Se l’ufficio è open space l’impiegato si ammala più spesso

Pubblicato il 28 Aprile 2010 15:39 | Ultimo aggiornamento: 29 Aprile 2010 15:13

ufficio open space Chi lavora in un ufficio open space si ammala più spesso, è più insoddisfatto e la sua produttività è più bassa di chi lavora in un ufficio piccolo.

La Segreteria di Stato svizzera dell’economia (Seco, centro di competenza della Confederazione svizzera che si occupa di tutte le questioni di politica economica), da marzo a metà aprile 2010 ha condotto un’inchiesta in 125 imprese su un totale di 1230 persone tra i 16 ed i 65 anni, per il 56% uomini, da cui emerge che negli uffici piccoli si sta generalmente meglio che in quelli grandi.

I fastidi maggiormente lamentati sono i rumori, le conversazioni altrui, le telefonate, le correnti d’aria o aria troppo secca e riscaldamento troppo alto.

Anche gli odori troppo forti, per esempio profumi usati copiosamente come se tutto il mondo avesse scelto quell’essenza per acclamazione popolare, oppure musica imposta ripetutamente da una stessa persona che crede di condividere i suoi gusti con tutto l’universo, sono disagi lamentati da chi vive nell’open space.

I danni alla salute collegati con l’ambiente di lavoro accusati dalle persone interpellate vanno dagli occhi rossi e che bruciano al mal di testa e sensazione di testa pesante, dalla difficoltà di concentrazione alla stanchezza: sintomi che nei piccoli uffici sono rari, mentre in quelli open-space, dove l’assenteismo è molto maggiore, sono molto frequenti.

Fattori di disturbo quali l’illuminazione o l’aerazione sono facilmente rettificabili attraverso l’adattamento ai bisogni degli impiegati mentre per il rumore, che è considerato un grosso fattore di conflitto, la Segreteria di Stato dell’economia suggerisce alle imprese di ricorrere a dei separatori spaziali capaci di assorbire i rumori o a delle zone di lavoro separate dal resto in maniera speciale.

Secondo la Seco, questi accorgimenti garantirebbero minore assenteismo e maggiore benessere dell’impiegato ed i costi di questi interventi sarebbero recuperabili nel medio e lungo termine. Robert Propst, che negli anni ’60 inventò l’open space, prima di morire, nel 2000, si è scusato con il mondo per quella “monolithic insanity” in cui la sua invenzione si era trasformata.

Abbattendo i muri all’interno degli uffici Propst immaginava di seminare una rivoluzione di libertà, ma le imprese invece colsero dalla sua idea solo la relazione tra abbattimento dei muri, riduzione degli spazi e riduzione dei costi di affitto a scapito del benessere del lavoratore.