Scorie nucleari: deposito nazionale scelto senza parere sismologi. Daniele Martini, Il Fatto Quotidiano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 luglio 2015 11:56 | Ultimo aggiornamento: 13 luglio 2015 11:56
(foto Ansa)

(foto Ansa)

ROMA – “Grava tutto – scrive Daniele Martini del Fatto Quotidiano – sulle esili spalle di Massimo Chiappini l’enorme peso di scovare in Italia, terra di terremoti, un posto strasicuro dal punto di vista sismico dove stoccare chissà per quanti secoli i circa 60/90 mila metri cubi di scorie nucleari prodotte in passato e per il momento parcheggiate in Francia, in Gran Bretagna e in vari siti sparsi nella nostra penisola”.

L’articolo di Daniele Martini: Chi è Chiappini? Un dirigente dell’Istituto di geofisica e vulcanologia (Ingv), che al momento gestisce solo una delle sezioni territoriali, Roma 2, un signore a cui sono stati quindi affidati compiti prevalentemente amministrativi. E’ su lui, solo su lui, che è stata caricata la croce di una scelta delicatissima e con forti implicazioni economiche (l’affare dello stoccaggio vale circa 1 miliardo e 200 milioni di euro, i lavori per la costruzione dureranno almeno 8 anni).

Solo Chiappini è stato interpellato quasi a titolo personale in occasione di un paio di riunioni dall’Ispra (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale), l’ente che dopo tanti annunci deve ancora fornire alla Sogin e ai ministeri interessati, a cominciare da quello dell’Ambiente, lo studio dettagliato sulla scelta del luogo dove seppellire le scorie. Sentito dal ilFattoquotidiano.it Chiappini ha ammesso in due mail: «L‘Ingv non è stato coinvolto nella faccenda, io ho partecipato solo a due riunioni». La mappa del sito per le scorie è in preparazione da mesi in un clima di grande segretezza che non è un buon viatico per scongiurare l’effetto Nimby (Not in my backyard, fuori dalle mie parti). Ora all’Ispra assicurano al Fatto che la mappa sarà consegnata «a giorni» ai diretti interessati.

Il problema è che, a dispetto di tanta attesa, quel protocollo sta nascendo male proprio a causa della sostanziale emarginazione della comunità scientifica dei sismologi. E’ forse inutile ricordare che la valutazione del rischio sismico è uno degli aspetti fondamentali, forse il più importante di tutti, per l’individuazione di un sito sicuro. Non sono ammessi errori perché le conseguenze potrebbero essere tragiche esponendo gli italiani e l’ambiente ai gravissimi effetti di contaminazioni.

Conferma al Fatto Claudio Chiarabba, direttore della struttura Terremoti di Ingv: «Non sono stato affatto coinvolto nella vicenda». Con lui sono stati ignorati decine di scienziati, almeno una trentina, che hanno dedicato una vita allo studio dei sismi. Fonti interne all’Ingv sostengono che nella vicenda scorie le sezioni da coinvolgere dovevano essere almeno tre: il Cnt (Centro nazionale terremoti), Roma 1 e Palermo oppure Catania. Su «Il Foglietto della Ricerca», un giornalino indirizzato alla comunità degli scienziati italiani, i professori Enzo Boschi, ex presidente dell’Ingv per 12 anni, e Benedetto De Vivo hanno scritto sconsolati che non risulta ci sia «alcun reale parere sismologico dietro la mappa dei luoghi che dovrebbero accogliere le scorie» (…).