Trapianto di fegato tra due positivi al Covid: a Torino primo caso al mondo (riuscito con successo)

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Dicembre 2020 14:03 | Ultimo aggiornamento: 18 Dicembre 2020 14:03
Trapianto di fegato tra due positivi al Covid: a Torino primo caso al mondo (riuscito con successo)

Trapianto di fegato tra due positivi al Covid: a Torino primo caso al mondo (riuscito con successo) (Foto Ansa)

Trapianto di fegato da un donatore positivo al Covid a un ricevente anch’egli positivo. E’ successo a Torino e il trapianto ha avuto successo. E’ la prima volta al mondo che riesce un intervento del genere tra due pazienti entrambi positivi.

A effettuarlo è stata l’equipe del professor Renato Romagnoli all’ospedale Molinette di Torino. Il ricevente è un 63enne della Calabria affetto da cirrosi complicata da neoplasia epatica. E’ risultato positivo poche ore prima dell’intervento, durato nove ore per la difficoltà di operare con i dispositivi di protezione. Cioè non solo con la mascherina (a quella i chirurghi sono abituati) ma bardati come spesso abbiamo visto in questi mesi.

Nei giorni scorsi all’Ismett di Palermo era stato effettuato un trapianto di fegato su una paziente già affetta da Coronavirus. Ma da un paziente negativo.

Trapianto di fegato tra due pazienti positivi al Covid

L’intervento chirurgico è stato effettuato nella notte tra il 10 e l’11 dicembre scorso. In tutto è durato 9 ore, al termine del quale il paziente è stato ricoverato presso la Rianimazione Covid 1 e già 24 ore estubato.

La ricerca del virus sulle secrezioni bronchiali è risultata ancora positiva nella prima e nella terzoa giornata post-operatoria. Mentre il tampone nasofaringeo si è negativizzato. A testimonianza del fatto che lo stato di infezione era in via di risoluzione. 

La richiesta dell’ospedale di Domodossola

L’AdnKronos racconta che  il 10 dicembre scorso la Rianimazione dell’ospedale di Domodossola ha segnalato al Centro Regionale Trapianti piemontese la volontà donativa espressa dai familiari di una donna di 66 anni risultata positiva al virus. Le condizioni del fegato erano compatibili con la donazione. Mentre lo screening per Sars-CoV-2 era risultato positivo sia sul tampone nasofaringeo sia sulle secrezioni bronchiali.

L’offerta dell’organo è stata immediatamente accettata dal Centro Trapianto di Fegato di Torino. Proprio quel giorno era stato riattivato nella lista d’attesa un uomo di 63 anni originario dalla Calabria. Paziente affetto da cirrosi complicata da neoplasia epatica primitiva. E, soprattutto, paziente compatibile con la donatrice. L’uomo era risultato per la prima volta positivo al Covid su tampone nasofaringeo il 9 novembre. Le sue condizioni respiratorie si erano mantenute stabili ed era stato posto in isolamento domiciliare, senza necessità di ricovero ospedaliero.

Scaduti i 21 giorni di isolamento, il paziente il 1 dicembre era stato visitato dal responsabile della Terapia Insufficienza Epatica. A quella data, il tampone nasofaringeo era risultato ancora positivo per Sars-CoV-2, mentre gli esami ematici e radiologici avevano evidenziato un chiaro peggioramento della situazione tumorale.

Il paziente diventa negativo poi di nuovo positivo

Il mattino del 10 dicembre il dosaggio su sangue degli anticorpi neutralizzanti anti-Sars-CoV-2 aveva mostrato un livello elevato. Mentre il tampone nasofaringeo era risultato per la prima volta negativo. Posto di fronte alla possibilità di eseguire un trapianto con il fegato di una donatrice Covid positiva, il paziente aveva immediatamente fornito il suo consenso.

Così, nella notte tra il 10 e l’11 dicembre l’équipe del Centro Trapianto Fegato, equipaggiata con idonei dispositivi di protezione individuale, ha proceduto con il prelievo del fegato della donatrice Covid positiva nella sala operatoria allestita nell’ospedale di Domodossola. Contemporaneamente, il paziente è stato e sottoposto agli accertamenti pre-operatori necessari per accedere alla sala operatoria per il trapianto.

Come di routine in questo periodo di pandemia, è stato sottoposto ad un ulteriore tampone nasofaringeo per ricerca Sars-CoV-2 e poco prima di entrare in sala operatoria il referto del tampone ha evidenziato tracce ancora misurabili del virus. Di fronte all’improvvisa necessità di scegliere se proseguire o meno con il trapianto salva-vita, il bilancio rischi-benefici ha fatto propendere l’équipe medico-chirurgica per andare avanti con il trapianto.

La sala operatoria si trasforma in sala Covid

La sala operatoria del Centro Trapianto Fegato è stata rapidamente convertita in Sala Covid dal personale infermieristico. Gli anestesisti dell’Anestesia Rianimazione 2 (diretta dal dottor Roberto Balagna), adeguatamente protetti, hanno proceduto con la preparazione del paziente per l’intervento.

Il quale, a causa delle condizioni cliniche del ricevente e della necessità di operare muniti di idonei dispositivi di protezione, è stato particolarmente faticoso. Poiché la ricerca del virus sulle secrezioni bronchiali del paziente durante il trapianto ha confermato la presenza di una carica virale il 63enne a fine trapianto è stato ricoverato presso la Rianimazione Covid 1. (Fonti: Ansa e AdnKronos)