Sondaggio Pagnoncelli sul Corriere: “2 elettori Pd su 3 bocciano i sindacati”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 ottobre 2014 13:57 | Ultimo aggiornamento: 5 ottobre 2014 13:57
Sondaggio Pagnoncelli sul Corriere: "2 elettori Pd su 3 bocciano i sindacati"

Susanna Camusso (Foto LaPresse)

ROMA – “I sindacati pensano troppo alla politica e poco al lavoro”. Questo il motivo per cui 2 elettori Pd su 3 hanno bocciato i sindacati nel sondaggio di Nando Pagnoncelli pubblicato sul Corriere della Sera il 5 ottobre.

Nei giorni in cui si discute il Jobs Act del governo Renzi e l’articolo 18, il sondaggio di Pagnoncelli punta a

“verificare quale sia il rapporto degli italiani in generale e dei lavoratori dipendenti in particolare con le rappresentanze sindacali. Il primo tema inevitabile è relativo ai ceti che i sindacati rappresentano. Questo è un punto fortemente critico. Più di due terzi degli italiani pensa infatti che i sindacati non siano più in grado di rappresentare giovani, precari e dipendenti delle piccole aziende e che si siano ridotti, come in questi giorni si è detto da più parti, a rappresentare solo i garantiti (pensionati, dipendenti pubblici e di grandi aziende).

Si tratta di una posizione fortemente condivisa dagli elettori Pd, ma anche dai lavoratori dipendenti, dove la percentuale di accordo arriva al 72%. Più convinti di questo risultano i dipendenti di aziende private (75%), meno i dipendenti pubblici (60%) che, d’altronde, erano direttamente chiamati in causa dalla domanda.

L’idea che in questi anni i sindacati abbiano consentito condizioni migliori ai lavoratori prevale di stretta misura (51% è d’accordo, 45% non lo è) e in questo caso sembra riprodurre la classica frattura politica: estremamente critici gli elettori di Forza Italia, più favorevoli gli elettori centristi e Pd. Ma colpisce l’atteggiamento dei lavoratori dipendenti che solo per il 46% riconoscono ai sindacati questo ruolo storico. In questo caso con una divaricazione ancora più netta tra i dipendenti privati (41%) e quelli pubblici (61%)”.

 

L’accusa ai sindacati è di essersi dedicati eccessivamente alla politica piuttosto che alle esigenze dei lavoratori:

“Su questo aspetto, il fatto cioè che il ruolo politico dei sindacati li abbia portati a non preoccuparsi a sufficienza di chi lavora, l’accordo è straordinariamente netto: 74% condivide questa affermazione, solo 24% la contesta. E questa posizione diventa quasi un plebiscito tra i lavoratori dipendenti: ben 82% è d’accordo e senza differenze apprezzabili fra pubblico e privato.

Molti commentatori e analisti sottolineano il ruolo cruciale avuto dai sindacati in diversi momenti difficili del nostro paese e il ricordo di molti va agli accordi del ’92 con il governo Amato e soprattutto del ’93 con il governo Ciampi che viene citato come archetipo del metodo della concertazione e come episodio che ha salvato il paese dal baratro. Ma di questi momenti tra i cittadini rimane un ricordo sbiadito: solo 45% riconosce ai sindacati il merito di aver svolto un ruolo fondamentale in molti momenti critici della nostra storia, mentre per la maggioranza assoluta questo non è vero. Di nuovo in questo caso emerge netta la dicotomia tra dipendenti pubblici (51%) e privati (37%).

Ma alla fine per Renzi sembra rendersi necessario un accordo con i sindacati se vuole davvero arrivare in fondo con la sua riforma del mercato del lavoro. Lo pensa il 49% dei nostri intervistati (anche se una robusta minoranza, il 39%, pensa che riuscirà a procedere anche contro i sindacati). Queste proporzioni si ribaltano tra gli elettori del Pd che per il 57% pensano che Renzi ce la farà anche senza accordi. Le opinioni dei lavoratori dipendenti sono identiche alla media generale, ma ancora una volta con una netta spaccatura interna: sono i dipendenti privati a ritenere, assai più dei pubblici, che Renzi sarà costretto a trovare un accordo.

La priorità degli italiani è, oramai da tempo e sempre più intensamente negli ultimi anni, il lavoro. Ma contemporaneamente la fiducia nel sindacato si va contraendo (era il 48% nel 2006, oggi è scesa al 37%). Certo, da un lato è il fenomeno della disintermediazione per cui si tende ad eliminare i diversi gradi di rappresentanza. Ma dall’altro lato è forse davvero la perdita progressiva di rapporti con i lavoratori. Basti pensare che oggi (dati 2013) la maggioranza assoluta degli iscritti alla CGIL (52,5%) è formata da pensionati. Da questi dati e dai risultati del sondaggio odierno appare evidente la necessità di ripensare complessivamente la rappresentanza del mondo del lavoro e il suo rapporto con la politica. Anche perché, comunque sia, i sindacati sono una forza ancora imprescindibile del paese”.