Travaglio-Santoro, pace forzata: 30% Servizio Pubblico è del Fatto (De Marchis)

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 Ottobre 2014 - 10:31 OLTRE 6 MESI FA
Travaglio-Santoro, pace forzata: 30% Servizio Pubblico è del Fatto (De Marchis)

Travaglio-Santoro, pace forzata: 30% Servizio Pubblico è del Fatto

ROMA – “Continuiamo il rapporto, ma decido io la linea”. Tra Michele Santoro e Marco Travaglio è pace forzata. Costretti entrambi a mettere una toppa su quello strappo in diretta tv nella scorsa puntata di Servizio Pubblico, che ha visto il vicedirettore del Fatto Quotidiano abbandonare lo studio dopo un vivace battibecco con il conduttore.

Non è la prima volta che i due si trovano in disaccordo e in passato non sono mancate discussioni anche accese, ma mai finora si era visto un gesto tanto plateale da mettere in dubbio la prosecuzione di un rapporto di così lunga durata. Santoro apre le porte al collega, ma chiede che l’editorialista rispetti le regole. Travaglio invece nel suo editoriale di sabato 18 ottobre torna alla carica contro il governatore della Regione Liguria, Claudio Burlando, e sulle responsabilità politiche dell’alluvione di Genova. Che è stato il casus belli della lite con Santoro. 

Ma i dissapori tra i due giornalisti saranno costretti a rientrare. Anche perché il 30% della società che produce il programma di Michele Santoro è del quotidiano fondato da Marco Travaglio.

Scrive Goffredo De Marchis sul quotidiano la Repubblica:

È probabile che Santoro e Travaglio si trovino insieme nello studio di Servizio Pubblico anche giovedì prossimo. È invece impossibile che tra i due scoppi la pace. Da molti mesi la loro è una convivenza forzata, fatta più di silenzi che di dialogo. Lavorano insieme, vivono in una realtà di complicati intrecci societari, ma non si amano più come prima. A malapena si sopportano. Dunque, la plateale lite andata in onda l’altra sera, con Santoro che invita Travaglio a non insultare gli ospiti e il giornalista del Fatto che prende cappello e abbandona lo studio si ricomporrà forse per ragioni di reciproco interesse, ma il rapporto è logorato, finito. Lo si capisce ascoltandoli mentre si negano alla richiesta di un’intervista. Battute lasciate sospese e nessuna voglia di minimizzare. Santoro preferisce pubblicare sul sito del programma una nota che è un appello a proseguire la collaborazione:

“Per quanto mi riguarda, non ho problemi a continuare il nostro rapporto nel rispetto della linea editoriale che prevede attenzione e ascolto nei confronti di tutti”. Poi detta le condizioni: il conduttore è lui e decide lui la scaletta, l’argomento, il rispetto che si deve agli ospiti. Travaglio, con cortesia, dice che deve riflettere «serenamente» sul futuro. E per il momento tace. A meno che oggi sul Fatto non offra la sua versione. Di sicuro sul giornale comparirà una cronaca di quanto accaduto. Se tutto fosse finito 48 ore fa davanti al pubblico a casa (non più numeroso come un tempo), amici come prima, scrive Santoro. Quasi amici. «Per lui ci sarà sempre una porta aperta. Marco è un giornalista eccellente e il suo giornale è essenziale per il pluralismo».

Il giornale, ovvero il Fatto, e Beppe Grillo sono all’origine del contrasto, che risale ormai a parecchio tempo fa. Già la scorsa edizione aveva evidenziato degli attriti. Perché Santoro apprezza le doti del comico genovese, ma non il populismo, non la tendenza dell’M5s a seguire gli umori violenti dei social network. Travaglio invece considera il Movimento 5 stelle un fenomeno non passeggero e fondamentale per svelare e risolvere la crisi italiana. Michele poi rimprovera a Marco certi toni inquisitori che allontanano gli ospiti dal programma e per questo, dicono, lo spazio di Travaglio è finito in fondo alla trasmissione.

Anche Travaglio però è scontento: si lamenta per come Santoro prepara le puntate, per come il talk show viene confezionato. Questo dissenso è già emerso in una recente polemica tra il Fatto e Santoro. Il quotidiano ha svolto un’inchiesta per evidenziare la crisi di audience dei dibattiti televisivi. Il conduttore ha risposto in video ricordando che i giornali non godono certo di una salute migliore. Compreso quello di Padellaro e Travaglio. Eppure Servizio pubblico e il Fatto sono una join venture, legati a doppio filo anche negli assetti societari. Il 30 per cento di Zerostudio, la casa di produzione che confeziona la trasmissione e vende poi il pacchetto a Urbano Cairo, editore di La7, è di proprietà del Fatto. Addirittura gli amministratori delegati delle due aziende sono la stessa persona: Cinzia Monteverdi.

Monteverdi è vicinissima a Travaglio, ma allo stesso tempo è molto amica di Santoro. Per dire: la manager vive a Roma in affitto in una casa del conduttore. Grazie anche a Servizio pubblico, il Fatto divide degli utili cospicui a fine anno. Travaglio possiede circa l’8 per cento delle quote del giornale e siede nel consiglio di amministrazione. Le ragioni del capitalismo dunque suggeriscono di continuare insieme, di non sciogliere la coppia più di successo nella storia dei talk. Le ragioni del cuore e della testa invece porterebbero a una separazione immediata, senza tanti convenevoli. Nonostante una storia comune lunghissima, nonostante la lunga e vittoriosa battaglia contro l’editto bulgaro di Berlusconi che escluse Santoro e Travaglio dalla Rai per quattro anni prima del ritorno su Raidue con Annozero. E con ascolti stellari.