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Pino Insegno: “Aldo Grasso ha veramente rotto il ca***”. E lui lo querela

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Pino Insegno (Foto Ansa)

ROMA – Pino Insegno e Aldo Grasso ai ferri corti. Il comico romano e il critico televisivo continuano ad attaccarsi via media. Da ultimo è stato Insegno che, durante la trasmissione Voice Anatomy che conduce su Radio24, ha preso di mira Grasso per delle critiche che avrebbero riguardato anche la sua vita privata.

Nello sfogo radiofonico Insegno ha usato toni durissimi: “Il Dottor Aldo Grasso ha veramente rotto il ca*zo, ma in una maniera profonda”. Poco dopo, su Dagospia, lo stesso critico televisivo ha annunciato querela nei confronti del comico, spiega lo stesso sito di Roberto Dagostino, che ricorda tutti i precedenti della querelle tra i due.

Da ultima, la nota di Grasso:

Caro Dago,

non mi son mai occupato della trasmissione radiofonica di Pino Insegno. E questo basta a spiegare il grado di delirio del suo intervento. Comunque mi riservo di adire le vie legali.

Quindi lo sfogo radiofonico di Insegno: 

“Volevo iniziare rubando un minuto alla trasmissione, vorrei essere tanto Cruciani oggi per cominciare. So che replicare a una notizia significa darla due volte, però io sono scocciato. Il Dottor Aldo Grasso ha veramente rotto il ca*zo, ma in una maniera profonda. Profonda. Perché una critica va gestita e può essere costruttiva per il modo di portare avanti una trasmissione. Ma lui ora credo mi abbia preso di punta per un motivo di nascita, non so, forse perché sono della Lazio o perché sono nato a Roma. Non so il motivo per il quale lui perché sia sempre incattivito, anche rispetto a delle cose che hanno un clamore importante. Non è detto che se 12 milioni di persone ti danno un plauso tu abbia la ragione completa. Però va detto anche il contrario, perché le critiche che son state fatte alla mia vita da parte di questo signore son state sempre molto gratuite, senza un occhio di riguardo per vedere chi ero veramente, che cosa stavo costruendo, da dove era partita la mia carriera”.

E ancora, Insegno ha chiesto un confronto:

 

“Criticare questa trasmissione ci sta. Tutto ci può stare. E ci sono state anche delle critiche belle e costruttive da parte di persone che con me interloquiscono attraverso l’osmosi dei messaggi. Tutto ci sta ed è giusto affrontarlo per migliorare. Dare addosso a questa trasmissione è gratuito: esiste da tre stagioni, è l’unica nel suo genere, offre il ludico e una leggerezza calviniana, non superficiale. (…) Vorrei veramente un confronto. L’unica volta che l’ho incontrato ha abbassato lo sguardo e non mi ha neanche guardato in faccia. So, carissimo Aldo Grasso, che ogni tanto non li scrivi neanche te gli articoli. Addirittura una volta, dato che non hai soltanto tu delle talpe in studio, anche io ho ricevuto una critica su una mia trasmissione prima che uscisse quella trasmissione. Sono pronto ad affrontarti. Me devi dì veramente che t’ho fatto. Me lo devi dì. Forse sei rimasto male perché non hai raggiunto gli obiettivi che ti eri prefisso nella tua vita, magari volevi essere il direttore di Rai 1 o il direttore generale della Rai. Volevi giocà e segnare, invece t’è toccato fa’ l’arbitro. Invece devi scrivere chi ha segnato. E qualcuno ti sta pure sul cazzo perché segna e tu dici ‘non si meritava il goal’. Quello fai, Grasso. Quando vuoi, come vuoi, sia in radio che per strada. Oggi mi sento un po’ coatto e mi sto trattenendo. Ti posso dire mille cose che hai fatto e non erano giuste. Hai anche criticato un momento della mia vita importante, dicendo ‘ha fatto bene ad andarsene da casa’. Questo non te lo perdono: che c’entra sul giudizio televisivo un giudizio di vita familiare? Non ti piaccio, ti sto sul cavolo, sticaz*i: guarda altro, cambia canale. E soprattutto, prima di criticare una trasmissione come questa ca*zo, sentiti almeno dieci/venti puntate caz*o. Fallo. Sentile, parliamone e dimmi cosa c’è che non va (…)”.

Dagospia ricorda i precedenti delle liti tra i due. Come quando il 12 giugno del 2010 Grasso fu autore di una critica televisiva pubblicata dal Corriere.it dal titolo “Perché Pino Insegno?”, o quando, il 17 giugno 2011, pubblicò un articolo dal titolo “Pino Insegno, un mistero a Raiuno” in cui scriveva:

“Il direttore di Rai1 Mauro Mazza sarà ricordato come il benefattore di Pino Insegno, il suo artista preferito, un presentatore che, nell’ordine, precede Pupo, Emanuele Filiberto e qualche altro personaggio di cui mi sfugge il nome. Ormai non si contano più i programmi che Mazza ha affidato al comico romano, contribuendo non poco alla soluzione di un annoso dibattito: perché quelli di destra non sanno fare tv? (…) A Pino si devono alcuni infelici programmi come «Vieni avanti cretino» o «Insegnami a sognare». Eppure, da quando dirige la rete ammiraglia, Mazza ha puntato su di lui per la conduzione di «L’anno che verrà», «Me lo dicono tutti» e adesso di «Reazione a catena», il game-show estivo che sostituisce l’«Eredità» (Rai1, dal lunedì al venerdì, ore 18.50).

 

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