(Foto Ansa)
Il più antico Ideale di vita dei giovani nella Storia dell’umanità è stato lo sport. Sotto le apparenze dell’atletica, gli antichi Greci trovavano la Religione nella salute, nella bellezza e nella forza. Non dobbiamo pensare agli elleni come a studiosi amanti dell’arte e sprofondati nella morale, ma piuttosto al tipico europeo o americano che elegge ad idolo gli atleti favoriti.
Alessandro Magno considerava Olimpia la capitale del mondo greco e pensava che “Non esiste maggior gloria di quella conquistata con le proprie mani e piedi”. I giochi con la palla erano molteplici e popolari. Antigone, nel IV Secolo A.C. descriveva così l’azione di un campione: “Quando si fu impossessato della palla si divertì a passarla a un altro giocatore eludendo un avversario; abilmente la tolse a un altro e, con alte grida, la lanciò a un compagno. Un passaggio lungo all’esterno, oltre l’avversario, poi un passaggio a breve…”. Non vi sembra di assistere alle prodezze di Pelè o Maradona? Anche gli Dei contribuivano al successo degli eroi-campioni e delle squadre.
Del resto, ho avuto la prova scientifica che il Genoa si è salvato almeno due volte dalla serie B grazie all’intervento miracoloso della Madonna della Guardia. Il salto in lungo veniva praticato tenendo dei pesi nelle mani e partendo da posizione eretta: si ha notizia di un record di cinque metri di distanza, certo più ragguardevole di quello di Mike Powel di 8,95 mt, che gareggiava a mani vuote.
I pugili si allenavano con palloni sospesi all’altezza delle spalle e riempiti di semi di fichi e di sabbia. Milone di Crotone sviluppava la muscolatura sollevando ogni giorno in aria un vitellino sino a che era divenuto un toro. Esattamente come il boxeur immaginario Rocky Balboa, che si allenava sollevando cataste di legname. I moderni “palestrati” che usano le macchine, sono un malinconico surrogato della civiltà tecnologica.
Le irregolarità erano rare. Sappiamo che un certo Eapolis aveva corrotto i pugili che dovevano lottare contro di lui, ma le penalità e il disonore erano tali da scoraggiare chiunque.
Quando le attività dei cinque giorni olimpici erano terminate, i vincitori ricevevano premi. Ciascuno si legava una benda di lana attorno alla fronte e su di essa i giudici ponevano una corona di ulivo selvatico, mentre un araldo annunciava il nome e la città del vincitore. Questa corona era il solo premio concesso, tuttavia era il privilegio più ambito nell’intera Grecia. Questa mitica esaltazione dello sport, come fonte di onore imperituro, di Valori e Ideali che uniscono le generazioni, dev’essere accolta con le dovute riserve.
Durante il millennio di supremazia religiosa della Chiesa, il valore aggregante dello sport passò in seconda linea: la generosità e la carità divennero le virtù principali. Tutta la struttura sociale si basava sulla fedeltà del singolo verso il proprio superiore, del servo verso il nobile, del nobile verso il re, del re verso l’imperatore e dell’imperatore verso Dio.
In nome di quei Valori si sono combattute e si combattono tuttora in Iran e in Medio Oriente, terribili guerre di religione ed etniche. Non si capisce come gli ayatollah possano imporre i loro dogmi, dopo che la scienza ha ridotto la terra a un punto in mezzo alle stelle.
Il vero progresso etico dell’umanità è stato quello di liberare l’uomo dal giogo delle fedi, della schiavitù e del servaggio, introducendo il giusto compenso economico per il lavoro.
L’antico ideale di fedeltà, insieme con le altre virtù della cavalleria, non erano sufficienti per i bisogni dell’economia. Gli affari sono basati sul contratto, non sul rango: conseguentemente lo sviluppo del commercio portò in prima linea le virtù del mantenimento della parola data, dell’onestà e dell’integrità in genere.
Le violente reazioni della comunità al “cambiamento delle regole a metà gioco”, ad ogni cosa che possa apparire abrogazione del contratto, a una politica fiscale governativa che sembri violare il “patto”, ad ogni intervento amministrativo di emergenza che subentri alla legge, sono almeno in parte spiegabili con i principi morali che regolano il mondo degli affari. È stato il distacco da questi principi ad affievolire i Valori economici fondanti delle società moderne. Bisogna ricordare ai giovani che l’ideale di vita del greco antico, era quello di “poter godere di ricchezze, guadagnate senza frode”.
Per quanto concerne il calcolo cosciente e razionale, non v’è alcun male a dire che gli imprenditori siano guidati dal movente del profitto: la sete di guadagno tanto spesso imputata agli americani che mettono tutto il proprio onore “nel far denaro”, non è meno giustificata di ogni altro scopo per il quale si lavora.
