Italia in Brasile per la Confederations Cup: il Mondiale comincia ora

Pubblicato il 9 Giugno 2013 16:24 | Ultimo aggiornamento: 9 Giugno 2013 16:24
Italia in Brasile per la Confederations Cup: il Mondiale comincia ora

Italia in Brasile per la Confederations Cup: il Mondiale comincia ora

RIO DE JANEIRO, BRASILE – Immagini il Brasile, ed è  già  un sogno.

Cesare Prandelli lo diceva pochi giorni fa, prima della partita di Praga, ed era appena uno slogan.

Ora che la sua Italia parte per la Confederations Cup, si comincia a sognare davvero. E in grande.

”Il nostro mondiale comincia ora: un anno di preparazione, e questo torneo di giugno è  la prima tappa”, dice il commissario tecnico degli azzurri.

Dal torneo premondiale tutti hanno più da perdere che da guadagnare. Prandelli spera almeno di ripercorrere strade analoghe all’ultimo Europeo sul piano del gioco, regalando alla nazionale certezze non ancora acquisite.

Personali, con Balotelli ripiombato in errori ”di pancia”, come il ct ha definito la sua ‘twittomania’; o collettivi, con il 4-3-3 a lungo inseguito ma ora piu’ vicino con la carta Cerci. In attesa di aggregare Verratti e altri azzurrini, e’ questo il progetto Italia in Brasile.

Decollo alle 22 questa sera da Fiumicino, il primo giorno a Rio e’ gia’ allenamento. Martedi’ c’e’ il test con Haiti, un nome che ricorda il Mondiale ’74 e Sanon, ma stavolta e’ solo un’amichevole al risparmio.

L’incasso sara’ devoluto in beneficenza, le forze saranno risparmiate in vista della prima partita ufficiale, domenica prossima nel nuovo Maracana’ contro il Messico. Prandelli conta di usare i 90′ contro gli haitiani per rimettere in moto i muscoli dei suoi giocatori: il ciclo partita-recupero-allenamento sara’ fondamentale questa volta e soprattutto tra un anno, con l’aggiunta del fuso da smaltire e dei viaggi tra citta’ molto lontane.

Si aggiunge una preoccupazione in piu’: la questione campo di allenamento. Oggi davanti all’Engenhao, stadio designato dalla Fifa per il lavoro quotidiano degli azzurri ma chiuso dalle autorita’ di Rio, hanno protestato i tifosi del Botafogo. Intanto Fifa, Locog e Figc cercavano una soluzione per la squadra di Prandelli.  

”La Confederations e’ una manifestazione rischiosa – e’ la considerazione di Prandelli – lo ha ricordato anche Buffon dicendo che dal Sudafrica l’Italia torno’ nel 2009 ‘sbruciacchiata’. Arrivi a un torneo molto stretto, a otto squadre, dopo una stagione piena di stress, con pochi giorni di recupero, e in questo caso senza la possibilita’ di usare 5-6 giovani dell’Under. Ma sono rischi che devi affrontare”.

In attesa di sfruttare le due partite di settembre per chiudere il discorso qualificazione, il ct non confida piu’ di tanto nell’invocata mano dei club: spazi per qualche stage non ci saranno neanche nell’anno del mondiale, eppure ”tutti, ma proprio tutti, dovrebbero rendersi conto che si va incontro a un evento straordinario”.

Cosi’ non sara’, e allora il mese in Brasile e le partite post qualificazione diventano il vero laboratorio della nuova Italia. ”Per diventare una squadra devi passare attraverso rischi come quello della Confederations – prosegue il ct – Fu cosi’ nel percorso verso l’Europeo, durante il quale la squadra trovo’ fiducia in se stessa. Oggi, quel che e’ fatto non si dimentica, ma bisogna ricostruire uno spirito nuovo, una coscienza di squadra”.

Tre, ammette Prandelli, gli interrogativi del torneo al via: ”La prima cosa che devo capire e’ ovviamente a che punto e’ la mia nazionale nel suo percorso di qualita’. Il secondo sono i tempi di recupero tra una partita e l’altra. Confederations e Mondiale sono tornei ‘stretti’, con grandi distanze tra le sedi brasiliane: questo e’ il test piu’ probante. Infine – la conclusione – le varianti. Mi servira’ a testare giocatori che considero da inserire, ma per i quali devi creare i presupposti per la disposizione tattica. Candreva, Cerci, De Sciglio, El Shaarawy….Il 4-3-3 con Cerci? Non e’ presto per cominciare a provarlo, anzi e’ arrivata l’ora”.

Come anche per Balotelli, di spazzar via gli ultimi dubbi e consacrarsi uomo-decisivo anche in chiave Mondiale.