Teniamoci Imu e Iva, eviteremo stangate: pil cala ancora, soldi non ce n’è

Pubblicato il 15 settembre 2013 17:30 | Ultimo aggiornamento: 15 settembre 2013 17:30
Teniamoci Imu e Iva, eviteremo stangate: pil cala ancora, soldi non ce n'è

Fabrizio Saccomanni: lasciamo stare la Imu…

Stangata o non stangata? Mentre Enrico Letta appare un po’ patetico quando agita la minaccia che cade il suo Governo ci toccherà pagare l’Imu, cosa che forse sarebbe ancora la soluzione migliore rispetto al mare di tasse che sta per abbattersi su di noi, intorno a lui e soprattutto intorno al suo ministro della Economia si intreccia un surreale balletto di ipotesi e cifre che viene riflesso sui giornali in modo contradditorio e confuso.

Aderente alla tesi della aggravata crisi con maggiori tasse è il Messaggero di Roma, che, sotto il titolo “Le cifre della crisi che si aggrava”, ha pubblicato questi quattro flash:

– 1,6%

Intorno a questo valore si dovrebbe collocare la nuova stima di decrescita del Pil per il 2013 che il governo inserirà nella nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza.

22%

È il livello al quale salirà l’aliquota ordinaria dell’Iva, dall’attuale 21, se il Governo non interverrà per modificare la norma oggi in vigore. Il costo dell’intervento è di circa un miliardo di euro.

2,5%

Per il 2014 il governo rivedrà in peggioramento anche le stime sui conti pubblici, rialzando fino al 2,5 per cento il rapporto tra disavanzo e Pil in precedenza stimato non oltre l’1,8 per cento.

Sempre sul Messaggero,Luca Cifoni sentenzia:

“Peggiora il bilancio 2014, resta in bilico l’aumento dell’Iva”.

Sul Corriere della Sera, Mario Sensini prova a tranquillizarci:

“«Non ci sarà bisogno di nessuna manovra» ribadiscono al ministero dell’Economia, «quest’anno l’Italia starà con il deficit sotto il 3% del prodotto interno lordo», aggiungono”.

Il linguaggio però è criptico:

“Se quest’anno l’Italia resterà fuori dalla procedura per i disavanzi eccessivi, da cui è appena uscita, tra l’anno prossimo e quello successivo avrà un “bonus” di bilancio di una dozzina di miliardi di euro. La spesa per il co-finanziamento nazionale dei fondi per i progetti europei verrebbe scomputata dal deficit pubblico. Anche dopo il 2015, e fino al 2020, ci sarebbe un risparmio annuo di 3 miliardi di euro, un buon pezzo di Imu. Per guadagnare quel bonus, però, bisogna stare assolutamente sotto il tetto nominale del 3% «virgola zero».

“Per quest’anno il rischio di sforamento del 3% è valutato dai tecnici di Palazzo Chigi e del Tesoro in termini «minimi». Tradotto, potrebbero essere 2-3 miliardi, magari tenendo conto anche dell’eventualità di dover rafforzare le coperture del vecchio decreto sull’Imu”.

Seguono cose che se le pensasse un ragioniere qualunque lo accuserebbero subito di nefandezze:

“Coprire uno slittamento marginale è possibile anche con alcune manovre di carattere puramente contabile verso la fine dell’anno, posticipando di pochi giorni una o più spese di tesoreria, anticipando un’entrata”.

 

Avverte infatti Roberto Petrini su Repubblica che manovre del genere

“finirebbero tuttavia subito nel mirino di Bruxelles”.

In realtà, e con ragione, la vera preoccupazione del Governo, riferisce ancora Mario Sensini

“è l’andamento dell’economia reale, del pil, cioè del denominatore di quel benedetto rapporto del 3%.

“Fino a pochi giorni fa c’era ottimismo sulla possibilità di ottenere il segno più, il primo dopo otto trimestri negativi, già nel terzo trimestre dell’anno. Poi i dati sulla produzione industriale di luglio hanno un po’ gelato le attese. Un ritorno anticipato della crescita, oltre a risolvere le tensioni sui conti di quest’anno, darebbe un ottimo spunto di avvio soprattutto per il 2014.

