Eternit ucciderà ancora. Picco dei decessi nel 2020, già 35 le vittime nel 2012

Pubblicato il 15 Maggio 2012 8:43 | Ultimo aggiornamento: 15 Maggio 2012 10:47

CASALE MONFERRATO – L’eternit ucciderà ancora. Il picco delle morti sarà nel 2020, per poi discendere nell’arco di 10-15 anni. Queste le stime di cui parla a La Stampa il ministro della Salute Renato Balduzzi. Le morti per mesotelioma pleurico, che altro non è che il cancro collegato alla tossicità dell’amianto, a Casale Monferrato da gennaio sono già 35. I morti dal 1970 per malattie legata all’esposizione all’amianto sono oltre 1800. La sentenza storica del Tribunale di Torino, che ha condannato a 16 anni di carcere il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Louis De Cartier ha il sapore della giustizia, ma il retrogusto è amaro per le vite umane spezzate.

Marco Giorgecelli, Claudia Del Rosso, Cristina Bardone e Giovanni Manfredi sono solo alcune delle vittime silenziose della “grande fabbrica che dava lavoro alla città”, come gli abitanti la definivano prima dei scoprire la malattia ed i danni che ha causato. Vittime silenziose e indirette. Loro non hanno mai lavorato nella “grande fabbrica”, ma si sono ammalati per l’impatto dell’amianto sull’ambiente e sulla città in cui vivevano.

Nonostante la Eternit a Casale Monferrato sia stata chiusa nel 1986, il mesotelioma pleurico è un male con tempo di latenza lunghissimi. Possono passare anche 50 anni prima che la malattia si manifesti con tutte le sue conseguenze e la sua sentenza di morte. L’Hospice Zaccheo, la “casa” dei malati terminali di Casale Monferrato, ha denunciato che ogni anno sono in media 60 le nuove diagnosi di mesotelioma. Dati che però non tengono conto dei malati e dei morti in altre strutture ospedaliere.

La dottoressa Daniela Degiovanni, oncologa, è il primario dell’Hospice Zaccheo, ha spiegato a La Stampa: “Da cinque o sei anni a questa parte nel Casalese ci sono una cinquantina di nuove diagnosi di mesotelioma pleurico all’anno. Fino a una decina di anni fa erano la metà: venticinque o al massimo trenta nuovi malati –  e sui lunghi tempi di latenza dice – . I malati di oggi sono i bambini degli Anni Sessanta che respiravano concentrazioni altissime di polvere d’amianto quando la Eternit era al massimo della produzione”.

Oltre al mesotelioma gli abitanti di Casale convivono con la paura di ammalarsi, spiega la Degiovanni: “Si vive male perché si ha la sensazione di potersi ammalare in ogni momento. E perché la generazione che si sta ammalando adesso è la più sensibilizzata e la più informata. Paradossalmente il know-how che abbiamo diventa qualcosa che fa vivere con molto più dramma il dramma. Tutti sappiamo che questa malattia, in media, lascia un anno di vita. E tutti sappiamo che non arriva per una fatalità: sappiamo a chi dare la colpa, sappiamo che poteva essere evitata, e tutto questo aumenta la sofferenza”.

La sentenza  del Tribunale di Torino per il ministro Balduzzi “segna un momento molto importante di risensibilizzazione nazionale su un problema nazionale come l’amianto e l’asbestosi, che produce una ‘morte sottile’, una malattia con latenza di circa 40 anni che spesso è stato difficile farla considerare come tale”.

La battaglia del ministero della Salute, spiega Balduzzi, si muove su due fronti: promuovere la ricerca per trovare risposte terapeutiche adeguate al mesotelioma pleurico e collaborare col Ministero dell’Ambiente per le bonifiche. Balduzzi precisa che le risorse per fare ricerca ci sono ma va migliorato il coordinamento dei progetti esistenti, mentre bisogna continuare la ”sorveglianza e la presa in carico” delle persone esposte al rischio amianto, ”a cominciare da chi fa le bonifiche”. Occorre tener conto, aggiunge, che ”al contrario dell’Italia a livello globale non si e’ smesso di produrre amianto”, il che significa che ”il pericolo non e’ venuto meno, ma aumenta”.