Riforme, web tax, calcioscommesse: rassegna stampa del 18 dicembre 2013

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Dicembre 2013 8:59 | Ultimo aggiornamento: 18 Dicembre 2013 8:59
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La prima pagina del Corriere della Sera del 18 dicembre

ROMA – Riforme, trattativa segreta. Il Corriere della Sera: “Il segretario pd Renzi vuol cambiare la legge elettorale. Per riuscirci ha detto sì a incontri tra emissari suoi e di Berlusconi. Colloquio tra Dario Nardella, fedelissimo ex vicesindaco di Renzi, e Renato Brunetta. Letta: mangeremo il panettone anche nel 2014.”

Letta scommette sul 2015: mangerò un altro panettone. L’articolo a firma di Marco Galluzzo:

«Ormai aspettiamo tutti questa benedetta ripresina, sperando che arrivi. Le riforme? In tanti cominciano a scommettere che non si faranno. Eppure, per una convergenza di interessi, sia Renzi che Alfano che Letta hanno lo stesso obiettivo e quindi il governo andrà avanti».

Alla fine del Consiglio dei ministri, dopo l’approvazione del decreto sulle carceri, un membro del governo riassume così la situazione. L’atteggiamento di Forza Italia, quello di Grillo, molti indicatori dicono che non sarà facile per l’esecutivo, l’anno prossimo, portare a casa quelle riforme istituzionali che ancora due giorni fa il presidente della Repubblica ha invocato a gran voce.

Eppure il capo del governo fa professione di ottimismo: «Nonostante molti fuori da qui non ci credessero, abbiamo mangiato il panettone e se continuiamo a lavorare bene contiamo di mangiarlo anche il prossimo anno. Sono stati in tantissimi che hanno lavorato perché non mangiassimo il panettone quest’anno. Quello di quest’anno era buono, vedremo il prossimo».

Nella riunione del governo, oltre ai provvedimenti approvati, alle relazioni di alcuni ministri, non c’è stato spazio per analisi sulla situazione politica. Letta si proietta già al termine dell’anno prossimo, «di certo ci ricompatteremo sui temi europei», chiosa un altro ministro, nonostante sia ancora fresco l’appello di Giorgio Napolitano rivolto al Parlamento e carico di preoccupazioni sul destino delle riforme.

Mattarellum più premio. Il sindaco fa partire la trattativa con il Cavaliere. L’articolo a firma di Maria Teresa Meli:

È stato solo un primo contatto. Ma significativo. Renzi non ha tempo da perdere. Anzi, sa che il tempo è il suo nemico. Per questo motivo ha inviato un suo emissario a trattare con un ambasciatore di Berlusconi. É chiaro a tutti, al segretario del Pd per primo, che il Mattarellum sarebbe la sua rovina, ma che qualsiasi cosa è meglio della legge sortita fuori dalla Consulta.

Per questa ragione ieri, all’ora di pranzo, tra una foto con Oscar Farinetti e cento tweet ai suoi — tanti — follower ha inviato un ambasciatore a trattare con Berlusconi. Il mandato era chiaro, come chiare sono le parole che il sindaco è abituato a usare. Fin troppo: «Io voglio stanare il Cavaliere, scoprire, anzi, far scoprire, cosa vuole veramente. Non mi voglio trovare ad aprire con lui una trattativa sulla legge elettorale per poi trovarmi in mezzo al guado. Facciamolo uscire allo scoperto».

Ieri pomeriggio, approfittando della folla natalizia, si sono incontrati i due emissari del sindaco di Firenze e del Cavaliere di Arcore. Alla Caffetteria di piazza di Pietra, con aria apparentemente rilassata, si sono affrontati il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta e uno dei fedelissimi del segretario del Partito democratico, il suo ex vicesindaco Dario Nardella. L’oggetto del contendere? Apparentemente il Mattarellum. Ma quella è roba di scuola, per chi non sa quanto sia complicata e lunga la trattativa. Comunque Nardella ha chiesto a Brunetta se l’idea renziana di rendere maggioritario il Mattarellum, trasformando quel 25 per cento in un premio, gli piacesse o meno. Il capogruppo di FI non ha avuto il coraggio (e forse anche il cuore) di dire di no. È chiaro che a entrambi quella mossa serve per fare paura ad Alfano.

