Masi intercettato con Bisignani: “Pippe”, “sborrone”… il campionario

di Warsamé Dini Casali
Pubblicato il 12 Ottobre 2011 14:04 | Ultimo aggiornamento: 12 Ottobre 2011 14:24

ROMA – Un capitolo parzialmente inedito sulle intercettazioni offre un ragguaglio importante sul tono delle conversazioni telefoniche tra l’ex direttore generale della Rai Mauro Masi e Luigi Bisignani, indicato dalla procura di Napoli come referente principale della cosiddetta loggia P4. Il testo delle telefonate è pubblicato sul Fatto Quotidiano. Il giornalista Malcolm Pagani ricorda che parte di quelle conversazioni era già noto perché ne esisteva un riassunto sommario dei contenuti, mentre alcuni brani non erano stati ancora trascritti e pubblicati dalla stampa. Molti dei fatti narrati sono oggetto di indagine: per il Fatto raccontano meglio di un trattato la “filologia del potere”. In ogni caso della presenza di eventuali reati si occuperà la magistratura, sulla opportunità o liceità di certi comportamenti, sarà invece la stessa opinione pubblica a formarsi un giudizio autonomo.

Qui interessa sottolineare una certa propensione all’insulto, un’inclinazione al turpiloquio più smaccato, da parte dell’ex alto dirigente pubblico allora in carica in quella che viene definita, forse con un eccesso di enfasi, la maggiore agenzia culturale italiana. Il nemico numero 1, il grande problema  di Masi era allora Michele Santoro, conduttore di Annozero e  visto come il fumo negli occhi da Berlusconi. Quando l’anchorman decide di rivolgersi all’arbitrato,  Mauro Masi sembra raggiante. “Ah… è l’ennesima che ha fatto. (…) Sono ‘na pippa. Le pippe di Santoro. E’ ‘na stronzata. Come lo sborrone, voleva rompere il culo a tutti, và all’arbitrato”: così esprime tutta la sua soddisfazione Masi con Bisignani che lo ascolta. La trascrizione è letterale, completa anche degli errori grammaticali dell’ufficiale giudiziario che materialmente l’ha redatta. A stonare di più, però, non è un accento in più o in meno. E’, in tutta evidenza, l’uso del linguaggio più scurrile per manifestare la propria incontenibile gioia, come dopo aver segnato un gol. Per i non avvezzi al colorito vernacolo romano, “‘na pippa” rimanda a un gesto di auto-erotismo che sottolinea un momento di estremo godimento.

Curioso, in un’altra intercettazione, l’accenno a pressioni congiunte (di Masi e Bisignani) sul direttore Ferruccio De Bortoli, per indurlo a inserire con particolare rilievo sulle pagine del Corriere della Sera, la notizia dei provvedimenti del direttore generale per mettere in sesto i conti della Rai. “Oh, gli ho tolto il 30% di spese di rappresentanza” si vantava Masi, ma poi due giorni dopo la telefonata, sul Corriere della Sera esce un articolo velenoso (“azienda allo sbando”) firmato da Aldo Grasso.

Nonostante l’alta considerazione di sé (non è un giudizio, si ricava dal tono delle conversazioni) Mauro Masi deve apprendere, da un colloquio telefonico intercettato fra Bisignani e il giornalista Cisnetto, che il suo nome non fa audience, non attira e per l’incontro estivo a Cortina, cui tiene particolarmente, deve essere accompagnato da un personaggio che tiri di più. Per esempio Giovanni Minoli, che poi effettivamente lo intervisterà sul palco di Cortina. Minoli, però, non ha in testa un’intervista, come si dice in gergo, “sdraiata”. E infatti verrà gratificato (altra intercettazione) dal Bisignani con un “bello stronzo”, corroborato da un “eh, vaffanculo” di assenso di Masi.

Una conclusione di tipo moralistico sarebbe fuori luogo, oltreché non richiesta. Sul valore della cultura ognuno ha la sua opinione ma vale la pena conoscere l’atteggiamento di Masi verso un particolare prodotto culturale, la prima del Rigoletto a Venezia: “Due balle micidiali” sentenzia l’ex dg. Che poco prima aveva sfogato la sua insofferenza affermando “se sento la parola cultura metto mano alla pistola”.  Speriamo almeno sapesse che stava citando Goebbels…