Buffon, non solo parate e trionfi: dal Boia chi molla alle presunte scommesse

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 maggio 2018 6:53 | Ultimo aggiornamento: 18 maggio 2018 9:22
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Gigi Buffon lascia la Juventus dopo 17 anni (foto Ansa)

ROMA – Gigi Buffon lascia la Juventus. Non il calcio. Domani, sabato 19 maggio, contro il Verona, sarà la sua 656esima e ultima in maglia bianconera. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Dopo diciassette anni e un’infinità di successi, la porta bianconera non sarà più sua. Ora resta da capire se il portierone appenderà gli scarpini al chiodo o continuerà la sua carriera altrove.

La vita privata di Buffon, esattamente come quella professionale, è stata spesso al centro dell’attenzione mediatica. Il portiere negli anni infatti è stato oggetto di diverse controversie. In due occasioni è stato criticato per l’ostentazione di simboli legati all’estrema destra.

Durante i festeggiamenti per la vittoria del Mondiale del 2006, sul bus, al Circo Massimo, prese uno striscione dei tifosi festanti. “Fieri d’essere italiani”, era la scritta nera, spray, con la firma di Fidene Presente. Solo che, nell’angolo, in basso a sinistra, campeggiava una croce celtica, simbolo utilizzato dalle formazioni di estrema destra. Scattò l’indignazione popolare, che coinvolse anche le più alte cariche dello Stato ma Buffon, di quel simbolo, disse di non essersene accorto.

Così come, anni prima, ai tempi di Parma, ammise di “non conoscere il significato del numero 88“. Che è pure quello simbolo neo-nazista, con la H che da ottava lettera dell’alfabeto equivaleva a HH, ovvero Heil Hitler. “Ho scelto l’88 perché mi ricorda quattro palle e in Italia sappiamo tutti il significato delle palle: forza, determinazione -si giustificò Buffon- Volevo lo 00 ma la Lega non me lo ha permesso. Poi ho provato con lo 01, perché era il numero di General Lee, l’auto della serie Hazzard ma anche in quel caso, nessuna risposta positiva”. Così l’88 dello scandalo, ma Buffon disse di non essere a conoscenza dell’accostamento simbolico, così come quando nel 1999 si presentò davanti alle telecamere della Rai con la scritta, a pennarello, sulla maglia “Boia chi molla“. Slogan fascista, silenzio dagli studi, turbinio di polemiche a seguire. “Non so niente di politica, volevo semplicemente dire di non mollare ai ragazzi. Pensavo venisse apprezzata”, si spiegò, aggiungendo nel suo libro Numero 1 che “a me quel motto era venuto dal cassetto di un tavolo in collegio. Lì, a tredici anni, avevo trovato quella scritta intagliata. Erano i primi anni che ero fuori casa, era un periodo difficile dal punto di vista psicologico. Feci mia la frase come incitamento a resistere, senza avere o sospettare ideologie politiche, e la tirai fuori sei, sette anni dopo quando la squadra stava attraversando un momento delicato”.

Nel 2001 ha rischiato la reclusione, a causa di un falso diploma, per essersi iscritto a giurisprudenza all’Università di Parma senza averne titolo. A maggio del 2006, invece, il suo nome è stato accostato a un presunto giro di scommesse clandestine a causa del quale ha quasi mancato i mondiali (poi vinti da grande protagonista). Nel 2010 Buffon staccò assegni del valore complessivo di 1,5 milioni di euro in soli nove mesi ad una tabaccheria di Parma, gestita dal suo amico Massimo Alfieri. Secondo il legale del campione, il denaro era destinato all’acquisto di Rolex, a imprecisate attività finanziarie e immobiliari. Vox populi parlava di presunte scommesse su basket e curling islandese, presunte però, perché appunto le prove non ci sono mai state.

Nel 2016 un altro caso coinvolge in prima persona Buffon: il crac della Carrarese calcio, società con 108 anni di storia di cui Gigi è stato socio di minoranza e fino all’estate del 2015 ha detenuto il 100% delle quote. Un fallimento imprenditoriale simile a quello della Zucchi. Il capitano della Juventus infatti acquistò una quota di minoranza dell’azienda tessile nel 2009, per poi ottenere la maggioranza (56%). L’investimento complessivo fu di 20 milioni di euro, a vuoto se non nel tentativo di salvare mille famiglie, quelle cioè degli impiegati Zucchi. Nel dicembre del 2015 a rilevare le quote arrivano i francesi di Astrance, che si presero il 75% lasciando a Buffon il 15%.

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