Roma, Marco Borriello: “Belen Rodriguez, i gay, Saviano e i casalesi…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Novembre 2013 10:07 | Ultimo aggiornamento: 9 Novembre 2013 10:11
Roma, Marco Borriello: "Belen Rodriguez, i gay, Saviano e i casalesi...". Le dichiarazioni del bomber giallorosso (LaPresse)

Roma, Marco Borriello: “Belen Rodriguez, i gay, Saviano e i casalesi…”. Le dichiarazioni del bomber giallorosso (LaPresse)

ROMA – ‘La Gazzetta dello Sport’, in un articolo a firma di Chiara Zucchelli e Massimo Cecchini, ha intervistato Marco Borriello, attaccante della Roma.

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Borriello ha parlato di Belen Rodriguez, sua ex fiamma, dei gay, di Saviano e dei casalesi. Riportiamo parte delle sue dichiarazioni.

Visto che è uomo copertina e appassionato di moda, quando smetterà col calcio si vede in tv o in azienda?
«So che ho da anni un’immagine legata al gossip, ma è un luogo comune. E’ vero però che la moda mi piace, e sarebbe bello rappresentare il marchio di un’azienda all’estero».
La storia con Belen a chi ha fatto più comodo?
«A lei: io in quel periodo ero il centravanti della Nazionale, ma siamo rimasti in ottimi rapporti. Le ho fatto anche le congratulazioni per la nascita del figlio».
Se pensa alla squalifica per doping avuta nel 2006-07, non si vergogna un po’ per gli alibi «sessuali» che le furono dati da Belen (pomate vaginali)?
«Fu consigliata male ed esagerò con le interviste, ma non c’entrava niente. Quelle sostanze (metaboliti del cortisone, ndr) erano presenti solo in una pasticca per il mal di schiena che non ho mai preso. Ci crede che ancora non so cosa possa essere successo?».
Ha avuto più donne lei o Cassano?
«Lui ha detto 600-700, vero? Io invece poche, ma belle».
Quando ha fatto l’amore per la prima volta? E si ricorda con chi?
«Ho sviluppato tardi, diciamo 17-18 anni. E sul ricordo… Più o meno».
Prandelli ha detto che il mondo del calcio è pronto per l’outing degli omosessuali.
«Per noi calciatori non sarebbe un problema. Io poi ho anche alcuni amici gay. Ma non so come i tifosi la prenderebbero».
Lei ha detto che non ha mai conosciuto omosessuali nel calcio, ma di avere sospetti di bisessualità su qualcuno. Escludendo la Roma per farla vivere sereno, tra Milan, Juve e Genoa in quale squadra ne ha notati?
«In tutte e tre».
Voltiamo pagina: suo padre Vittorio nel 1993 fu ucciso dalla camorra. Com’è stata la sua infanzia?
«Non facile. Avevo 10 anni e mia madre è stata fondamentale per la crescita. Nel mio quartiere di Napoli, San Giovanni a Teduccio, c’è la più alta concentrazione di clan della città. Intendiamoci, non era una giungla, ma neppure Disneyland. Un bambino lì è costretto a essere sveglio per forza perché un anno lì ne vale dieci da un’altra parte. Il calcio, poi, mi ha aiutato a superare quella mancanza, però mi sarebbe piaciuto che mio padre avesse visto quello che sono riuscito a fare».
Si è detto però che fosse legato alla malavita.
«Mio padre era incensurato (processato e assolto, ndr)».
Ha mai avuto la curiosità di sapere perché è stato ucciso?
«Sì, ma l’ho saputo tanti anni dopo. Aveva prestato dei soldi a Pasquale Centore, ex sindaco di un paese del Casertano. Quest’uomo, legato al clan dei Casalesi, non glieli voleva restituire e in un raptus lo ha ammazzato».
Con queste premesse, come ha fatto a polemizzare con Roberto Saviano, accusandolo di speculare sulla camorra?
«Ho sbagliato, non lo rifarei. Solo dopo ho saputo quello che ha scritto e come è costretto a vivere. La sua è una goccia nel mare, ma ha avuto coraggio».
Lei è diventato il simbolo del calciatore che pensa solo alle donne e al lusso.
«E’ quello che pensano gli invidiosi».
Dai calciatori è difficile aspettarsi dichiarazioni su cose impegnative come la politica.
«E’ una questione di rapporti col pubblico. Io non ho mai votato, però sto cercando di capire chi si avvicina di più alle mie idee, anche se nessun partito le rispecchia».
Che sensazioni ha nel vedere Berlusconi condannato?
«Mi dispiace, lui ha fatto tanto per l’Italia».