«Il decreto carceri non è un indultino». L’articolo a firma di Virginia Piccolillo:

Ha rischiato di slittare, poi di saltare, ma alla fine il Consiglio dei ministri ha varato il decreto carceri. Perché il provvedimento ha generato dissidi all’interno del governo. In particolare tra il ministro dell’Interno Alfano, che fino all’ultimo ha tentato di far rientrare nel «pacchetto» anche alcune misure sulla custodia cautelare, e il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, che ha puntato i piedi per far passare solo il dl sul sovraffollamento carcerario. Quindi, delle norme che rendono più difficile la custodia cautelare, continuerà a discutere la Camera sulla base dei ddl presentati che, nei giorni scorsi, hanno fatto parlare di «provvedimenti pro Berlusconi». Nel frattempo si provvede a diminuire il numero dei detenuti. «Non ci sono in nessun modo elementi di pericolosità per i cittadini», ha detto il premier Letta, tentando di prevenire le polemiche sulle scarcerazioni anticipate. Il provvedimento farà aprire le porte delle celle per 1.700 detenuti che potrebbero diventare oltre 3.000 in due anni. Non chiamatelo «indulto o indultino», chiede la Cancellieri, «perché non c’è nulla di automatico» e «tutto viene affidato al giudice il quale prevede, se lo ritiene, l’uscita agevolata».

Rischio stangata sulla prima casa con il taglio delle detrazioni a molti costerà 100 euro più dell’Imu. L’articolo di Repubblica a firma di Roberto Petrini:

La legge di Stabilità è ad un passo dal traguardo con il voto di fiducia, ma la questione dell’Imu che segnato l’anno che si sta chiudendo, tra pasticci e incertezze, ancora non è risolta. E mentre tutti gli occhi sono puntati su Montecitorio, al Senato scoppia un altro caso: i «grillini» denunciano un condono per le costruzioni sulle aree demaniali ad opera di un emendamento di Pd e Scelta civica. I due partiti della maggioranza negano decisamente, l’autore della proposta, inserita nella discussione del decreto «Bankitalia », Federico Fornaro (Pd) parla di una «bufala», ammette l’esistenza di un emendamento «presentato d’intesa con il governo» e spiega che si tratta di «regolazioni di situazioni pregresse». Alla finel’emendamento è stato accantonato.

E’ la questione della tassa sulla casa tuttavia a sollevare le maggiori preoccupazioni. Con il testo ancora «caldo» per il voto il Commissione Bilancio è arrivato un disperato allarme dei Comuni italiani, per bocca del presidente della loro associazione, Piero Fassino: «Dalle nostre casse manca un miliardo e mezzo», ovvero il gettito della nuova tassa sulla casa che partirà dal prossimo 1° gennaio non assicura le risorse necessarie per assicurare la vita dei Municipi, i servizi essenziali e il welfare di prossimità. Ma c’è un secondo problema, ancor più grave. Lanuova tassa sulla casa che, dopo una serie di trasformismi verbali, si chiama Iuc, Imposta unica comunale, riduce drasticamente gli importi che i sindaci possono destinare alle detrazioni per le famiglie con figli a carico: in pratica 25 euro in media contro i 200 più 50 a figlio del vecchio regime del 2012, quando l’Imu si pagò per intero. Prendiamo le simulazioni fatte dalla Cgia di Mestre, come esempio: una famiglia con due figli, se l’aliquota, come si profila sarà portata al 2 per mille pagherà 101 euro in più rispetto al regime Imu, se l’aliquota salirà al tetto massimo del 2,5 per mille il salasso saràdi 137 euro in più. L’unico caso, improbabile, in cui si pagherà di meno è un’aliquota all’1 per mille per famiglie senza figli o con un solo figlio.

La web tax. La tassa su Google divide la sinistra Renzi frena: “Non è una grande idea”. L’articolo di Repubblica a firma di Valentina Conte:

Sale il livello dello scontro sulla Web tax. Il neo segretario del Pd Renzi ieri ha ribadito la sua contrarietà all’emendamento (già approvato) che introduce nella legge di Stabilità la tassa per i giganti di Internet. «Chiediamo a Letta di eliminare ogni riferimento alla Web tax e porre il tema durante il semestre europeo», ha insistito ieri il sindaco durante #matteorisponde, la chat settimanale su Twitter. Con il risultato di spaccare i deputati Pd alla Camera tra favorevoli e contrari alla cancellazione. Il ministro dello Sviluppo economico Zanonato (Pd), pur definendo l’emendamento «grossolano», lo difende e si schiera con le aziende italiane che «devono essere messe nelle stesse condizioni di quelle che vendono su Internet».

COSA prevede l’emendamento approvato alla Camera?

In realtà si tratta di due norme, entrambe votate e passate. La prima, proposta dal deputato Fanucci (Pd), impone alle aziende italiane di acquistare unicamente prodotti e servizionlinedasoggetti muniti di partiti Iva. La seconda, firmata dalla collega Covello (Pd), costringe chi compra servizi di pubblicità online e “servizi ad essa ausiliari” a regolare le transazioni esclusivamente mediante bonifico bancario o postale,per renderle tracciabili.

Qual è l’obiettivo delle norme?

