Hikikomori, migliaia di giovani auto-reclusi in casa: hanno tra 14 e 25 anni, vivono solo davanti al pc

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 febbraio 2018 14:13 | Ultimo aggiornamento: 16 febbraio 2018 14:13
Hikikomori, migliaia di giovani auto-reclusi in casa: hanno tra 14 e 25 anni, vivono solo davanti al pc

Hikikomori, migliaia di giovani auto-reclusi in casa: hanno tra 14 e 25 anni, vivono solo davanti al pc

ROMA – Sempre più giovani tra i 14 e i 25 anni scelgono di rinchiudersi in casa, passando ad una vita virtuale fatta di videogame e chat. Sono gli “hikikomori”,  dal giapponese “stare in disparte”. Vivono di notte e dormono di giorno, evitano ogni contatto e confronto con mondo esterno e a malapena parlano con genitori e parenti. Se in Giappone il fenomeno ha raggiunto il milione di casi, in Italia c’è stato un vero e proprio boom, con migliaia di casi.

Matteo Zorzoli sul sito Business Insider scrive che gli hikikomori non studiano, né lavorano e non anno amici. Marco Crepaldi, fondatore di Hikikomori Italia, spiega al giornalista:

“E’ un male che affligge tutte le economie sviluppate. Le aspettative di realizzazione sociale sono una spada di Damocle per tutte le nuove generazioni degli anni Duemila: c’è chi riesce a sopportare la pressione della competizione scolastica e lavorativa e chi, invece, molla tutto e decide di auto-escludersi”.

Questo fenomeno sociale ha dei confini ancora poco chiari, ma non si tratta di semplici “bamboccioni” né di Neet, giovani che non studiano e non lavorano, ma proprio di una patologia clinica definita nel Dsm come sindrome culturale giapponese:

“Molto spesso viene confuso con sindromi depressive e nei peggiori casi al ragazzo viene affibbiata l’etichetta della dipendenza da internet – spiega Crepaldi –. Una diagnosi di questo genere normalmente porta all’allontanamento forzato da qualsiasi dispositivo elettronico, eliminando, di fatto, l’unica fonte di comunicazione con il mondo esterno per il malato: una condanna per un ragazzo hikikomori”.

I primi “sintomi” vengono accusati durante il periodo scolastico, quando ragazzi e ragazze iniziano a isolarsi sempre di più, spesso per via di un “evento precipitante” che può sembrare insignificante agli occhi delle altre persone, ma non alla sensibilità dell’hikikomori:

“Un avvenimento innocuo agli occhi delle altre persone, ma che contestualizzato all’interno di un quadro psicologico fragile e vulnerabile, assume un’importanza estremamente rilevante – spiega Crepaldi – E’ la prima fase dell’hikikomori: il ragazzo comincia a saltare giorni di scuola utilizzando scuse di qualsiasi genere, abbandona tutte le attività sportive, inverte il ritmo sonno-veglia e si dedica a monotoni appuntamenti solitari come il consumo sregolato di serie TV e videogames”.

E’ fondamentale intervenire proprio in questo primo stadio del disturbo, quando si manifestano i primi campanelli di allarme. In questa fase i genitori e gli insegnanti rivestono un ruolo cruciale in chiave prevenzione: indagare a fondo sulle motivazioni intime del disagio e, nel caso, cercare in breve tempo il supporto di un professionista esterno può evitare il passaggio ad una fase più critica, che richiederebbe un intervento lungo potenzialmente anche anni”.

Se in Giappone si tratta di un disturbo che colpisce solo i maschi, in Italia sono colpite anche le femmine:

“Per una questione culturale le famiglie considerano, tuttavia, la reclusione della figlia come un problema minore – spiega Crepaldi – Probabilmente perché la vedono come una futura casalinga o sperano che un domani si sposi ed esca di casa”. All’interno del contesto italiano, ci sono poi differenze addirittura tra una regione e l’altra: gli hikikomori del Nord Italia hanno, infatti, delle caratteristiche diverse rispetto a quelli del Sud Italia. Proprio per questo il sito di Hikikomori Italia mette a disposizione chat regionali,in cui i ragazzi possono discutere dei problemi con i loro conterranei affetti dalla stessa sindrome”.