Acqua nascosta a 179 metri sotto terra: ne usiamo solo 6%

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 18 Novembre 2015 10:36 | Ultimo aggiornamento: 18 Novembre 2015 10:37

ROMA – Una nuova mappa rivela che sul pianeta Terra esistono scorte di acqua che si trovano a 179 metri di profondità nel sottosuolo. Una riserva idrica di 22,6 chilometri cubi di acqua, di cui però ne usiamo solo il 6%. Il resto di questa scorta scoperta dagli scienziati, la cui mappa è stata disegnata nello studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Geoscience, rimane stagnante nelle falde acquifere sotterranee delle zone umide: dalle foreste dell’Amazzonia e del Congo alle montagne rocciose del nord America.

Tom Gleeson, idrogeologo della University of Victoria nella British Columbia in Canada, ha guidato il team di ricercatori che hanno individuato la grande riserva acquifera nelle profondità della Terra. I ricercatori hanno scoperto che solo il 6% di questa scorta liquida è immesso nel ciclo dell’acqua e negli ultimi 50 anni è stata riutilizzabile.

Il restante 94% della riserva idrica invece è difficile da raggiungere, ristagna da migliaia o addirittura milioni di anni nelle profondità del pianeta e se emergesse improvvisamente dal sottosuolo sarebbe in grado di sommergere per 3 metri almeno tutta la superficie dei continenti emersi.

Non solo la concentrazione di sale è altissima, ma contiene anche sostanze tossiche tra cui l’uranio e l’arsenico, e affinché l’acqua di questa riserva sotterranea sia reimmessa nel ciclo dell’acqua sono necessari migliaia o milioni di anni. Gleeson ha spiegato al Daily Mail:

“Fino ad oggi non avevamo idea che nel pianeta si celasse una tale riserva di acqua. Ora sappiamo che questa riserva rifornisce le falde acquifere, falde che stiamo dissipando così velocemente da non lasciar loro il tempo necessario a riformarsi – e ha aggiunto -. Conoscendo ora la quantità di acqua che si trova nei meandri del pianeta, e quanta ne stiamo utilizzando, possiamo essere in grado di stimare quando esauriremo le scorte”.

Per realizzare la mappa i ricercatori si sono basati su diverse tecniche di tracciamento, tra cui l’analisi della presenza dell’isotopo radioattivo del tritio, che ha contaminato 50 anni fa le riserve idriche più superficiali con i primi test delle armi nucleari. Studiare i livelli di tritio ha così permesso di identificare quali fossero le riserve di acqua più “giovani” e tracciare una vera e propria mappa.

Lo studio ha permesso così di scoprire che la maggior parte di queste riserve idriche sotterranee sono concentrate nelle regioni tropicali e montuose, quali la foresta Amazzonica e quella del Congo, in Indonesia e sotto le montagne rocciosi del nord America, mentre solo in piccola parte si trovano nelle regioni aride come il Sahara.

Kevin Befus, ricercatore della University del Texas e membro del Us Geological Survey, ha collaborato allo studio e ha spiegato al Daily Mail:

“Intuitivamente, ci  aspettavamo questa corrispondenza tra le zone più aride, con meno acqua, e le zone più umide, con più acqua, ma prima dello studio non ne avevamo la certezza. Ora finalmente possiamo stimare quantitativamente quanta acqua si cela nel sottosuolo e confrontare le stime con delle osservazioni geochimiche”.

(Credit Photo: Tom Gleeson/Nature Geoscience)