Gli ultrà e lo strip di Genova: Preziosi, Figc, Coni e Cancellieri

Pubblicato il 23 Aprile 2012 - 12:22 OLTRE 6 MESI FA

ROMA – ”Ieri si è usato il buon senso perché non accadesse qualcosa di peggio, tiravano bombe carta in campo. Ho solo detto che se le maglie da dare ai tifosi sarebbero state sostituite da altre maglie, le avremmo regalate per far stare tutti tranquilli”. All’indomani della follia ultrà a Marassi, il presidente del Genoa, Enrico Preziosi, prova a spiegare, ai microfoni di Radio anch’io lo sport, il gesto dei giocatori che hanno consegnato le maglie ai facinorosi, nonostante le forze dell’ordine fossero contrarie.

Preziosi ha detto di non voler ”fare polemica” alla luce delle dichiarazioni di ieri del questore di Genova, Massimo Mazza, che aveva sottolineato ”la tempestività e l’equilibrio” dei responsabili delle forze dell’ordine nel gestire la situazione, dicendo però che ”i giocatori non avrebbero mai dovuto consegnare le maglie. Il mio vicario era in campo. E’ stata una decisione della società, resa col consenso del presidente Preziosi. Mai fare un gesto così”.

Il club aveva replicato con una nota dicendo ”di non aver fornito alcuna indicazione ai propri giocatori di togliersi le maglie di gioco”. Preziosi ora si scaglia contro i ”60-70 che non sono tifosi, ma assimilabili a delinquenti organizzati. Questi vanno in trasferta a difendere le maglie, salvo poi chiederle per umiliare i giocatori. Sono solo delinquenti organizzati. Non sono tifosi”.

”Non è solamente un fatto genovese ma nazionale, bisognerà sicuramente interrogarsi perché 60-70 persone riescono a prevaricare su 25mila che vogliono assistere a uno spettacolo. Sono facinorosi assimilabili a delinquenza organizzata che nulla ha nulla a che fare con lo sport: questa gente va colpita affinché non venga più allo stadio”. Il presidente del Genoa chiede provvedimenti pesanti contro gli ultrà che il 22 aprile hanno fatto irruzione al Ferraris durante la gara Genoa-Siena, chiedendo ai giocatori di consegnare loro le maglie.

”Questi vanno in trasferta a difendere le maglie salvo poi chiederle per umiliare i giocatori – Il problema è perché 60 persone riescono a entrare e rischiare di fare invasione di campo: sono tutti tifosi riconoscibili, non vogliamo più assistere a spettacoli di questo tipo. Non c’è la cultura dello sport, ma del tifo. Ci sono foto, si possono individuare, so di rischiare”.

Il patron del Genoa sta anche valutando se abbandonare il calcio. ”Ci si chiede se conviene continuare a investire in un mondo in cui ci sono queste persone – dice Preziosi – E’ evidente che ci senta così impotenti di fronte a un certo spettacolo e riesci a fatica a dire ai giocatori ‘andiamo avanti’ e ai tifosi buoni ‘ce la faremo’ perché lo spettacolo di ieri ha depresso gli animi. Devo riflettere se vale ancora la pena continuare. Laddove ci sarà una risposta, le mie idee cambieranno”.

Quanto alla probabile squalifica del campo in arrivo dal giudice sportivo, Preziosi ha ribadito che ”se questo è il clima noi preferiremo giocare in un altro stadio, dispiacendomi per quelli che hanno pagato l’abbonamento”.

REPLICA DI ABETE – Il presidente della Figc Giancarlo Abete ha detto: “Non è pensabile che il mondo del calcio ceda a un ricatto davanti a soggetti identificabili e sanzionabili. Il problema è che questi episodi vanno denunciati, non si può dire sono sempre gli stessi, altrimenti scatta un meccanismo omertoso che puo’ creare danni al mondo del calcio”.

Abete dopo i fatti di Genova chiede ai club di assumersi la responsabilità di fronte a certa parte della tifoseria: ”Vanno denunciati e perseguiti” dice a Radio anch’io lo sport. Abete è diretto con le società e esige, a chi ha ruoli di responsabilità nel calcio, di isolare la parte insana del tifo.

