Ilva, tra diritto penale e ecologisti. Angelo Panebianco: “Saluti all’industria”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 settembre 2013 9:58 | Ultimo aggiornamento: 16 settembre 2013 9:58
Ilva, tra diritto penale e ecologisti. Angelo Panebianco: "Saluti all'industria"

Ilva, tra diritto penale e ecologisti. Angelo Panebianco: “Saluti all’industria” (foto Lapresse)

ROMA – La vicenda Ilva può essere sintomatica dell’emorragia dell’industria pesante italiana. Ne è convinto Angelo Panebianco che nell’editoriale pubblicato sul Corriere della Sera il 15 settembre ha detto esplicitamente “tanti saluti all’industria”.

Secondo Panebianco infatti

La vicenda dell’Ilva è un disastro in sé e l’ennesima tappa di un processo di de- industrializzazione da tempo in atto nel Paese che sta lasciando dietro di sé macerie fumanti e povertà. La chiusura degli stabilimenti Ilva in Lombardia, conseguenza della vicenda giudiziaria di Taranto, era prevedibile. A nulla sono valsi i tentativi dei governi (si ricordi il braccio di ferro fra il governo Monti e i magistrati tarantini) di impedire il disastro. Che sarà occupazionale e non solo.

Panebianco distingue tra dovere della giustizia e flessibilità nel cercare di mantenere i posti di lavoro

La vicenda dell’Ilva di Taranto doveva essere gestita con buon senso. Si doveva contemperare l’esigenza della bonifica e la salvaguardia di una industria di grande importanza. A questo miravano richieste e provvedimenti dei governi. Non è stato così. Anziché procedere con la cautela che la problematicità del quadro consigliava si sono irrisi gli esperti che invitavano alla prudenza nei giudizi e la magistratura è andata avanti come un caterpillar

Panebianco analizza due aspetti del caso Ilva che secondo lui sono sintomatici dell’ingerenza della magistratura nella vita industriale italiana:

Il primo riguarda l’esondazione del diritto penale. Il diritto penale è, fra tutte le forme del diritto, la più primitiva e barbarica: precede storicamente le forme più sofisticate (il diritto civile, amministrativo ecc.) che la civiltà ha via via inventato. Per questo, dovrebbe, idealmente, essere attivato solo in casi estremi, dovrebbe avere un ruolo circoscritto.

Il secondo aspetto riguarda la diffusione di una particolare sindrome, un orientamento anti-industriale, travestito da ecologismo, che punta alla decrescita, alla de-industrializzazione, perché tratta l’industria in quanto tale come una minaccia per l’ambiente. Da utile mezzo per contrastare le esternalità negative (i costi collettivi prodotti dall’inquinamento) l’ecologismo è diventato un’arma ideologica al servizio della mobilitazione anti-industriale (si veda il bel saggio di Carlo Stagnaro sull’ultimo numero della rivista Limes ).