Secondo voi se in questi giorni di crisi energetica, qualche mediatore internazionale pagasse una tangente a un emiro per avere il via libera a forniture di gas e petrolio, sarebbe un delinquente comune o un salvatore della patria? In campo politico il concetto di onore si è molto attenuato.
Esiste un solo popolo che pone l’onore al centro dei Valori aggreganti: il Giappone.
Per giustificare la rinuncia all’esercito, le Costituzioni italiana e tedesca si limitano ad una frase “notarile”: il “ripudio della guerra”, che vale solo per le Nazioni rese vassalle dagli “Alleati”.
I giapponesi, nel preambolo alla loro Costituzione sentono il dovere di giustificare al singolo cittadino le ragioni del disarmo, l’estremo affronto verso la loro dignità collettiva: “Noi sosteniamo che nessun popolo è responsabile soltanto verso sé stesso, ma che, al contrario, le leggi della moralità politica sono universali. Per questi alti principi e scopi, noi popolo giapponese, impegniamo il nostro onore nazionale, la nostra decisa volontà e tutte le nostre 3 risorse”.
Un “onore nazionale” che non ha più senso nell’epoca di Trump e Putin, come affermano compatti i partiti di quel popolo fiero. Il fattore morale universale che unifica lo sport, l’economia e il mondo dell’arte, è il premio al migliore, cioè la selezione dei geni presenti nella società.
La genialità ha una caratteristica: non si trasmette per via ereditaria. La natura sparge il seme del genio umano senza distinzioni di razza o di stabilità politica. Sotto la dittatura fascista, in Italia nascevano geni come Marconi o Fermi e artisti come Mario Sironi, Achille Funi, Renato Guttuso e Giorgio de Chirico. Scrittori come Gabriele D’Annunzio, Ezra Pound e Giuseppe Ungaretti mostrarono simpatie fasciste. Benedetto Croce e Carlo Levi riuscivano a produrre opere in contrasto con il regime.
Dopo la Liberazione la creatività degli italiani si è attenuata: per ogni artista sono venuti fuori mille critici d’arte.
La letteratura e il cinema hanno espresso cantori della Resistenza come un tempo c’erano gli aedi del fascismo. La forma primitiva di arte è stata la colorazione artificiale del corpo e i giovani di oggi sono ritornati all’epoca delle caverne. Noi identifichiamo l’arte con il Rinascimento, ma oggi un quadro di Sesshiu è per un collezionista giapponese ciò che un Leonardo è per un europeo. L’architettura funzionale e la perfezione meccanica possono produrre una bellezza in cui la scienza rivaleggia con l’arte.
La bellezza diventa economicamente vantaggiosa, e il disegno industriale entra a far parte delle arti e delle cose che rendono più bella la vita.
Nel mondo del calcio la vittoria della nostra Nazionale per 4 a 3 sulla Germania ai Mondiali del 1970 era stata salutata come valore unificante del nostro popolo di migranti in Germania. Sono ormai 15 anni che la Nazionale italiana non ha più geni e viene eliminata da squadrette di seconda serie.
L’unica possibilità di recuperare il declino è quella di dare la cittadinanza italiana “immediata” a tutti i “geni” africani e sudamericani che abbiamo importato nei club, come ha fatto la Francia. Sarà una Nazionale di importazione ma il mondo non se ne accorgerà.
Gli organismi che gestiscono l’area degli interessi mercantili dello sport, dalla parte delle istituzioni e dal versante delle imprese, hanno assunto un ruolo essenziale nel mantenimento degli equilibri sociali. Tuttavia, questa funzione aggregante si affievolisce se i giochi vengono truccati, con la conseguenza che l’attività sportiva perde ogni utilità sociale.
Lo scandalo italiano del calcioscommesse del 2011, aveva evidenziato casi di associazione a delinquere finalizzati alla truffa e alla frode sportiva.
Possiamo concludere che il progresso degli italiani si deve a Valori fondanti positivi e negativi che hanno radici lontane ma costituiscono i tanti aspetti dello sport, dell’arte, della scienza e dell’economia che hanno contribuito a formare il nostro popolo che gode tuttora di grande considerazione nel mondo. Non bisogna dissacrare questi Valori insegnando ai giovani il disprezzo per il passato come strumento di aggregazione politica.
Un imbecille che si professa antifascista dopo un secolo, e chiede voti agli elettori per i meriti della Resistenza, divide il paese anziché unirlo, semina slogan antistorici ai danni delle nuove generazioni. Il nostro popolo riuscirà a trovare un’identità quando verrà fuori un leader capace di liberarci dalle formazioni politiche che stanno in piedi sfruttando valori divisivi, che sono una comoda rendita di posizione priva di contenuti. Ve lo dice un italiano di sinistra come me, il cui padre è stato una vittima del fascismo.
