A raccontare comincia tu, Bonucci si commuove parlando della malattia del figlio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 maggio 2019 12:59 | Ultimo aggiornamento: 3 maggio 2019 12:59
A raccontare comincia tu, Bonucci si commuove parlando della malattia del figlio (foto Ansa)

A raccontare comincia tu, Bonucci si commuove parlando della malattia del figlio (foto Ansa)

ROMA – A “Raccontare comincia tu”, il programma condotto da Raffaella Carrà, Leonardo Bonucci e la moglie Martina Maccari si sono commossi parlando della malattia del figlio, il piccolo Matteo:

“Quando ne parlo – dice Martina – dico sempre che per noi è stato un dono. È strano da sentire, ma ci ha aperto gli occhi su quello che non ci saremmo mai aspettati”.

“Eravamo in vacanza – racconta ancora la moglie di Bonucci – Matteo aveva 2 anni. Mai pensavamo di dover affrontare una cosa simile, che nostro figlio fosse in pericolo di vita. Abbiamo fatto un controllo e ci hanno detto che non si poteva aspettare, doveva operarsi subito”.

“Prima di entrare in sala operatoria ricordano – ha fatto il verso del leone”.

“A quel punto – racconta Bonucci – non sei padrone della situazione, sei in mano al destino. Io sono convinto che la storia nostra sia già scritta. Un giorno ho preso il suo pupazzetto, quello che stava sempre accanto a lui e mi sono messo seduto. Ho detto: Se hai deciso così fai quello che devi fare, l’importante è che la cosa sia meno dolorosa possibile”.

Per fortuna ora la malattia di Matteo è un ricordo: Matteo ha sviluppato un bel carattere, è un leone. Sa quello che è successo e pur non essendo viziato, a volte sa che può fare leva sulla cosa”.

“La lite con Allegri? Noi venivamo dall’esperienza di Matteo – spiega Bonucci – è stato un anno intenso e ho vissuto delle cose contro di me. Sentivo che mancava qualcosa. Poi col passare del tempo ho capito che in quel momento la mia lucidità non era al 100%. L’anno al Milan mi ha fatto crescere, ma ho avuto la fortuna di potere tornare e sono felicissimo”.

“Gli insulti? A offendermi erano soprattutto ragazzini di 12-14 anni, questo mi è dispiaciuto. Se basta un trasferimento per far accadere una cosa così, non oso immaginare ciò che può succedere ai nostri figli fuori”.