Ylenia Carrisi, ipotesi serial killer: punti deboli e forti

di redazione Blitz
Pubblicato il 19 Novembre 2015 16:38 | Ultimo aggiornamento: 19 Novembre 2015 16:59
Ylenia Carrisi e l'identikit della donna trovata morta negli Usa

Ylenia Carrisi e l’identikit della donna trovata morta negli Usa

ROMA – Ylenia Carrisi è stata davvero uccisa da un serial killer nei primi giorni del 1994? Il Fatto Quotidiano ripercorre le tappe della lunga vicenda della scomparsa relativa alla figlia di Albano Carrisi e Romina Power. Analizzando pro e contro di questa ipotesi:

Nelle ultime ore l’agente speciale Dennis Haley ha reso una deposizione al tribunale di Bartow, una cittadina tra Tampa e Orlando, raccontando come sia arrivato alla pista di Ylenia. Quando Jesperson confessò il reato disse che la ragazza che aveva strangolato si faceva chiamare Suzy o Suzanne.

Ho chiesto aiuto a Paul Moody, un disegnatore forense che lavora per l’ufficio dello sceriffo di Palm Beach – ha testimoniato l’investigatore – e che con le ossa del volto ritrovate ha messo insieme un’immagine che dovrebbe corrispondere a quella della ragazza senza volto”. Questa ricostruzione va ad aggiungersi all’identikit realizzato con l’aiuto della descrizione fornita dal serial killer. L’agente ha indagato per anni sui casi di giovani donne scomparse in Florida e negli Stati vicini, fino a quando in un blog ha letto che anche Ylenia – così raccontava un’amica nel 2012 – si faceva chiamare Suzanne. Confrontando l’identikit e la nuova immagine con le foto di Ylenia, il detective ha notato la somiglianza. Non solo: dopo la recente diffusione della ricostruzione del volto con le ossa sono arrivate diverse e-mail e decine di telefonate nelle quali si ipotizza che si tratti della ragazza scomparsa a New Orleans nel 1994. L’agente ha mostrato diverse foto a Jesperson e lui ha scelto subito quello della figlia di Al Bano e Romina Power.

Ma ci sono delle lacune in questa ricostruzione.

La prima perplessità riguarda gli assegni turistici (traveller’s cheque) lasciati da Ylenia in albergo. È più plausibile che una ragazza intenzionata a viaggiare attraverso gli Stati Uniti li porti con sé. Questo non è avvenuto, tanto che il trombettista Alexander Masakela, tra i primi sospettati per la sua scomparsa (arrestato e poi scarcerato), cercò di pagare la sua permanenza in albergo proprio con gli stessi travellers chèque. Non solo. Negli stessi giorni in cui è scomparsa Ylenia, si erano perse le tracce anche di un’altra ragazza bionda proveniente dal West Virginia che si chiamava proprio Suzanne. Aveva appena 15 anni, ma ne dimostrava qualcuno in più. La notte del 6 gennaio 2014 una giovane donna si gettò nelle acque del fiume Mississipi. Unico testimone il guardiano notturno dell’Acquarium of America, Albert Cordova.

In quel periodo a New Orleans c’erano almeno 150 ragazze scomparse. Gli furono mostrate molte foto, tra cui quelle di Ylenia, ma il guardiano riconobbe quella della quindicenne. Qualche giorno dopo l’adolescente chiamò i genitori per dire che si era allontanata spontaneamente e che voleva viaggiare attraverso gli Stati Uniti. Poi scomparve di nuovo e nessuno l’ha mai più rivista. Dopo la denuncia presentata da Al Bano il 26 gennaio, in America quello di Ylenia diventò un vero e proprio caso di scomparsa. A seguirlo anche Ronald Brink, considerato uno dei migliori poliziotti della Louisiana. Fu lui a mostrare di nuovo le foto di Ylenia al guardiano e questa volta lui la riconobbe come la ragazza che si era gettata nel fiume. All’epoca le ragazze potevano essere scambiate, magari da chi non le conosceva bene? Il dubbio, di conseguenza, è che la ragazza uccisa dopo aver chiesto un passaggio fosse in realtà la 15enne del West Virginia. Una domanda che avrà presto una risposta. Definitiva.