rischio della gogna. Anche il grande accusatore, il deputato Pdl Roberto Rosso, che con le sue dichiarazioni ha dato il via all’inchiesta. Oggi sarà in tribunale a Vercelli, per reati contro la Pubblica amministrazione”.

La cassa degli Statali manda in rosso l’Inps. Inchiesta di Enrico Marro:

“Quando a dicembre, col decreto salva Italia, il governo Monti varò il SuperInps sembrò davvero una buona idea. Di mettere insieme l’Inps, che gestisce le pensioni dei lavoratori privati, l’Inpdap, che pensa invece ai dipendenti pubblici, e l’Enpals, il piccolo istituto del settore sport e spettacolo, se ne parlava da molti anni. E forse solo un governo tecnico poteva riuscire a vincere le mille resistenze politico-corporative. Sembrava davvero una bella idea inglobare nel più efficiente Inps, guidato da Antonio Mastrapasqua, il carrozzone Inpdap e tagliare gli sprechi. Tanto che la relazione tecnica al salva Italia quantificava in «non meno di 20 milioni di euro» i risparmi ottenibili già nel 2012, per poi salire a 50 milioni nel 2013 e a 100 milioni nel 2014. Solo che ora si scopre che l’accorpamento ha effetti devastanti sul bilancio del SuperInps. Patrimonio a rischio”.

La prima pagina de La Repubblica 1-10-12

La Repubblica 1-10-12

La Repubblica: “Rimborsi, lo scandalo delle province”. Il dossier di Emanuele Loria:

“Per la gestione ordinaria delle oltre cento province italiana vendono spesi quasi 11 miliardi di euro ogni anno. Gli amministratori di questi enti in via di cancellazione sono oltre 1700. E molti di loro approfittano dei rimborsi per l’attività politica. A cominciare dai consiglieri “fuori sede” che hanno diritto al rimborso chilometrico per i loro trasferimenti
Si sono fatti rimborsare tutto. Tutto. Dall’acquisto di calendari, bandierine e display all’invio di pacchetti di migliaia di sms, dalla fornitura di t-shirt ai cartoncini augurali per Pasqua e Natale, dalle missioni a Malaga (si può forse mancare al “forum delle città euroarabe”?) agli spazi televisivi. Parola d’ordine: attività istituzionale. Che serve a giustificare anche l’acquisto di uno stock di dizionari Zanichelli, utili magari a un ex assessore passato alla storia per aver definito la Sicilia «un’isola accerchiata dal mare». Una ricevuta e via, ecco il pagamento a piè di lista. Ne hanno fatta tanta, di attività istituzionale, i consiglieri provinciali di Catania, se in un anno — come ha rivelato ieri il settimanale “S” — sono riusciti ad accumulare spese per 215 mila euro”.

Centomila euro alla Sagra della nocciola nel mirino le sponsorizzazioni facili. Articolo di Paolo Griseri e Sara Strippoli:

“Non solo rimborsi chilometrici (in tutti i sensi) e gettoni di presenza, ma anche sponsorizzazioni di scambio. Nella vicenda delle spese facili della Regione Piemonte spunta il capitolo di bilancio che in gergo veniva chiamato «trasversale», destinato ad operazioni speciali come quella di convincere consiglieri riottosi a votare una legge con l’animo più sereno. «Al di là degli eventuali aspetti penalmente rilevanti — spiega il testimone che ieri si è rivolto a Repubblica— c’è molto di eticamente discutibile». Casi clamorosi? Quello della sagra della nocciola di un paese del Cuneese alcuni anni fa. Una fiera che normalmente veniva sostenuta con un contributo di 10.000 euro e che improvvisamente ottenne una generosa donazione dieci volte superiore. Centomila euro per convincere uno dei politici locali presente in Consiglio regionale ad approvare il bilancio della Regione, rinunciando all’ostruzionismo che avrebbe bloccato l’intera macchina amministrativa. Centomila euro che erano il vero scambio per ottenere il voto favorevole del consigliere. Un modo per monetizzare la fine dell’ostruzionismo, anche se lo scambio produceva l’aumento della sponsorizzazione e non mazzette per chi aveva venduto il voto”.

La prima pagina de Il Giornale 1-10-12

Il Giornale 1-10-12

I furbetti del Monti bis. Il Giornale: “”. Editoriale di Salvatore Tramontano:

“Ci sono tre ombre che si aggirano sul palcosce­nico della politica italiana e tutte e tre sono in cerca di un corpo. Non è difficile capire chi sia­no. Si chiamano Pierferdinando Casini, Gian­franco Fini e Luca Cordero di Montezemolo. I primi due fanno collezione di fallimenti. Sono entrati in Parlamen­to quando a Berlino sventolavano ancora le bandiere del­la Ddr e in Italia governava il pentapartito. Casini deve ringraziare Forlani, Fini Almirante. Eterni succhiaruote, tutti e due hanno poi avuto un posto al sole seguendo Ber­lusconi, il Cavaliere che ora odiano. Hanno trovato un la­voro grazie a lui, hanno governato con lui,poi l’hanno ri­pudiato e da allora non fanno altro che costruire scatole vuote con nomi improbabili nella speranza che qualcu­no ci clicchi sopra. Il risultato è sempre stato lo stesso: una manciata di voti. Adesso hanno capito che per spera­re in un minimo di successo devono prima di tutto can­cellare i loro nomi. Casini e Fini sono due prodotti scadu­ti. Il terzo,Montezemolo,è l’eterna promessa che non ha ancora deciso cosa fare da grande”.

