Coronavirus, Rezza (Iss): “Non ha senso riaprire a scaglioni le Regioni. Resteremo a distanza anche dopo”

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 Aprile 2020 8:40 | Ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2020 8:59
Coronavirus, Rezza (Iss): "Non ha senso riaprire a scaglioni le Regioni. E resteremo a distanza anche dopo"

Coronavirus, Rezza (Iss): “Non ha senso riaprire a scaglioni le Regioni. E resteremo a distanza anche dopo” (Foto Ansa)

ROMA – Non ha senso riaprire a scaglioni il Paese. Ne è convinto Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, che in una intervista a Repubblica spiega che sarebbe anzi “rischioso” far ripartire alcune zone d’Italia prima di altre.

E anche quando il blocco totale finirà, quando cioè la curva dei contagi finalmente calerà, dovremo restare comunque a distanza. Non sarà insomma un ritorno alla normalità come l’abbiamo sempre pensata: l’Italia dopo il coronavirus sarà molto diversa. L’epidemiologo afferma: “Guarderei alle chiusure, a parte che forse avrei fatto alcune zone rosse in più in Lombardia, quando sono stati presi i provvedimenti per tutta Italia di certo hanno frenato la corsa del virus al centro-sud”.

“Invece nei pochi giorni che alcune regioni del nord sono state chiuse e le altre no abbiamo visto le fughe da quelle aree. Per questo forse riaprire in modo scaglionato può non essere efficace. E poi la maggior parte delle attività produttive stanno proprio al nord. Che facciamo, lo apriamo dopo perché ha avuto una maggiore diffusione del virus?”.

Rezza spiega precisa che “alcune attività produttive si potranno riaprire, ovviamente mettendo in sicurezza i lavoratori. E andrà messo in piedi un programma di individuazione rapida di eventuali casi”.

L’esperto ipotizza un “un sistema di allerta territoriale, che ci permetta di intercettare subito nuovi focolai. Se abbattiamo finalmente la trasmissione, poi dobbiamo evitare che tutto riparta. Vanno intercettati i casi grazie ai medici di famiglia e ai dipartimenti di prevenzione delle Asl e messi subito in quarantena”.

Rezza aggiunge che “bisogna anche tentare di promuovere il telelavoro in tutti quei settori nei quali è possibile” e “quando si riapre bisogna mantenere il distanziamento sociale. Quindi anche sui mezzi devono essere presi provvedimenti per ridurre la capienza”. 

Fonte: Repubblica