Olimpiadi 2020: Tokyo terremotata? Pessima candidata. Alemanno e Pescante lesti alfieri di Roma

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 24 Marzo 2011 18:53 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2011 19:55
Gianni Alemanno

Gianni Alemanno (foto Lapresse)

ROMA – Lesto fu il sindaco di Roma Gianni Alemanno all’indomani del terremoto, seguito da tsunami, seguito da crisi nucleare, che ha colpito il Giappone: “La candidatura alle Olimpiadi di Tokyo era ed è da valutare con molta attenzione. Non è mai avvenuto che si creassero questi cortocircuiti; quando un paese deve essere ricostruito è difficile infatti che si dia priorità agli impianti sportivi. Sono due cose che devono rimanere indipendenti per evitare strumentalizzazioni (e per fortuna, ndr). Siamo tutti molto vicini al popolo giapponese che sarà aiutato anche a livello internazionale, ma la questione olimpica è un’altra storia”.

Ecco sì, la questione delle olimpiadi è un’altra storia, che evidentemente merita di oltrepassare – e di molto – il limite della decenza, o almeno della prudenza. Ospitare o non ospitare i giochi dei Cinque cerchi è un chiodo fisso che può “distrarre” da una catastrofe con decine di migliaia di morti. Il primo pensiero è: Tokyo capitale di una nazione terremotata e sconvolta non potrà essere efficiente organizzatrice di gare di 3.000 siepi. Il secondo pensiero: una rivale in meno, daje Roma daje.

Mario Pescante (foto Mauro Scrobogna / LaPresse)

Deve essere molto “distratto” anche Mario Pescante, presidente del Comitato promotore di Roma 2020. Lunedì 21 ha sentito l’urgenza di rivelare al Gr Rai: “Ieri l’ambasciatore giapponese era con me alla partenza della Maratona di Roma e mi ha comunicato con grande rammarico che il suo Paese non potrà essere presente con Tokyo (ai Giochi del 2020, ndr)”. Smentito: “La nostra politica non cambia, il comitato giapponese sta ancora considerando l’idea della sfida per il 2020”, hanno fatto subito sapere gli organizzatori nipponici. Anzi, le “strutture delle olimpiadi del 1964 sono ancora intatte”. E in più c’è il dossier 2016: un progetto, sconfitto da quello di Rio de Janeiro, ma che lo stesso Pescante (ancora non promotore di Roma 2020) riteneva il migliore fra quelli presentati: “In otto minuti si raggiungono tutti i siti delle gare”.

E allora? “Diciamo che c’è stato un fraintendimento, che non ci siamo capiti bene”, ha poi precisato il navigato Pescante. Alemanno invece non ha rettificato né smentito: evidentemente per lui la questione olimpica resterà sempre “un’altra storia”.