Sarah Scazzi, zio Michele e il “bluff” del telefonino: il delitto poteva essere risolto dopo 7 giorni

Pubblicato il 13 Ottobre 2010 12:04 | Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre 2010 12:13
michele misseri

Michele Misseri

Michele Misseri tentò di “indicare” agli investigatori la pista “giusta” per risolvere il “mistero” di Sarah Scazzi gà sette giorni dopo l’omicidio della quindicenne di Avetrana. Fu proprio lui, lo “zio orco”, a rivelare di aver trovato la scheda Sim del cellulare della nipote. Forse gli inevstigatori hanno sottovalutato l’episodio, pensando addirittura si trattasse di un depistaggio, ma sembra proprio che “zio Michele” volesse offrire un indizio per facilitare le indagini.

Questa ipotesi sarebbe confermata da un comportamento certamente inusuale dell’uomo: dopo aver ucciso la nipote, Misseri ha tenuto nascosto il telefonino della quindicenne nel suo podere vicino al luogo in cui aveva gettato il corpo. In una sola occasione, forse preso dal rimorso, Misseri ha preso il telefonino e lo ha abbandonato per circa un’ora vicino ad un supermercato non distante dalla caserma dei carabinieri con l’intento di farlo ritrovare. Ma dopo aver osservato l’andirivieni di passanti senza che nessuno si accorgesse del telefonino, Misseri ha deciso di riprenderlo e di nasconderlo di nuovo nel suo podere. Fino a quando, il 29 settembre, il contadino organizzò la messa in scena del ritrovamento vicino alle foglie secche che aveva bruciato in un terreno nel quale aveva lavorato la sera prima per conto terzi.

Fatto sta che, quando Misseri si presentò dai poliziotti del suo paese insieme alla figlia Sabrina per annunciare di aver trovato la Sim, inscenò una “commedia”: “Non so che scheda è, non la trovo più”, “l’ho trovata per terra davanti all’autoscuola qui dietro”, “l’avrò persa in campagna o giù in cantina”, fino poi a promettere, senza troppa convinzione, che l’avrebbe cercata con la figlia. Ma gli investigatori sottovalutarono questo particolare e lasciarono cadere l’episodio nel dimenticatoio.