Doping Russia, direttore controlli lascia. E Schwazer…

di redazione Blitz
Pubblicato il 10 Novembre 2015 19:56 | Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2015 19:56
Doping Russia, direttore controlli lascia. E Schwazer...

Grigory Rodchenkov

MOSCA – Cade la prima testa nello scandalo sul doping che ha coinvolto la Russia: martedì 10 novembre si è dimesso Grigory Rodchenkov, il direttore del laboratorio anti doping di Mosca ha deciso di sospendere la propria attività dopo che la Wada (l’agenzia mondiale anti doping) gli ha revocato l’accredito in seguito al rapporto di una propria commissione.

Allo stesso tempo, però, la Russia si difende strenuamente. Il portavoce del presidente russo Vladimir Putin, Dmitri Peskov, ha bollato come “infondate” le accuse rivolte alla Federazione di atletica russa dal report della commissione della Wada: “La questione, ha detto Peskov, è che se ci sono delle accuse allora devono essere sostenute da qualche prova, finché non si sono sentite le prove è difficile percepire le accuse, sono infondate”.

SCHWAZER: “LO SAPEVO DA ANNI” – Contro la Russia arriva anche la testimonianza del marciatore azzurro, e positivo al doping, Alex Schwazer: “Dal 2011 ebbi la certezza che i marciatori russi erano dopati. Ma lo sospettavo già dal 2008. Il mio errore non si giustifica, ma ho detto agli investigatori antidoping russi quel che sapevo sui loro atleti. Già nel 2008, dopo la mia vittoria olimpica, in alcune interviste avevo fatto riferimento ai sospetti di doping che avevo maturato nei confronti di alcuni miei avversari russi. Poi nel 2011, dopo continui casi di doping che avevano coinvolto i marciatori di questo Paese, ho avuto ai Campionati Mondiali di Daeku la certezza del doping del gruppo guidato dall’allenatore Victor Chegin, per loro stessa ammissione. Questo non giustifica il grave errore che ho commesso ricorrendo anch’io al doping, per cui questa dichiarazione va solo intesa come una precisazione di ciò che è realmente avvenuto e che i fatti di oggi stanno, completamente e tristemente, confermando”.

IL REPORT DELLA WADA – Il documento della Wada denuncia l’uso “diffuso” di sostanze proibite nello sport russo e la copertura del governo e perfino dell’Fsb, i servizi segreti russi: di fatto, è la conclusione della Wada, un sistema di doping di Stato. Il rapporto chiede la sospensione dalle competizioni internazionali di tutti gli atleti russi, che rischiano così di non poter partecipare ai Giochi olimpici di Rio.

Il Cio (il Comitato olimpico internazionale) ha fatto sapere: “Vista la politica di tolleranza zero nei confronti del doping, saranno prese tutte le misure e le sanzioni necessarie per quanto riguarda l’eventuale ritiro e riassegnazione delle medaglie, nonché l’esclusione dai futuri Giochi”. Inoltre ha annunciato che “saranno ritestati” i risultati dei test antidoping di Sochi, anche se “sono credibili”.

Il ministro dello Sport russo, Vitaly Mutko, ha assicurato la disponibilità della Russia a fare fronte a eventuali irregolarità “di qualsiasi tipo” da parte della Wada. Il ministero esaminerà il dossier anche se ritiene che non sia la Wada a dover predeterminare e quindi consigliare azioni che spettano ad altre organizzazioni, come la sospensione da tutte le attività degli atleti russi.