La Sicilia sull’orlo del fallimento si compra una compagnia aerea. Scrive Mariateresa Conti:

“La Regione siciliana, sotto la sua guida, ha toccato il minimo storico. E infatti il rischio default, quantificato in circa 5,2 miliardi («crisi di liquidità per i mancati trasferimenti statali», ha sempre minimizzato lui, anche quando il premier Monti, a luglio, lo ha con­vocato preoccupato a Palazzo Chi­gi) è stato uno dei motivi, insieme ai guai giudiziari, che lo hanno co­stretto alle dimissioni. Eppure Raf­faele Lombardo, governatore uscente di Sicilia, non ricandida­to ma deus ex machina di alleanze e strategie in vista delle elezioni che, il prossimo 28 ottobre, deci­deranno chi sarà il suo successore (e in cui c’è in pista suo figlio come aspirante de­putato regiona­le), pensa in grande, anzi in grandissimo. E con buona pa­ce del senso di opportunità, che prescrive­rebbe si occu­passe solo di or­dinaria ammi­nistrazione vi­sto che manca un mese scarso al voto, ha avuto un’ideona: far diventare la Sicilia azionista di un vettore aereo”.

 La Stampa: “Il Monti bis scuote la politica”. La nuova corsa al centro. Editoriale di Marcello Sorgi:

“Contrariamente a quel che gli chiedono due su tre dei suoi principali alleati, Mario Monti non deve affatto chiarire le sue vere intenzioni, né candidarsi alle prossime elezioni, in alternativa a Bersani (se vincerà le primarie del Pd) e a Berlusconi (se alla fine sceglierà di scendere di nuovo in campo). Dopo quel che ha detto a New York tre giorni fa, il presidente del Consiglio, per fare il bis a Palazzo Chigi, deve solo continuare a governare, limitando allo stretto necessario, come fa sempre, le sue esternazioni”.

Precari, i mille euro sono un miraggio. Articolo di Flavia Amabile:

Per approfondire: Lavoro precario pagato sempre meno: “Salari più bassi del 28% rispetto ai fissi”

“Essere precari non significa soltanto non avere certezze sul futuro ma anche guadagnare molto meno nel presente. È l’Isfol a denunciarlo sottolineando che per i dipendenti a termine il salario nel 2011 è stato pari a 945 euro, appena un euro in più rispetto all’anno p’recedente e inferiore a mille euro. Rispetto al salario di un lavoratore fisso si tratta del 28% in meno: la media in quel caso è di 1313 euro al mese. La situazione non migliora molto con l’età: chi ha tra i 15 e i 24 anni guadagna 834 euro,. Ma chi ne ha tra i 35 e i 44 non porta molto di più a casa: 996 euro. Mentre quando si ha un lavoro fisso la differenza è molto più evidente: i più giovani guadagnano 926 euro ma con il passare degli anni si arriva quasi a 1500. Oltretutto «il divario risulta in crescita rispetto all’anno precedente (27,2%), come sottolinea il direttore generale dell’Isfol, Aviana Bulgarelli”.

Il Sole 24 Ore: “Fisco, record di denunce penali”. Un automatismo che non distingue chi evade e chi no. Editoriale di Bruno Assumma:

“A dodici anni dall’entrata in vigore, l’attuale disciplina sui reati tributari sembra essere giunta a un crocevia. Gli strumenti (crescenti) messi a disposizione per far fronte a un fenomeno diffuso e difficile da battere come l’evasione fiscale e le nuove strategie adottate dall’amministrazione finanziaria rendono necessario un ripensamento sulla necessità di sanzionare penalmente alcuni tipi di violazioni tributarie. Una riflessione a cui sarà chiamato anche il Parlamento visto che da domani la commissione Finanze della Camera comincerà a votare il Ddl delega per la riforma fiscale. Prima, però, è necessario fare un passo indietro. Le regole sui reati tributari oggi in vigore sono state emanate nel 2000 e hanno individuato il momento di rilevanza penale nella dichiarazione annuale. In quel modo, sono stati esclusi i reati «prodromici» all’evasione – presenti, invece, nella precedente disciplina (la legge 516 del 1982) – che si realizzavano in corso d’anno anche in mancanza di un’effettiva evasione fiscale. Emblematico, in tal senso, è l’illecito di omessa vidimazione dei registri contabili”.

Il Messaggero: “Monti bis, si allarga il fronte”. Sprechi e privilegi. Il dovere di cambiare. Editoriale di Piero Alberto Capotosti:
“Ormai l’abuso e lo sperpero del pubblico denaro nel mondo delle Regioni e degli enti locali è sotto gli occhi di tutti. E tutti noi restiamo sempre più sorpresi di scoprire, tanto più in un momento che impone sacrifici durissimi ai cittadini, privilegi e sprechi inimmaginabili. È vero che, come ha osservato il presidente Napolitano, non si può mai generalizzare e vanno individuate le singole colpe, ma il fatto è che nella maggior parte delle amministrazioni locali purtroppo è talmente diffuso il malaffare, nelle sue varie forme, che è difficile pretendere un giudizio sereno ed equanime della pubblica opinione. Quello che provoca sconforto è infatti il dovere constatare il fallimento di gran parte della nostra classe politica e di quella dirigente, che ruota attorno al mondo politico non solo a livello centrale, ma anche e specialmente a livello periferico. Da qui nasce la pericolosissima spinta all’astensionismo e all’antipolitica”.