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La Spagna esulta per i “Campeones del mundo”

Un boato indescrivibile, liberatorio, costato 120 minuti di pura sofferenza: il gol di Andres Iniesta toglie il tappo a tutto il tifo di Spagna e parte all’unisono il grido ”Campeoooones, campeoooones”. E’ il coro trattenuto da generazioni che grida ci siamo anche noi, siamo ”campeones del mundo”.

E’ sfrenata, delirante e liberatoria la ‘fiesta’ scoppiata nel Paseo de Recoletos di Madrid, dove più di 250 mila persone si erano date appuntamento per seguire assieme la Roja, stretti con gli amici e soverchiati da un caldo torrido fino al brivido finale.

La felicità è scoppiata ancora più forte per una vittoria che tutti si aspettavano, ma non credevano così difficile. ”Que viva Espana”, si cantava ovunque: follia pura, la gente che salta, urla, canta, petardi, acqua e birra che volano da tutte le parti.

Una vera scarica di adrenalina arrivata dopo 90 minuti di sofferenza e due tempi supplementari mozzafiato chiusi dal genio di Iniesta. Anche a Barcellona si sono inchinati al giocatore del Barca le migliaia di persone radunate di fronte al primo schermo gigante piazzato dal Comune nel capoluogo catalano per la ‘Seleccion espanola’.

”Inieeeeesta, Inieeeeesta, Inieeesta”, hanno urlato senza sosta migliaia di tifosi, ma sono tanti anche i cori di ”que viva Espana”. Il primo titolo di Campioni del Mondo conquistato in 80 anni di competizioni mondiali unisce tutta la Spagna e scatena il delirio in tutto il paese, dalla Galizia all’Andalusia, dalle Canarie ai Paesi Baschi.

A Siviglia si è cantato ”We are the Champions”, e sono ripartite le urla quando Casillas ha alzato la coppa ceduta dal capitano dell’Italia Fabio Cannavaro, che la levò al cielo a Berlino 2006.

I supplementari sono costati quasi l’infarto a molti tifosi. ”Estoy atacada, non puedo mas (sono agitatissima, non ce la faccio piu’)”, assicurava Elena, una trentina d’anni, a Madrid assieme a due sue amiche, con gli occhi lucidi dopo la fine del primo tempo dei supplementari.

Le grida di ”a la calle” (fuori!) erano scoppiate come come un boato sull’espulsione di Heitinga, come se fosse una premonizione del gol di Iniesta. Prima erano state ovazioni per ”el Nino Torres” quando Del Bosque decide di metterlo in campo al posto di Villa.

Sono stati 120 minuti di adrenalina pura. Non c’era tregua per i tifosi. ”Bisogna tirare fuori le spade per dargliele a questi olandesi”, diceva Juan, a metà del primo tempo dei supplementari. La fine dei 90 minuti regolamentari aveva scoraggiato i migliaia di tifosi che sembravano dare per scontata la vittoria. Come ”premono” commentavano i tifosi, che si continuavano a lamentare della fallosità degli olandesi.

”Ademas protestan (e in più protestano)”, era il commento più diffuso tra gli aficionados. Dopo alcuni minuti però gli animi si sono riscaldati di nuovo al grido di guerra di ”a por ellos ho ho, a por ellos, he he, a por ellos ole’, ole’ (avanti, andiamo a prenderli)”. E la convinzione, la perseveranza e il tiro di Iniesta hanno aperto le porte del paradiso a un paese che aspettava questa festa da decenni.

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