“La legge di bilancio del 2014 sarà varata dal Consiglio dei ministri nella settimana tra il 10 ed il 15 ottobre.

“I margini di bilancio restano risicatissimi. Le riforme e i nuovi programmi vengono impostati a parità di gettito […] ogni nuova spesa dovrà essere compensata da un taglio nella stessa amministrazione. Per la riduzione del cuneo fiscale, o comunque delle tasse sul lavoro, il governo al momento ipotizza un pacchetto di sgravi da 5-6 miliardi di euro. Altri 2-3 ne servono per dare fiato ai Comuni e ridurre, insieme alla riforma, le tasse sulla casa. E, più o meno, qui sono finiti i soldi: i margini sarebbero esauriti soprattutto se non ci dovesse essere una ripartenza rapida dell’economia”.

Su Repubblica, Roberto Petrini vira decisamente sul cupo;

“Crescono i timori per il deficit Tesoro a caccia di 3 miliardi. La situazione dei conti pubblici si complica. Secondo alcune stime, di fonte parlamentare, il rapporto deficit-Pil di quest’anno avrebbe già superato il 3 per cento e si starebbe avviando verso il 3,5 per cento.

“Per questo motivo la tensione intorno al bilancio dello Stato è cresciuta e il decreto “Fare 2”, che avrebbe stabilizzato 350 mila precari con il costo di 3 miliardi, è stato frettolosamente rinviato”,

mentre il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, tornato sull’argomento, pur

“ammettendo l’eventualità di “eventuali aggiustamenti” nei conti pubblici”

insiste che

“si tratta di fenomeni “minimi e gestibili””.

Tutta colpa del taglio della Imu, cioè di Berlusconi e della sua stupia idea demagogica peronista, populista, fascista non certo di destra:

“Le coperture dell’ultimo decreto che ha cancellato la metà della tassa vengono ritenute “ballerine”.In particolare i 600 milioni che si dovrebbero incassare entro l’anno dal concordato sulle multe per le slot machine (su un totale di 2,5 miliardi comminati) sarebbero oggettivamente in forse: si dovrebbe pensare infatti che una volta messe a ruolo le cartelle di pagamento tutti gli interessati paghino entro il 2013 senza far ricorso. Altri dubbi vengono espressi in Parlamento sul gettito che dovrebbe emergere, in termini di Iva, dal pagamento dei debiti della pubblica amministrazione: si osserva che i tempi dei pagamenti non sono certi e parte del miliardo previsto potrebbe entrare nelle casse dello Stato il prossimo anno.

“Ma anche se fosse scavalcato l’ostacolo rappresentato dalle coperture, c’è da mettere mano alla ricerca delle risorse per il definitivo accantonamento dell’Imu per il 2013 e per scongiurare l’aumento dell’Iva dal primo del prossimo mese di ottobre: circa 3 miliardi. Senza contare che il peggioramento delle stime sul Pil e l’aggravarsi della recessione (dall’1,3-1,4 previsto all’1,8-2 per cento) abbatte automaticamente il gettito.

Petrini la butta là con nonchalance, ma l’idea non è affatto prima di quello elementare buon senso che tanto spesso manca al mondo:

“L’ancora di salvezza — che qualcuno in Parlamento comincia ad ipotizzare — potrebbe essere la rinuncia agli interventi su Imu o Iva in cambio di una operazione sostanziosa sul cuneo fiscale che troverebbe l’appoggio di sindacati e Confindustria”.

Sarebbe anche scongiurato, o almeno ridotto, il rischio di nuove e maggiori tasse.

Nel gioco di specchi che fa somigliare la politica italiana a un romanzo di Le Carré, può anche essere che tutto, la minaccia di nuove maggiori tasse come la sirena del cuneo fiscale, miri  smontar l’idea della Imu che, pur essendo in sé scema, costituir una arma letale n mano a Berlusconi in campagna elettorale”.

Ma gli argomenti del Governo non sono banali…