”Se c’è tolleranza o speranza che poi le cose non succedono non si puo’ rimanere stupiti – ha insistito il presidente federale -. Le società, i dirigenti hanno delle responsabilità e quando si hanno dei ruoli sia a livello dirigenziale che di professionisti ci si deve assumere la responsabilità. Non fa piacere avere contro una parte della tifoseria ma bisogna assumerse il rischio che i propri comportamenti non siano graditi”. Per Abete non basta dire che certe presenze all’interno delle tifoserie sono note: servono denunce e prese di distanze nette.

”Occorrono denunce molto piu’ forte e che non si pensi che le cose vanno a posto da sole – ha insistito il presidente della Figc -. Ieri si e’ vista una cosa inaccettabile, la resa davanti a una violenza. Si parla di cultura e di rispetto delle regole e di necessita’ che chi non le rispetta venga emarginato”. La consegna delle maglie agli ultrà da parte dei giocatori genoani è il gesto simbolo. ”Non va data vinta a questi delinquenti – aggiunge Abete – quella della consegna della maglie è una resa. La maglia si disonora non perdendo una partita perche’ si e’ piu’ deboli, ma quando si rinuncia a portarla e la si consegna alla critica e al dileggio davanti a soggetti che non meritano nulla e che peraltro sono facilmente identificabili. Non si capisce persche’ siano ancora in circolazione”.

”Sono fiducioso che vengano individuati uno per uno e abbiano il massimo della pena in base alle norme vigenti” sottolinea pero’ Abete che non vede analogie tra i fatti di Genova e quelli dell’Olimpico quando venne sospeso il derby di Roma con i tifosi padroni del campo. ”Allora scattò una psicosi collettiva con la convinzione profonda che ci fosse stato il morto – spiega Abete -, coinvolgendo una pluralità di persone. A Genova la situazione è collegata a un evento sportivo normale: si tratta di persone che hanno il gusto di esporsi e vogliono fare una provocazione: adesso porteranno lo scalpo delle maglie come la dimostrazione che loro sono stati più bravi degli altri”.

”Sappiamo chi sono e abbiamo tutte le testimonianze”, conclude. I fatti avvenuti durante la partita Genoa-Siena di ieri saranno esaminati d’urgenza venerdi’ dal consiglio federale della Figc. Lo ha annunciato nel corso della presentazione del progetto ‘Sport in tour’ dell’Us Acli il presidente della federcalcio Giancarlo Abete. Nel consiglio federale si parlera’ anche di tutela della salute.

REAZIONE DI BERETTA – ”Sarebbe molto importante dimostrare che chi si macchia di colpe del genere, sia chiamato a rispondere in maniera molto pesante e molto diretta. Intanto bisogna applicare con la massima severità tutte le norme esistenti. Non è sufficiente squalificare il campo, bisogna riuscire a fermare questi facinorosi che creano un danno al calcio, al Genoa e all’immagine di questo mondo”. E’ per la tolleranza zero il presidente della Lega Maurizio Beretta, parlando ai microfoni di Raisport, dopo i gravi fatti di Genova.

Sulla sospensione della partita Beretta sottolinea che ”spesso i responsabili dell’ordine pubblico sono chiamati a prendere decisioni veloci e difficili in pochi momenti. Non si può essere indulgenti con questi comportamenti. Dobbiamo renderci conto che rispetto a episodi di questo genere e ai loro protagonisti, serve dal punto di vista giuridico tolleranza zero”.

PETRUCCI DEL CONI – ”Siamo a un punto di non ritorno”. Il presidente del Coni, Gianni Petrucci, il giorno dopo i fatti di Genova torna su quello che si è visto a Marassi e lo fa in occasione dell’iniziativa ‘Sport in tour’ dell’Us Acli. ”Lo sport viene rovinato dagli esaltati e da certi presidenti di società, peraltro condannati che dettano l’etica”.