Test prenatali, basterà un prelievo del sangue: la sperimentazione al Sant’Anna di Torino

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 settembre 2018 14:03 | Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2018 14:03
Test prenatali, basterà un prelievo del sangue: la sperimentazione al Sant'Anna di Torino

Test prenatali, basterà un prelievo del sangue: la sperimentazione al Sant’Anna di Torino

ROMA – Lo screening prenatale diventa sempre meno invasivo. E, grazie alle nuove tecniche allo studio, abbina la sicurezza del feto con diagnosi sempre più precise. L’ultima frontiera in materia viene sperimentata all’ospedale Sant’Anna di Torino: si tratta di un nuovo test del Dna fetale, messo a punto dai laboratori di Stoccolma; una metodica completamente nuova che con un semplice prelievo di sangue materno, al posto di amniocentesi e prelievo dei villi coriali, permette di analizzare con più facilità – e con una quantità minima di siero – tutti i micro frammenti di Dna.

“E’ una nuova metodica, completamente automatizzata, che viene per la prima volta sperimentata a livello clinico”, spiega la dottoressa Elsa Viora, direttore del Centro di ecografia ostetrica e diagnosi prenatale dell’ospedale della Città della Salute di Torino. Tra i suoi vantaggi, prosegue, “c’è quello di ridurre i costi dell’esame, così da sottoporvi un numero maggiore di donne, e soprattutto di avere risultati migliori, con meno falsi positivi e negativi”.

Lo studio, di cui è responsabile la dottoressa Enza Pavanello, durerà circa un anno. Il nuovo test viene offerto alle donne che eseguono l’amniocentesi o il prelievo dei villi coriali presso il Centro del Sant’Anna. Degli esami di laboratorio se ne occupano la Biochimica Clinica, diretta dal dottor Giulio Mengozzi, e la Genetica Medica universitaria, diretta dalla professoressa Barbara Pasini, del Dipartimento di Medicina di Laboratorio della Città della Salute diretto dal professor Antonio Amoroso.

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L’obiettivo è quello di comparare la nuova metodica con gli screening tradizionali e i test diagnostici. “Per la validazione clinica per la quale sono richieste analisi su almeno un migliaio di pazienti”, spiega la dottoressa Viora. “Finora uno dei gap principali in questi esami è che nel 2-5% dei prelievi non si riesce a estrarre una quantità sufficiente di frazione fetale – sostiene – la novità importante è che questo nuovo metodo consente di utilizzare una quantità di siero materno minima e di estrarre da questo e analizzare con più facilità tutti i micro frammenti di Dna fetale presenti”. Per ora, il test del Dna fetale non è offerto da nessuna struttura pubblica.