Morte Marco Pantani, pm Rimini all’Antimafia: “Nessun elemento nuovo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Settembre 2019 21:13 | Ultimo aggiornamento: 26 Settembre 2019 21:13
Marco Pantani, Ansa

Marco Pantani (foto Ansa)

ROMA – “Sulla causa di morte di Marco Pantani, rispetto a ciò che ha già valutato il giudice, non ci sono elementi nuovi di nessun genere: gli elementi sono stati già tutti esaminati dal giudice”. Lo ha detto Elisabetta Melotti, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Rimini in audizione all’Antimafia, rispetto alle dichiarazioni rese nell’aprile scorso da Umberto Rapetto, consulente della famiglia Pantani, già generale di brigata della Gdf, davanti all’Antimafia parlando della morte del ciclista.

E’ stata prospetta una “alterazione della scena crimine: non è una accusa da poco”, ha rilevato Melotti in Antimafia, riferendosi alla relazione del generale Umberto Rapetto. Ma “non si sa bene da chi né quando, né come. Sotto questo aspetto c’è una prospettazione illogica”. Il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Rimini davanti alla Commissione parlamentare antimafia presieduta dal senatore Nicola Morra (M5S) ha ripercorso tutte le fasi delle due indagini che hanno riguardato la Procura da lei guidata da poco più di un anno.

“Le indagini che riguardano la Procura di Rimini sono state due: la prima riguardante il decesso di Pantani, la cui morte morte è stata ritenuta addebitabile a intossicazione acuta di cocaina. La causa era accidentale. Le indagini portavano a escludere l’azione di terzi. Le indagini hanno individuato le persone che hanno ceduto la cocaina, tre persone in tutto, due hanno patteggiato (quattro sono state le cessioni di droga dal 2003 a febbraio 2004, proprio nel residence in cui si trovava Pantani al momento della morte); il terzo è stato condannato in primo grado e in appello, in Cassazione è stato assolto ma solo per carenza di prove sul ruolo del soggetto, ruolo secondario e una assoluzione non incrina l’attività probatoria degli altri due soggetti”, ha spiegato il magistrato. La seconda indagine nel 2014, è nata in seguito all’esposto dei familiari di Pantani, secondo i quali la morte era dovuta all’intervento di terzi, era dunque frutto di omicidio. All’esito di varie indagini – ha ricordato il procuratore – il Pm ha chiesto la archiviazione, il gip in un articolato decreto, concludeva per l’archiviazione e nell’ultimo capitolo evidenziava che l’ipotesi omicidiaria era sostanzialmente fantasiosa”.

Quando viene depositata una nuova relazione “è mio dovere valutarla – ha ribadito infine Melotti – posso concludere che a quello che ho visto finora non sono emersi elementi nuovi rispetto a quelli già evidenziati”.

Fonte: Ansa.