Coronavirus, riaprire il 4 maggio? Guerra (Oms) frena: “Serve estrema cautela”

di redazione Blitz
Pubblicato il 9 Aprile 2020 10:59 | Ultimo aggiornamento: 9 Aprile 2020 10:59
Coronavirus, riaprire il 4 maggio? Guerra (Oms) frena: "Serve estrema cautela"

Coronavirus, riaprire il 4 maggio? Guerra (Oms) frena (Foto archivio Ansa)

ROMA  –  E’ ipotizzabile una riapertura il 4 maggio? “Non deve chiederlo a me, dipende dalla politica. La scienza e la ricerca forniscono elementi che sono vicini alla certezza, e la scienza consiglia estrema cautela in questo momento”. Lo ha detto Ranieri Guerra, vicedirettore generale delle iniziative strategiche dell’Oms (l’Organizzazione mondiale della Sanità) intervenendo ad Agorà su Rai 3. 

Secondo Guerra ci vuole cautela perché serve “una conoscenza che ancora non abbiamo sulla circolazione vera del virus nella popolazione”. Quindi, bisogna considerare “l’ipotesi di un’apertura progressiva che tenga in considerazione come prioritaria la filiera economico-produttiva” ma anche in questo caso, ha ammonito Guerra, “la valutazione del rischio deve essere complessiva non è esclusivamente legata al posto fisico dove una persona lavora, bisogna considerare che le persone ad esempio prendono mezzi pubblici. Quindi, nelle aziende bisogna modulare una modalità diversa di lavoro, garantendo il distanziamento. Si tratta – ha insistito – di una misura che deve tenere conto del movimento delle persone, dal momento in cui si esce da casa a quello in cui si arriva al lavoro e poi si torna a casa”. 

Già ieri, mercoledì 8 aprile, il vicedirettore dell’Oms aveva frenato sulla Fase 2: “Non c’è ancora una diminuzione netta” dei contagi “ma solo un rallentamento, riaprire ora è difficile”, abbandonare le misure di contenimento sarebbe “deleterio: la curva sta diminuendo ma può risalire con nuovi focolai” e questo “vanificherebbe tutti i sacrifici fatti finora. E’ il momento di serrare le fila”.

Guerra avrebbe suggerito una riapertura “a fasi” per “classi di lavoro, tipologia geografica e classe di età”: si fa un passo e poi, a distanza di un paio di settimane si procederà con le aperture successive in modo da contenere l’eventuale esplosione del nuovo focolaio. Ma solo, se ci saranno dei “requisiti minimi”: vale a dire la capacità da parte del sistema sanitario di identificare con assoluta certezza entro 24-36 ore la casistica sospetta, con una presenza pervasiva sul territorio. E senza, è l’altro avvertimento dell’Oms, contare sui test sierologici, perché “un test certo al 100% non esiste. Scordatevi che ci sia la patente di immunizzato”. (Fonti: Ansa, Agi)