Rai, ombre di Nazareno su Anna Maria Tarantola. Pilati prossimo presidente?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 settembre 2014 9:59 | Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2014 9:59
Rai, ombre di Nazareno su Anna Maria Tarantola. Pilati prossimo presidente?

Anna Maria Tarantola (LaPresse)

ROMA – “L’ultima volta che ho visto la presidente Tarantola era in ottima salute. È a Torino ad occuparsi del ‘Prix Italia’”. Il dg Rai Luigi Gubitosi risponde così alla domanda rivoltagli dai giornalisti sull’attuale ruolo della presidente Anna Maria Tarantola, a fronte di quanto riportato dal Fatto Quotidiano che scrive di una imminente cacciata della Tarantola e di una sua sostituzione da parte del consigliere Antonio Pilati.

In sostanza Gubitosi ha confermato, di contro, che la presidente Anna Maria Tarantola è “nel pieno delle sue funzioni”.

Questo l’articolo del Fatto a firma di Alessandro Ferrucci:

Un primo appuntamento fissato dalle rispettive segreterie; poi un altro, sempre concordato. Quindi una telefonata estemporanea, un caffè; la volta successiva il pranzo, il “tu” viene automatico insieme alla strategia comune, ed ecco che due personaggi in teoria lontani per indole, cultura e background politico come Antonello Giacomelli e Antonio Pilati, si ritrovano in sintonia per l’ennesimo caso di Italia “renzusconizzata”. Il primo, ex Margherita ora Pd, è il sottosegretario di Stato al ministero dello Sviluppo economico, tradotto: si occupa (anche) di Rai; il secondo è un fedelissimo dell’era berlusconiana, ora è nel Cda di viale Mazzini, ma è stato il protagonista nella stesura della legge Gasparri, anno di disgrazia 2004, dedicata proprio alla “riorganizzazione della radiotelevisione”.

Tra i due la parola chiave è: scadenze. Nel 2015, tra marzo e aprile, il Cda e il direttore generale terminano il loro mandato assieme al presidente Anna Maria Tarantola; l’anno successivo, quindi nel 2016, va ridiscusso e rinnovato l’accordo tra lo Stato e la Rai datato 1993, milioni e milioni di euro da incrociare con obiettivi, voleri, necessità, riorganizzazione interna ed esterna. In tutto questo, Giacomelli aveva promesso di anticipare il rinnovo della concessione, ma ancora non ci sono sviluppi significativi.

Ieri nel suo editoriale il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, scrive: “Il patto del Nazareno finirà per eleggere anche il nuovo presidente della Repubblica, forse a inizio 2015. Sarebbe opportuno conoscere tutti i reali contenuti. Liberandolo da vari sospetti (riguarda anche la Rai?)”. A quanto pare la risposta è: sì.

Dentro viale Mazzini danno lo stesso Pilati come prossimo presidente, proprio a discapito della Tarantola, oramai estromessa dalle decisioni principali, con il direttore generale Luigi Gubitosi sempre più one man show. Negli ultimi tempi, l’ex uomo-Gasparri, ha più volte manifestato pubblicamente le sue idee rispetto alla tv di Stato, neanche un anno fa in un convegno promosso dalla Fondazione Di Vittorio (legata alla Cgil) e dall’associazione “Articolo 21” di Beppe Giulietti, ha dichiarato: “La Rai è l’unica televisione in grado di garantire un servizio pubblico, grazie al canone avanzano circa 500 milioni di euro che sarebbe giusto distribuire alle realtà locali che garantiscono almeno un notiziario al giorno”. Insomma, un membro del Cda di un’azienda, secondo molti non così florida, ipotizza di decurtare parte degli introiti verso differenti realtà commerciali. Pochi mesi dopo è lo stesso Giacomelli a intervenire sullo stesso argomento: “La Rai appartiene ai cittadini: il governo Renzi farà di tutto per affermare questo principio, sia attraverso la riforma del canone, sia attraverso la modifica della governance, sia promuovendo un uso efficiente di tutte le risorse interne, umane, tecnologiche e finanziarie”.

Sul tavolo della trattativa anche l’ipotesi di istituire la figura di amministratore unico, quella di un direttore generale dedito ai contenuti, un Cda non eletto dalla politica e un ruolo di garanzia affidato al presidente. Berlusconi sarebbe soddisfatto, Renzi anche, Pilati l’uomo giusto. Con un Cda vicino ai voleri dell’ex Cavaliere che il premier potrebbe sfruttare per stendere una riforma che li soddisfi entrambi a danno, oltre che del servizio pubblico, delle minoranze interne ai democratici oggi rappresentate in Cda dai due consiglieri indipendenti, Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo. Questa è l’Italia renzusconizzata, bellezza.