Frequenze all’asta: per i telefonini sì, per le tv no. L’opposizione: “Regalo a Mediaset”

Pubblicato il 30 Agosto 2011 9:15 | Ultimo aggiornamento: 30 Agosto 2011 10:21

ROMA – Per le frequenze dei telefonini si fa l’asta, per quelle televisive no. Secondo gli esponenti dell’opposizione il motivo è semplice: “Così Berlusconi regala le frequenze al figlio Pier Silvio (presidente del gruppo Mediaset)”. Lo sostengono Fabrizio Morri (capogruppo Pd in Commissione di Vigilanza), Carmelo Briguglio (deputato di Futuro e Libertà) e nei giorni scorsi lo avevano ricordato Susanna Camusso (segretario generale della Cgil) e Antonio Di Pietro (leader dell’Italia dei Valori). Invece, sottolineano, questo sarebbe per lo Stato un modo comodo per fare cassa in un momento in cui i conti statali languono: Di Pietro, ad esempio, aveva proposto che l’asta delle frequenze tv fosse inserita in manovra. La base d’asta per per la concessione delle frequenze per la telefonia mobile è fissata a 2,4 miliardi di euro, ma il Ministro dello Sviluppo Paolo Romani ha indicato in 3,1 miliardi la cifra attesa dal governo. Quelle televisive, invece, che valgono oltre un miliardo di euro, verranno di fatto regalate. La stima non proviene da Bersani o Di Pietro, ma la si può leggere sul Sole 24 Ore di martedì 30 agosto.

Le segnalazioni non sono arrivate in un periodo casuale, ma a ridosso dell’asta per le frequenze dei telefoni cellulari. La presentazione delle offerte è scaduta il 29 luglio: tra le società ammesse a fine luglio hanno presentato la propria offerta H3G, Telecom Italia, Vodafone e Wind. Linkem, che era stata ammessa, non ha quindi presentato l’offerta. Le buste saranno aperte il 30 agosto, l’asta vera e propria comincerà il 31.

Non è quindi della partita Linkem, la piccola azienda romana controllata dal fondo americano Ramius Capital Group, società di investimenti alternativi del gruppo Cowen guidato da Peter Cohen, ex membro del cda di Telecom Italia e Olivetti. Linkem, destando qualche sorpresa, aveva presentato la domanda per partecipare a un piccolo lotto di frequenze, ma alla fine ha deciso di non presentare l’offerta economica.

Le frequenze sono quelle derivanti dal passaggio delle tv al digitale terrestre e dal ministero della Difesa e sono preziose per gli operatori di telefonia mobile, alle prese con un sovraccarico della rete dovuto alla grande mole di trasmissione dati da parte di smartphone e chiavette. Proprio il momento congiunturale sfavorevole potrebbe non innescare una virtuosa (per le casse dello Stato) gara al rilancio. L’asta risulta poi “drogata” per il contenzioso con le televisioni locali che ancora occupano parte delle frequenze a 800 Mhz, e che per sloggiare chiedono molto di più dei 240 milioni di euro che propone il Governo. Il primo lotto degli 800 Mhz è il più importante.

L’apertura pubblica dei plichi avverrà alla presenza di rappresentanti degli offerenti e di un banditore. A quel punto bisognerà vedere se per i vari lotti messi a gara c’è’ solo un’offerta: in caso contrario, cioè se ci saranno più proposte, scatterà da subito la fase dei rilanci.

Quale che sia l’esito dell’apertura delle buste, le aziende, secondo quanto impone la Legge di stabilità che fissa a 2,4 miliardi l’incasso minimo, dovranno versare gli importi nelle casse dello Stato entro la fine di settembre. Non avranno però automaticamente accesso al bene acquisito, perché per le tv “sfrattate” ci sarà tempo fino al 31 dicembre 2012 per liberare le frequenze occupate: se non lo faranno, scatterà la liberazione coatta.