Obbligare le multinazionali del Web ad aprire la partita Iva in Italia e costringerle così a rinunciare agliescamotagefiscali che consentono loro di non fatturare dove vendono i prodotti o servizi, ma laddove hanno la sede, di solito Paesi dotati di regimi fiscali agevolati. È il caso di Google in Irlanda e di Amazon in Lussemburgo.

Sono pratiche lecite?

Si, ma elusive. Un’inchiesta del settimanale americano BusinessWeek calcola in 3,1 miliardi di dollari i risparmi di tasse che Google si è assicurata solo tra il 2007 e il 2009 grazie aldouble Irish,il “doppio irlandese”. Una strategia fiscale legale che consente al colosso di Brin e Page di convogliare l’88% di quanto guadagnato, fuori dagli Usa, in Irlanda. Per poi dirottarlo – tramite società di facciata, anche questa irlandese – nei paradisi fiscali, come le Bermuda. In questo modo, nel triennio considerato, Google ha pagato il 2,4% di tasse, contro percentuali tra 4,5 e 25,8 dei concorrenti Apple, Oracle, Microsoft, Ibm.

Quanto ci guadagna l’Italia con le nuove norme?

La proposta Fanucci non è “cifrata”. L’altra – l’obbligo di bonifico – ha invece il “bollino” della Ragioneria generale. Secondo la relazione tecnica (che utilizza dati AgCom), tra Ires e Irap, gli incassi per l’erario sarebbero pari a 137,9 milioni nel 2014, 92 milioni nel 2015 e 101,3 nel 2016. Solo il fatturato italiano da raccolta pubblicitaria di colossi come Twitter, Facebook, Groupon, You-Tube, e-Bay valeva 1,5 miliardi nel 2012. Circa 3,2 miliardi il totale, considerati gli altri operatori web. Ne varrà 4,3 di miliardi nel 2015 (il mercato della pubblicità online cresce del 30-40% l’anno, del 1000% dal 2005). Facebook però nel 2012 ha versato all’Agenzia delle Entrate appena 132 mila euro, Google 1,8 milioni. La Apple 3 milioni (su circa 3 miliardi di fatturato). Insieme ad Amazon,6 milioni in quattro. Briciole.

L’incubo continua. Scommesse, ci risiamo lo scandalo investe Gattuso. L’articolo di Repubblica a firma di Giuliano Foschini e Marco Mensurati:

Associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Con questa accusa firmata dalla procura di Cremona — la stessa che dal 2011 sta indagando sul calcioscommesse italiano — gli uomini del Servizio centrale operativo (Sco) e della squadra mobile di Cremona si sono presentati ieri mattina nelle abitazioni dell’ex campione del mondo Rino Gattuso e dell’ex calciatore di Milan e Lazio, Christian Brocchi. In mano avevano il mandato di prelevare computer e agende e quaderni di appunti, insomma, tutto il materiale che in un eventuale processo potrebbe provare la loro partecipazione organica al «nuovo gruppo criminale dedito all’alterazione dei risultati delle gare del campionato italiano» scoperto in quest’ultima clamorosa tranche dell’inchiesta, per la quale ci sono più di 20 nuovi indagati. Alla fine, a quanto pare, gli uomini della polizia qualcosa di significativo l’hanno trovata. Nei prossimi giorni la analizzeranno e poi la contesteranno agli indagati, i quali hanno già protestato la propria innocenza facendo sapere di essere estranei ai fatti loro contestati, e hanno anzi chiesto di essere ascoltati dal giudice il prima possibile.

Gattuso e Brocchi, secondo l’accusa, erano invece parte integrante del gruppo criminale sgominato ieri. Un gruppo che lavorava in sinergia con gli altri già noti (quelli dei bolognesi, degli zingari e di Singapore, per capirsi) su tutto il territorio nazionale, e chedopo una breve sospensione delle attività a inizio 2012 aveva ripreso a operare indisturbato, nonostante tutto quello che, di retata in retata, veniva fuori da Cremona, da Bari, e dalle “inchieste” della procura sportiva.

«Vi è il concreto pericolo di ulteriori manipolazioni dei campionati in corso», scrive il giudice Guido Salvini nell’ordinanza di custodia cautelare con la quale, proprio mentre i due calciatori venivano perquisiti, altri poliziotti hanno arrestato Francesco Bazzani (detto Civ) e Salvatore Francesco Spadaro, i punti di riferimento della banda. In manette con loro anche altri due soggetti, Cosimo Rinci e Fabio Quadri (entrambi considerati vicini aSpadaro). I quattro e i loro complici, secondo l’accusa, nel 2013 avrebbero manipolato 53 partite in tutte le categorie del campionato italiano, di cui 4 in serie A. Ma la scia potrebbe essere molto più lunga di così, visto che almeno per una trentina di gare di A gli inquirenti hanno trovato, secondo le parole di Di Martino, “un fumus di manipolazione”. Tra queste, anche match di Inter, Milan eJuventus.