Lorenzo Gargano, infermiere accusato: “Chemio con aghi sporchi”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 settembre 2014 9:45 | Ultimo aggiornamento: 16 settembre 2014 9:45
Lorenzo Gargano, infermiere accusato: "Chemio con aghi sporchi"

Lorenzo Gargano, infermiere accusato: “Chemio con aghi sporchi”

NOCERA INFERIORE – Avrebbe praticato la chemioterapia ai pazienti malati di cancro con aghi sporchi, causandogli infezioni. Questa l’accusa per cui Lorenzo Gargano, infermiere addetto all’ambulatorio oncologico di Materdomini a Nocera Superiore, è stato rinviato a giudizio dalla Procura di Nocera Inferiore, in provincia di Salerno. L’accusa contestata è di lesioni colpose nei confronti di almeno 57 pazienti del polo ospedaliero e la prima udienza è stata fissata per il 16 dicembre.

Nicola Sorrentino sul Mattino scrive:

“La struttura finì nel mirino della magistratura più di un anno fa, per alcune denunce presentate dai legali di diversi pazienti ai quali fu prescritto un trattamento medico con la gestione di un impianto «Port-a-cath». Questi ultimi, necessitavano infatti di cure specifiche, che prevedevano l’installazione di port, un particolare impianto che viene inserito in una tasca sottocutanea, costituito da un catetere venoso centrale ed un piccolo dispositivo con membrana di silicone. All’epoca, gli inquirenti posero sotto sequestro l’attrezzatura del laboratorio di Materdomini, con il conteggio dei danni riportati dai malati che furono presi in cura presso la struttura nocerina”.

Sarebbero almeno 57 i pazienti individuati dalle indagini come parti offese. L’infermiere era addetto alle operazioni di pulizia e manutenzione dei cateteri venosi, che avrebbero causato la trasmissione dell’infezione ai pazienti:

“Gli stessi port venivano ripuliti mensilmente – sempre secondo quanto riferito dal distretto sanitario – con acqua distillata ed eparina per evitare otturazioni. Il catetere in questione veniva poi utilizzato per evitare danni alle vene periferiche, vista la somministrazione di farmaci chemioterapici. Le prime avvisaglie giunsero a marzo 2013, con una segnalazione inoltrata al responsabile del servizio ambulatoriale, che riferì di alcuni problemi (uno stato febbrile) registrati in sei pazienti sottoposti a chemioterapia. Segnalazione che provocò la chiusura dell’ambulatorio, su decisione dell’allora direttore sanitario. La stessa Asl si impegnò a verificare in prima persona quanto avvenuto, con un’apposita commissione impegnata a verificare le condizioni di ogni singolo paziente”.

Vincenzo Sirica, legale di Gargano, ha dichiarato:

“«Le prove non sono sufficienti a dimostrarne la colpevolezza. Siamo certamente addolorati e dispiaciuti per le sofferenze che hanno affrontato i pazienti, ma ritengo che la condotta dell’infermiere sia sempre stata improntata alla massima diligenza. Il mio assistito non ha mai fatto uso di strumentazioni, se non quelle che gli venivano fornite dalla stessa struttura sanitaria. Gargano è sempre stato ben voluto da tutti i pazienti, facendo spesso anche più di quanto gli spettava»”.