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Cuore fermo per 5 ore, torna a battere. Corpo assiderato a 24 gradi

Cuore fermo per 5 ore, torna a battere assiderato dai 24 gradi
Cuore fermo per 5 ore, torna a battere assiderato dai 24 gradi

Cuore fermo per 5 ore, torna a battere assiderato dai 24 gradi

TORINO – Il suo cuore si è fermato per 5 ore dopo essere rimasto assiderato tra i sentieri del Parco Nazionale del Gran Paradiso e quello Regionale del Mont Avic. Il giovane indonesiano di 25 anni era impegnato nella corsa Tor des Géants, quando è stramazzato al suolo e sembrava non dare segni di vita. La sua temperatura corporea era scesa a 24 gradi, contro la normale temperatura di circa 36, ed era in piena ipotermia. Arrivato in condizioni disperate all’ospedale Molinette di Torino, i medici sono riusciti nel miracolo: lo hanno “resuscitato” e il suo cuore, fermo per ore, ha ricominciato a battere.

Massimiliano Peggio su La Stampa racconta la storia di questo ragazzo, che si era imbucato nella corsa dei giganti nelle montagne ed è andato incontro all’assideramento tra i sentieri che sfiorano quasi il cielo:

“Gli amici, dopo averlo perso di vista, lo hanno ritrovato riverso ai margini di un sentiero: non respirava più, non dava segni di vita. La fatica, la temperatura, l’alta quota lo hanno sopraffatto. Sono arrivati i soccorsi. Il suo corpo era gelido come le pietre attorno a lui, il suo cuore si era fermato. La sua temperatura interna era di 24 gradi. Praticamente morto, per ipotermia. Per trovarsi in quelle condizioni, è probabile che sia rimasto un paio d’ore in balia del freddo. Portato all’ospedale di Aosta con «respirazione» assistita, è stato trasferito alle Molinette, per non lasciare nulla di intentato: i medici hanno deciso di spingersi in quei confini estremi, tra vita e morte, quando il freddo ancora non uccide, ma può preservare un alito di vita.

Così quel corpo assiderato, per quanto si potesse nutrire speranza, alle Molinette è stato affidato a una macchina che ha del miracoloso: l’Ecmo, la tecnica di circolazione extracorporea utilizzata per alleggerire cuore e polmoni. Nel reparto diretto dal professore Luca Brazzi, quella macchia ha lentamente «riscaldato il sangue» riportando tutto il sistema corporeo ad un «livello di normalità», per favorire gli interventi rianimatori. Con 32 gradi interni e il cuore di nuovo in attività, dopo 5 ore la vita si è ripresa quel corpo, giovane, allenato, ma ancora in bilico. «Senza questa normalizzazione – dice il professore – tutti i tentativi di rianimazione in una condizione di ipotermia sono vani. Adesso serviranno 24 ore di osservazione per valutare quanti danni si sono verificati a livello sistemico e cerebrale».

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