Salute

Dieta per le intolleranze alimentari: cosa mangiare e cosa evitare

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Dieta per le intolleranze alimentari: cosa mangiare e cosa evitare

ROMA – Spesso si segue una dieta per perdere peso e migliorare la salute. Ma che succede in presenza di problemi all’intestino dovuti ad una intolleranza alimentare, quando in altre parole, si soffre di uno dei disturbi più comuni qual è la sindrome dell’intestino irritabile o IBS (Irritable Bowel Syndrome)?

Si tratta di una patologia che comporta gonfiori e crampi addominali, e una variazione nella dieta potrebbe essere la mossa giusta. Cambiarla può aiutare a risolvere problemi specifici all’intestino, in questo caso si tratta di riavviare il microbioma: è come riavviare il computer e, sul fronte intestinale, vuole dire ricominciare da capo.

Certo, non è semplice come spegnere e riaccendere un pc: è un processo che solitamente richiede circa 4 settimane e comporta l’eliminazione dalla dieta di alcuni alimenti che successivamente andranno reintrodotti, insieme a prebiotici e probiotici, per aumentare i batteri intestinali buoni.

In presenza di sintomi significativi, ovviamente è bene consultare un medico: perdita di peso inspiegabile, cambiamenti nelle abitudini intestinali, sanguinamento, malessere o il sospetto di avere un’allergia alimentare.

I sintomi di allergia alimentare si verificano entro pochi minuti da quando si è entrati in contatto con il cibo e possono includere rash cutaneo, difficoltà respiratorie, prurito o gonfiore. Sono rari e molto diversi dalle intolleranze alimentari, i cui sintomi si verificano ore dopo aver mangiato.

Prima di apportare modifiche drastiche, un’ottima cosa sarebbe quella di tenere un diario dettagliato degli alimenti, scrivere singolarmente ciò che si mangia, in quanto tempo ed eventuali sintomi. Sarà utile anche a capire se i sintomi, che vanno riportati sul diario, sono di origine alimentare e quali cibi non tollera l’intestino.

Su cleverguts.com/reboot-your-biome c’è la possibilità di stampare il diario, oppure si può provare con un’applicazione, ad esempio Cara per iPhone o Android, che aiuta a registrare il cibo e sintomi e poi collegarli, scrive il Daily Mail.

Il riavvio è destinato ad aiutare dolcemente a riparare e nutrire l’intestino. Ciò significa evitare alcuni dei cibi più di frequente associati al disagio digestivo come latticini, glutine, verdure, vino, birra che alcune persone non digeriscono e fermentano nell’intestino causando dolori, gonfiori e flatulenza.

Andrebbero eliminati:

  • Glutine e cereali raffinati.
  • Prodotti lattiero-caseari, in particolare latte.
  • Legumi secchi, fagioli, lenticchie, ceci, che contengono lectina e provocano gonfiore; potranno essere reintrodotti dopo 2 settimane da chi è vegetariano per mantenere l’assunzione di proteine.
  • Verdure molto fibrose come i fagiolini, cavolo o topinambur.
  • Alcool e dolci.

Vanno introdotte:

  • Almeno sette porzioni di verdura e frutta al giorno, costituite principalmente dalle verdure, meglio se barbabietole, carote, broccoli, zucca, zucchine e melanzane.
  • Proteine ​​di buona qualità, per aiutare la riparazione della parete intestinale: almeno 45-60 gr al giorno di pollo, salmone, uova.
  • Foglie amare e insalate di agrumi per favorire la digestione prima di un pasto.
  • Grassi come olio d’oliva o olio di cocco, avocado, noci e semi.

Dopo quattro settimane di dieta si potrà iniziare a reintrodurre i cibi esclusi, un alimento per volta per tre giorni. Mangiare una porzione normale del cibo sospetto e se i sintomi nei giorni successivi tornano, andrà eliminato. Consentire un recupero di qualche giorno prima di reintrodurre un altro alimento e utilizzare il diario per scrivere i sintomi.

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