Coronavirus, Crisanti: “Austria fa bene a non aprire all’Italia. Ci sono ancora un sacco di casi”

di redazione Blitz
Pubblicato il 4 Giugno 2020 11:15 | Ultimo aggiornamento: 4 Giugno 2020 11:32
Coronavirus, Crisanti: "Austria fa bene a non aprire all'Italia. Ci sono ancora un sacco di casi"

Coronavirus, Crisanti: “Austria fa bene a non aprire all’Italia. Ci sono ancora un sacco di casi”

ROMA – “L’Austria fa bene a non riaprire all’Italia”. Lo sostiene Andrea Crisanti, direttore di Microbiologia e Virologia all’Università di Padova, che in collegamento con Agorà, su Raitre, spiega che “ci sono ancora un sacco di casi”. 

Anche noi dovremmo stare attenti, secondo l’esperto, “nei confronti di Usa e Sud America”. Ma anche con alcuni Paesi europei: “Bisognerebbe fare delle differenze, stabilire dei criteri, fare il tampone e fare in modo che tu sia rintracciabile posto in isolamento se positivo”. 

Il virologo spiega poi che tutta la popolazione di Vo’ Euganeo, primo focolaio in Veneto, è stata testata. “Abbiamo fatto tre tipi di test, il tampone, il test sierologico e l’analisi medica di tutta la popolazione”, spiega.

“Per quanto riguarda il tampone confermiamo che non ci sono nuovi casi positivi. Il test sierologico invece ha rivelato delle sorprese molto interessanti: c’è un numero importante di persone che al primo campionamento del 25 febbraio stavano bene e che invece ora hanno anticorpi”.

“Quindi, circa il 5% della popolazione di Vo’ Euganeo ha gli anticorpi e questo ci permette di datare l’ingresso del virus dalla prima/seconda settimana di gennaio”. 

Questo significa anche che la tesi di Alberto Zangrillo, secondo il quale “il virus non esiste più clinicamente”, sono “una follia”.

“Se Zangrillo fosse andato a Vo’ Euganeo – spiega Crisanti – la prima settimana di gennaio avrebbe detto che il virus clinicamente non esisteva e poi avrebbe visto cosa ha fatto…”

“Questo virus ancora non lo comprendiamo – sostiene il virologo – non comprendiamo perché c’è un numero così elevato di asintomatici e non comprendiamo perché a un certo punto, raggiunta una soglia critica, le persone cominciano ad ammalarsi in modo così grave e con conseguenze così devastanti”.

“In questo momento – conclude – c’è poca trasmissione ma non significa che non c’è pericolo. Non esiste il rischio zero in questo momento”.

Quanto all’App Immuni, per Crisanti “è potenzialmente è una buona idea. Ma così com’è concepita e con i livelli di identificazione dei casi penso che abbia un impatto molto, molto basso”.

“Penso che per avere un impatto dovrebbe essere scaricato almeno dal 90% degli italiani”. (Fonte: Agorà).