Lenti a contatto, ecco cosa non fare per evitare le infezioni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 settembre 2018 6:58 | Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2018 19:08
Lenti a contatto, ecco cosa non fare per evitare le infezioni (foto Ansa)

Lenti a contatto, ecco cosa non fare per evitare le infezioni (foto Ansa)

ROMA – Prendersi cura delle lenti a contatto è fondamentale per evitare le infezioni, tra cui la cheratite da acanthamoeba, una rara ma sempre più frequente seria patologia che colpisce la cornea e può condurre alla cecità.

La cheratite da Acanthamoeba è determinata da un’ameba, l’Acanthamoeba, un protozoo microbico frequente nei portatori di lenti a contatto per cattiva igiene e improprio utilizzo. Se non trattata tempestivamente e adeguatamente l’ameba, oltre che provocare ulcere e ascessi nell’occhio, può scavare nella cornea e causare cecità. I ricercatori del Moorfields Eye Hospital hanno esaminato le cartelle cliniche dal 1986 per analizzare e confrontare i casi di cheratite.

Tra il 2000 e il 2003 ne sono stati rilevati da 8 a 10 l’anno, saliti da 35 a 65 casi dal 2011 al 2016 come rilevato dallo studio pubblicato dal British Journal of Ophthalmology . Gli esperti, compreso un team dell’University College London, hanno stimato che i pazienti più gravemente colpiti dall’infezione rimangono ciechi o con la vista ridotta a meno del 25%.

“L’aumento dei casi evidenzia la necessità, per chi fa uso di lenti a contatto, di essere consapevoli dei rischi”, ha detto John Dart a capo della ricerca. L’Acanthamoeba, che si nutre di batteri, può essere presente nelle piscine, vasche idromassaggio e persino nelle docce. Fare la doccia, nuotare e usare le vasche idromassaggio mentre si indossano le lenti a contatto è un fattore di rischio. Dart ha dichiarato:”Chi indossa lenti a contatto riutilizzabili deve assicurarsi di lavare e asciugare accuratamente le mani prima di maneggiare le lenti ed evitare di indossarle mentre nuota, si lava il viso o fa il bagno. “Le lenti giornaliere monouso, che eliminano la necessità di detergenti sono più sicure e stiamo attualmente analizzando i dati per stabilirne i fattori di rischio”.