Gli scontri a Torino e il nodo del fermo preventivo, Meloni chiede unità alle opposizioni. Sarà difficile... (Fonte Ansa) - Blitz Quotidiano
Tutto potrebbe finire a tarallucci e vino, vale dire si grida, si vuole giustizia, si parla di unanimità di giudizio, poi tutto finisce in una bolla di sapone. Le forze politiche si dividono, il litigio continua e ognuno rimane sulle proprie posizioni. Insomma, i fatti di Torino non ci hanno insegnato nulla se non il solito teatrino del sì e del no che non fa capire niente a chi a metà marzo dovrà andare a votare per il referendum.
Si parla di una stretta collaborazione istituzionale, La Meloni e la Schlein si parlano al telefono, paiono d’accordo, il Paese tira un sospiro di sollievo perché forse il sostantivo tranquillità torni a far sperare milioni di italiani. Tutto svanisce in meno di ventiquattro ore: nascono i primi dubbi, le prime perplessità, i primi distinguo. La premier spera che si possa arrivare a trovare un filo comune. Il Pd tentenna, come sempre la voce non è unanime, anzi è il contrario. La segretaria dei dem si sfila e attende che la situazione migliori. Forse è così, ma forse fa finta, perché quando Gianni Cuperlo, l’ideologo di via del Nazareno, sostiene che la manovra del governo è una trappola Elly non apre bocca, come a voler dire: “Prima di pronunciarmi voglio vederci chiaro”. Dei cespugli (o presunti tali) Giuseppe Conte parla senza peli sulla lingua: pensa che si possa trovare un giudizio unanime, ma alle condizioni a cui i 5Stelle non rinunciano. Insomma, siamo punto e da capo.
A sinistra-sinistra non si fa nemmeno un piccolo passo indietro. L’onorevole in prima fila nel corteo (meglio non fare il suo nome) si dice pronto a tornare in piazza perché la libertà non può essere messa in gioco. Quale libertà? Quella che vuole usare i manganelli contro le forze dell’ordine, che pensa che i disordini di Torino siano stati colpa della polizia che non ha saputo prevenire lo scontro?
Matteo Renzi, imprevedibilmente tace, usa la furbizia, attende tempi migliori, Carlo Calenda si serve dello stesso metodo anche se non può inorridire guardando le immagini in tv. Si parla di infiltrati che hanno approfittato di una “manifestazione pacifica” per portare lo scompiglio. Non si spiega però per quale misterioso motivo molti abbiano accettato di sfilare pur sapendo che il corteo sarebbe finito male. Una organizzazione perfetta degli oltranzisti (o terroristi) che in mattinata, anche prima, avevano fatto girare un manuale per difendersi dai lacrimogeni e dagli idranti.
Si possono definire complici coloro i quali hanno aderito al corteo marciando con cartelli e striscioni? Forse è un sostantivo che qualcuno respinge, ma in futuro dovrebbe ben guardarsi dal seguire questo filone. Giorgia Meloni va a trovare in ospedale l’agente preso a calci e a martellate dai teppisti e sul ritorno del poliziotto a casa dopo le cure si insinua una satira completante fuori posto. “Si è ripreso talmente in fretta dall’incidente che la Juventus pensa di acquistarlo per farlo giocare la prossima settimana”. “Chi parla di infiltrati?”, tuona certa sinistra-sinistra. “Noi abbiano scelto lo scontro e i risultati sono positivi, non si possono negare”.
L’ironia diventa oltremodo offensiva quando si scrive su un giornale che guarda solo da una parte che il martello con cui è stato colpito Alessandro Calista era soltanto “un martelletto” con cui si “poteva spaccare la testa alla vittima”, rispondono i ben pensanti. La domanda che ci si dovrebbe porre è una e una soltanto: esiste l’emergenza? Il Paese deve aver timore di quanto sta accadendo? Se sì, la risposta è una e una soltanto. Bisogna rompere questa insidia, gli italiani non sopportano più le marce finte che hanno tutt’altri scopi. Se qualcuno si è reso responsabile di quanto si è visto nelle immagini televisive non può rimanere in libertà, deve rispondere davanti ai giudici che si è macchiato di un tentato omicidio e non di semplici lesioni. Altrimenti in un futuro assai vicino, dovremmo riscrivere le stesse cose di oggi. Proprio alla vigilia di un voto assai importante su cui ci dovremo pronunciare tutti. Vogliamo per una volta renderci conto che siamo ad un passo da una situazione che desidera spazzare via quella libertà che abbiamo guadagnato dopo non pochi sacrifici?
