Usa, Richard Chamberlain. ”A Hollywood per un attore è sconsigliabile dichiararsi gay”

Pubblicato il 29 Dicembre 2010 15:17 | Ultimo aggiornamento: 29 Dicembre 2010 15:17

Richard Chamberlain

La diffidenza, ed a volte l’ostilità, degli americani verso i gay non è certo più come anni fa, quando un gruppo di teppisti omofobi attaccò un loro ritrovo a Greenwich Village, a Manhattan, pestando i presenti e distruggendo il locale.

Gay e lesbiche sono molto più tollerati, o ignorati, di prima, ma un atteggiamento di circospezione resta, soprattutto lontano dalle grandi città, dove alla gente importa poco chi sono, cosa fanno o come lo fanno.

Ne è amareggiato testimone l’attore Richard Chamberlain, 76 anni, popolare anche in Italia per la serie televisiva del Dr. Kildare durata dal 1961 al 1966. Chamberlain, che ha poi continuato e continua la sua carriera al cinema, al teatro e alla televisione ed è stato quindi testimone diretto dei cambiamenti in seno alla società americana, ha fatto coming out, ovvero ha pubblicamente dichiarato la sua omosessualità, nel 2003.

”Ma – dichiarato alla rivista Advocate – ancora oggi per un attore hollywodiano di primo piano dichiararsi gay è sconsigliabile e pericoloso per la sua carriera”. E’ una cosa complicata, dice l’attore, che aggiunge: ”Nella nostra cultura l’omofobia è ancora terribilmente diffusa. E’ deplorevole, stupido, crudele e immorale, ma è così che stanno le cose”.

”Un attore gay che trova scritture può considerarsi una sorta di miracolato, perchè la gran parte dei suoi colleghi non sono come lui, ed è quindi stupido per un attore gay dichiararsi tale e pensare che la gente non badi alla sua condizione, specialmente se si tratta di attori di primo piano. Il mio consiglio a costoro è di non fare coming out”, ha detto Chamberlain.

L’attore ha proseguito affermando che ”nonostante i magnifici progressi che sono stati fatti negli ultimi anni, nella nostra fuorviata società è tuttora pericoloso per un attore dichiararsi gay”.

Per sentire che aria tira, basta guardare, ha indicato, a quello che è successo in California – uno stato da sempre di tendenze liberal – dove la Proposition 8, che proponeva di consentire e riconoscere i matrimoni gay, è stata sonoramente sconfitta dagli elettori.

Ma i gay non mollano. Ora del loro caso se ne occuperà la Corte Suprema, massima istanza giudiziaria del Paese.